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    30 aprile 2017
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Arrivederci, professore

Un altro pilastro della cultura sarda contemporanea se n'è andato. Dopo la scomparsa di Pinuccio Sciola, quella di Giulio Angioni, antropologo rigoroso di fama internazionale e fine scrittore, romanziere e poeta. Un'altra grave perdita, e non vuole essere retorico sottolinearlo.

Angioni è stato fra gli iniziatori della cosiddetta nuova “primavera letteraria sarda”. Un precursore, un punto di riferimento per chi, dopo di lui, ha deciso di abbracciare la scrittura ed è entrato a far parte della comunità letteraria dell'Isola, e non solo.

Circa due anni fa, fu ospite di una puntata di “Raggi X – Ritratti in trasparenza di artisti e intellettuali sardi”, un programma in onda su Radio X curato da chi ora scrive e vuole ricordare forse più l'uomo che l'intellettuale, riproponendo quel "faccia a faccia". Dove Angioni ripercorse le tappe principali della sua carriera letteraria, parlando dei suoi saggi, dei suoi romanzi e regalando agli ascoltatori la lettura di una sua poesia in sardo-campidanese.   

Rimane nell'autore di queste poche righe - che ha avuto la fortuna e il piacere di conoscerlo, e di condividere con lui, seppure per poco tempo, troppo poco, qualche occasione di confronto (su una passione comune come la poesia, per esempio) - il ricordo di una persona di grandi profondità e cultura, pronta a schivare le luci dei riflettori - non gli interessavano proprio - e a guardare invece, con nobile semplicità, all'essenza delle cose e della vita. Rimane il ricordo della sua grande mitezza. E naturale generosità.
Quando uscì nel 2015 il suo ultimo romanzo "Sulla faccia della terra" (ambientato nella Cagliari postgiudicale, stretta sotto il dominio dei Pisani, in un isolotto dello stagno di "Santa Igia" - capitale distrutta - trova rifugio una comunità multietnica, dove convivono, pacifici e solidali, cristiani e musulmani, ebrei e bizantini, uniti in una grande avventura collettiva. Un auspicio, un messaggio forte, quasi un testamento), Giulio Angioni chiese a chi scrive l'indirizzo di casa e inviò alcune copie del libro. Una è custodita gelosamente. "Le altre mi fa piacere fartele avere, regalale a chi vuoi". E' stato fatto, professore, anche chi non ti conosceva ha avuto modo di leggerlo quel bellissimo libro. (Massimiliano Messina


Ascolta l’intervista

 

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30-04-2017
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