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    15 luglio 2019
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Colorpietra e le sue Variazioni

 Due artisti in mostra, contemporaneamente, all’Exmà di Cagliari, due le generazioni a confronto, due le poetiche, ma una la ricerca estetica che li contraddistingue: la materia come tema fondante delle loro opere. Antonello Ottonello, una delle personalità più importanti dell’arte contemporanea in Sardegna, con “Colorpietra”, e Marcello Simeone, che unisce arte visiva e musica, con  “Variazioni”. Fino al 12 aprile le esposizioni dialogheranno fra loro, differenti, ma non così lontane: Colorpietra e le sue Variazioni.

Ottonello, nella Sala delle Volte, porta a compimento la ricerca più che ventennale dedicata al mondo minerario, che lo ha accompagnato fin da “Ingurtosu”, mostra del 1993. Ingurtosu, Buggerru, territori che lo hanno sempre affascinato, da cui ha attinto materiali - carbone, minerali, pietre - e suggestioni, che ha saputo tradurre in opere di grande forza espressiva, evocanti la Natura come protagonista assoluta. Negli anni, la sua ricerca estetica e la sensibilità verso il rispetto per l’ambiente lo hanno portato a utilizzare colori naturali, piante, sabbia, polveri, scarti di miniera, la juta, le spine d’acacia horrida. Amore per la materia testimoniato dalle molte significative mostre: le Valigie e le Camicie, quelle al Teatro Lirico di Cagliari, la personale in cui ha omaggiato l’attrazione fatale per il cinema e Fellini, il recente, felice, incontro con la scrittrice Milena Agus in “Aspettarsi”. E in “Colorpietra” ancora composizioni astratte, che seguono la sua poetica materica. Ottonello riesce a dare alle opere volume e colore solo con pietre e sabbia: mosaici di scisto che concludono paesaggi e poi ocra, grigi, marroni, rossi, il nero carbone del Sulcis Iglesiente. Diversi i formati, rettangolari, quadrati, circolari, “tondi” contemporanei che esprimono la concretezza e la poesia della materia. Emergono figure a braccia aperte, mezze lune, un Cristo crocifisso, scisto di colore verde che rapisce l’occhio. In un “tondo”, diviso a metà da scisto rosso, sabbie chiare e scure, lo yin e lo yang, il nero della notte e il bianco del giorno, la luce. 

“Dai materiali (…) nascono le composizioni, simili a concrezioni accuratamente disposte e modulate, con un’anima organica”, scrive Simona Campus, curatrice delle due mostre, nella presentazione. E accuratamente disposta al centro dello spazio espositivo è una serie di opere che Ottonello ha voluto adagiare, immerse, nell’acqua, per attirare la rifrazione della luce ed esaltare la mutazione naturale dei colori, senza infingimenti.

Inclinazione chiara verso la ricerca materica ha anche Marcello Simeone. Diplomato in pianoforte (per anni ha insegnato musica nelle scuole), in “Variazioni”, ispirandosi a quelle Goldberg di Bach, l’artista gioca, nella luce fioca della Sala della Terrazza, con la sinestesia tra arte visiva e musica: gli impulsi che arrivano dalle note di quel monumento musicale bachiano, grazie a un software appositamente progettato dall’interactive designer Giulio Lai, illuminano le sue opere. Dove la lana - filo conduttore dell’arte di Simeone, che sposa così tradizione artigianale sarda e contemporaneità - si incontra e intreccia con altri elementi, la gomma dei copertoni di bicicletta, cerniere lampo, oggetti metallici (rotelle dentate). E con i colori dei vetri di Murano, che evocano, non a caso, i tasti del pianoforte. Simeone fa interagire le sue opere con lo spazio che occupano (è l’ideatore del progetto “Occupy w.c.”, che, in polemica con una certa concezione elitaria della cultura, porta l’arte nei bagni pubblici). E nella luminosità della Sala della Torretta dell’Exmà porta altre “Variazioni”, in cui il vetro protagonista è ora quello di superfici specchianti. “Sugli specchi i riflessi sono potenzialmente infiniti  – scrive Simona Campus nella sua nota critica – e niente più delle armonie di Bach risponde all’anelito d’infinito nascosto in ognuno di noi”.

 

                                                                                       Massimiliano Messina

 

 


 
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