Questo sito utilizza i cookie, anche di terze parti: cliccando su 'Chiudi' o proseguendo nella navigazione acconsenti all'utilizzo dei cookie. Per maggiori informazioni o per negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta l'informativa.

[CHIUDI]

SpettacoloSardegna | Registrati | Pubblicità | Contattaci | Newsletter

    15 luglio 2019
Home >
Login
User

Password
Recupera password 
 

RUBRICHE

 



Inanellar parole

“Altro non so / che inanellare / parole / una poi l’altra / in fila / canticchiando in blues”. Sono i versi di una poesia di Sergio Atzeni, apparsa per la prima volta nel 1995 nella rivista “La grotta della vipera”, ora nella raccolta “Versus”, pubblicata da Il Maestrale. Atzeni e la musica, Atzeni e la sua lingua letteraria, “Sergio Atzeni e l’arte di inanellare parole”, come recita il titolo del volume curato da Sylvie Cocco, Valeria Pala, Pierpaolo Argiolas (ricercatori universitari in Letteratura comparata),  edito da Aipsa nella collana Portales, arricchito dalle immagini del regista Giovanni Coda. Il libro raccoglie i contributi e gli interventi degli studiosi che parteciparono al convegno dedicato allo scrittore cagliaritano nell’ottobre del 2005, nella sua città, a 10 anni dalla morte: “Un cantastorie in blues. Atzeni dieci anni dopo”. La presentazione a Cagliari, alla Cineteca Sarda, coordinata da Piero Mura, studioso di letteratura italiana contemporanea, con gli autori e con Rossana Copez, scrittrice e, dettaglio non da poco, compagna d vita di Atzeni.

Il titolo del volume nasce in realtà dalla riflessione che in quell’occasione fece Giovanna Cerina, docente universitaria di Semiotica e finissima studiosa di letteratura, scomparsa nel 2009. Una sorta di introduzione, collocata in modo volutamente distinto rispetto agli altri contributi. Perché è una summa dei temi atzeniani, ricca di spunti stimolanti, un intervento “molto affettuoso nei confronti di Atzeni”, ha spiegato Valeria Pala, “che riesce a dare la vera cifra della sua scrittura”. Che si può riassumere in una sola parola, “dialogicità”: l’interazione fra le differenze, politiche e culturali, fra periferia e centro, fra i concetti di nazione, letteratura e identità.

La capacità di inanellare parole, “cioè sceglierle, metterle insieme, ordinarle, fino a farne un gioiello”, disse la Cerina. Saper giocare con le parole, italiane, sarde, straniere, sperimentare, “fino a inventare lingue”. Ecco, la vocazione alla sperimentazione di Atzeni. L’attitudine a mettere in dialogo le diverse discipline artistiche, soprattutto giocando con la musica. L’esempio di “Bellas Mariposas”: il suo inanellar parole fra rock, blues, jazz, rap, tradizione musicale sarda. Il suo inanellare microstorie, che diventano storie. E il rapporto nelle sue opere fra oralità e scrittura: “Omero dei nostri giorni”, lo definì la Cerina, aedo di una Sardegna “mitica”, che in Atzeni “si configura come una terra di ombre e di luci”.

Pierpaolo Argiolas è entrato in medias res: tre le sezioni nel libro, più una. “Letture”, quella più prettamente letteraria, curata da Sylvie Cocco, indaga in Atzeni – solo per citare alcuni esempi, perché i contributi nel volume sono molti e tutti qualificati - il rapporto fra cronaca, storia e invenzione (Giulio Ferroni, critico e storico della letteratura) o gli elementi di grottesco, l’ironia e umorismo nella sua scrittura (Ramona Onnis, ricercatrice universitaria). In “Lingue”, a cura di Valeria Pala, si affrontano il tema della traduzione delle opere, in particolare in francese,  e gli aspetti linguistici: per esempio, la stilizzazione del parlato cagliaritano in “Bellas Mariposas” (Cristina Lavinio, docente di Linguistica nella facoltà cagliaritana di Studi Umanistci) oppure la sardità “postcoloniale” e la scrttura orale in “Passavamo sulla terra leggeri” (Margherita Marras, docente di Lingua e cultura italiana all’Università di Avignone). La terza sezione, “Linguaggi”, curata da Argiolas, mette nella giusta luce le trasposizioni cinematografiche, da “Il figlio di Bakunin”, del 1997, di Gianfranco Cabiddu, e da “Bellas Mariposas”, del 2012 , di Salvatore Mereu. Proprio Cabiddu in un suo intervento parla di Atzeni fra cinema e musica. Ed Enrico Pau, regista, racconta la storia di una sceneggiatura mai nata, quella, rischiosa, per “Bellas Mariposas”. Ultima parte, “Testimonianze”, fra le altre anche quella di Massimo Zedda, sindaco di Cagliari: Atzeni e il suo impegno politico.

Rossana Copez ha ricordato “la gioia con cui intervennero” i relatori del convegno del 2005, consapevoli di trovare una chiave di lettura nuova dell’opera dello scrittore cagliaritano. “Le analisi contenute oggi nel volume sono ancora valide – ha sottolineato -  e l’interesse verso Sergio in questi dieci anni è decuplicato”. La Copez - dopo aver tratteggiato l’Atzeni sperimentatore a tutto campo, musica (scriveva sulle note di Mingus, Keith Jarrett o Miles Davis), teatro, fumetto, cinema - parlò in quel convegno di un inedito atzeniano: un testo teatrale, che però “ha poco di teatrale”, ha più un andamento narrativo. “Per me – ha detto la scrittrice durante la presentazione – quel testo è una spina nel fianco. C’è poca sceneggiatura ma è bellissimo”. L’intento era quello di realizzare un radiodramma per la Rai. Ci ha messo mano con Marco Gagliardo e Corrado Gai, due pezzi importanti della storia del teatro in Sardegna, che oggi non ci sono più. Ma nulla è successo. L’impianto: due narratori, un luogo non luogo, il paese di “Chissadove”, senza memoria, senza tempo. E la figura centrale di Sigismondo Arquer, intellettuale e moralizzatore della Cagliari spagnola del XVI secolo, che finì al rogo sotto l’Inquisizione. Tutto è rimasto chiuso nell’involucro gelosamente custodito dalla Copez. No, chissà, prima o poi, forse: quel testo vedrà mai la luce? Non lo ha rivelato neanche a distanza di dieci anni dalla prima volta in cui ne parlò.

La presentazione cagliaritana del libro è stata impreziosita dalla proiezione di alcuni “corti” dedicati ad Atzeni (il regista Daniele Atzeni ha in uscita prossima un documentario su di lui, “Madre Acqua”): il lavoro di Francesco Casu, tratto dalla mostra multimediale “Abitare il libro”, e “Sergio Atzeni scrittore” di Peter Marcias. Antonello Zanda, direttore della Cineteca sarda, insieme a quei nove minuti ha montato anche due brevi estratti di “Il figlio di Bakunin” e “Bellas Mariposas”. E nel corto di Casu, mentre scorrono le immagini di una Cagliari notturna in bianco e nero, risuonano musica e  parole “rappate”: “Altro non so / che inanellare / parole / una poi l’altra / in fila / canticchiando in blues”. Tutto torna.

 

                                                                                       Massimiliano Messina

 


 
Copyright © Spettacolosardegna 2000 - 2019 P.IVA 02577870922  Reg. Trib. di Cagliari n. 10/13 del 22.08.2013   note legali   pubblicità
Credits
15-07-2019
http://www.sardegnaspettacolo.it/index.php?nodo=rubriche&id=72