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    15 luglio 2019
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Ricordando Rosabianca...

Se n’è andata in silenzio, all’improvviso, quasi sommessamente, Rosabianca Cadeddu Rombi. Lei che amava la parola poetica (aveva una dizione perfetta), le sue pause, i suoi silenzi, animatrice culturale entusiasta, colta e competente. Chi scrive le è stato amico, è stato toccato dalla sua amicizia, con lei ha condiviso la passione per la poesia e gli anni di impegno civile. E la vuole ricordare pubblicando un articolo scritto per il giornale “Sardegna Quotidiano”. Frutto di una chiacchierata amichevole, una mattina di sole nel maggio di due anni fa, nel salotto della sua casa cagliaritana. Ecco, sul filo della memoria: Rosabianca che parla, si racconta, viaggiando su e giù per i “sacri” territori della poesia. Che la terrà sempre e comunque viva…

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“It’est sa poesia? Est sa lontana / bell’immagine bida e non toccada / unu vanu disizu, una mirada, / unu ragiu ‘e sole a sa fentana…”. Che cosa è la poesia, si chiedeva Antioco Casula, Montanaru, uno dei poeti più importanti in lingua sarda. C’è un filo, della memoria e della poesia, che lega Montanaru, Maria Lai e Marisa Sannia nei ricordi di Rosabianca Rombi, promotrice appassionata, e instancabile, di poesia, anima dell’Endas (Ente nazionale d’azione sociale), per anni organizzatrice a Cagliari de “I territori della poesia”. In uno dei tanti incontri fu protagonista Maria Lai, “Il viaggio e il ritorno”: “Andai a conoscerla a Roma, dove abitava ancora”, racconta la Rombi. “Era in piena forma, mi colpì la sua passione per l’arte, la bellezza, la poesia. Parlò per quasi due ore, io stavo lì, ad ascoltare”. Da quell’incontro nacque il progetto di collaborazione con Marisa Sannia, amica dell’artista ogliastrina, che incise un cd con le poesie da lei musicate di Montanaru. “It’est sa poesia?” “…Sa oghe de su entu e de su mare”, verso dal quale la cantante rubò il titolo per il suo lavoro.

Rosabianca Rombi, fili di memoria e poesia. Origini guspinesi, cagliaritana d’adozione, bambina, ha abitato in un paesino del basso Veneto, San Pietro Polesine: “E proprio lì, appena ho imparato a leggere, ho cominciato a recitare poesie in chiesa per tutte le feste comandate”. Passione antica, quindi. Che l’ha portata, alla fine degli anni ’80, a dedicare eventi importanti a Leopardi e D’Annunzio, e poi a intraprendere i sentieri dei “Territori della poesia”. “Abbiamo portato a Cagliari il meglio della poesia italiana contemporanea. Il primo fu Elio Pecora, nell’aprile del ‘91”. “In un tempo di subbugli, di mutamenti, la poesia ci giunge ancora come parola sicura, necessaria, che ripete e ricrea l’essere, che ne esprime le segrete energie, le innumerevoli domande, le interminabili attese”: parole che scorrono in una brochure conservata dalla Rombi, insieme ai nomi di Maria Luisa Spaziani, Amelia Rosselli, Valentino Zeichen, Milo De Angelis, Maurizio Cucchi. Poi fu il tempo di Dario Bellezza, Giovanni Giudici, Franco Loi, Luciano Erba, Biancamaria Frabotta. E di Mario Luzi, una delle voci più alte della poesia italiana del’900. “Arrivò a Cagliari che aveva appena compiuto ottant’anni (è scomparso, novantenne, nel 2005, ndr). Ricordo la sua parlata fiorentina. Quando andai a prenderlo in aeroporto lodò il mio italiano, senza inflessioni”. Gli incontri erano ospitati nell’aula magna del corpo aggiunto della Facoltà di Lettere, “spesso stracolma”: “I territori della poesia” si avvalevano della collaborazione con il dipartimento di Filologia e Letterature Moderne dell’Università”. Da alcuni anni, sempre insieme all’Ateneo cagliaritano, e con la collaborazione degli attori del Teatro Stabile della Sardegna, il percorso prosegue con “Fili e poesia”.

Appuntamenti con gli autori e “ogni anno dedichiamo una lettura alla Bibbia”. Dopo il libro di Giobbe e Il Cantico dei Cantici, prossimo appuntamento il Libro di Rut (il 30 maggio, alle 18, al Thotel). Un rammarico però ce l’ha, Rosabianca Rombi: non avere avuto come ospite Alda Merini. Eppure ce l’aveva quasi fatta: “Era tutto organizzato, c’era una grande attesa. L’incontro era previsto per il pomeriggio. Le telefonai la mattina, pensavo fosse in aeroporto, e invece lei era a casa sua, a Milano. Mi rispose: signora, non posso venire a Cagliari, perché sono dovuta andare a pagare la bolletta della luce”. Era così la poetessa dei Navigli, unica e imprevedibile, anche nel regalare, d’improvviso, la sua assenza.


                                                                                      Massimiliano Messina

 


 
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15-07-2019
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