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    16 ottobre 2019
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Le terre ricamate di Marco Pili

 “Terre” e non tele, le opere di Marco Pili, artista con radici, e studio, a Nurachi, molto vicino al Sinis, allievo di Antonio Amore, suo mentore. Stralci di territori e ambienti che ben conosce, porzioni di vita vissuta, “terre” di terra, con i loro colori, che sanno di penisola, di Tharros, di stagno, di mare, di Montiferru, di piante e canne palustri, di acqua. Perché Pili attraversa la materia e la utilizza, con tecniche diverse: il pane carasau, i fanghi, le argille, la sabbia, le stoffe. Ora pizzi e ricami. Non con i fili tramati dall’abilità delle donne di casa d’una volta, ma di terra e di sabbia, motivi geometrici, precisi, filtrati attraverso il setaccio dell’arte di Pili, che con essi costruisce, fra tradizione e modernità, paesaggi, percorsi del “suo” Sinis e dell’anima. Le sue opere nella hall dell’hotel Italia, a Cagliari, per una mostra organizzata con il contributo di Paolo Sirena, direttore del Museo Sa Corona Arrubia, e curata da Rita Grauso: insolita ma riuscita location.

Crea i colori, tinte naturali, Pili. Giallo, ocra, beige, marrone, blu, azzurro e ruggine, verde. Macina la materia, è la sua poetica. Seguendo l’itinerario dei suoi lavori ci si imbatte nelle trame intriganti di “Paesaggio in verde”, che colpisce e coinvolge, evoca i motivi dei tappeti dell’arte tessile sarda, oppure i centrotavola e i centrini, a ricordarci filati che abbiamo visto o vediamo nelle nostre case, opere che assumono, quindi, un sapore quasi familiare. Immersi nelle campiture di colore, quei motivi diventano anche “Arazzi terrosi” o “Corpetti vanitosi”, raffinatezza in “Trame traslate”. Poi, “Falasco notturno”, il blu viola del mare, che rapisce l’occhio. C’è la luce dei suoi luoghi nelle tele/”terre” dell’artista oristanese, che ha esposto ed espone nell’Isola e fuori. Arte informale, la sua (si inserisce nel solco tracciato da maestri sardi, del passato e del presente), astratta, ma che ha la concretezza della terra, pittura materica, da toccare, che spesso però ritrova la leggerezza dell’acqua. “La ricerca di Pili si apre verso nuovi orizzonti di lavoro, prendendo in considerazione materiali ogni volta diversi, tutti tramutati dalla qualità e realizzazione pittorica. Trasforma la luce - scrive Rita Grauso nella presentazione della mostra - e i colori del mondo reale, riuscendo a filtrarli secondo la sua sensibilità estetica, per mezzo della tecnica della stesura a spatola, I'uso delle mani, I'argilla cruda e tenera che attraverso un trattamento di depurazione e raffinatura fanno percepire un effetto tridimensionale”.

Il motivo del ricamo e del pizzo, del filo e dell’ordito ritorna, continuo, nell’esposizione cagliaritana, in un connubio fra antico e contemporaneo. Fra il rosso ruggine profondo, il nero, i chiari della sabbia - in molte opere predominano il beige e il marrone - e il verde acqua. Colori che appartengono alla nostra terra, che Pili, pittore che incarna sardità e mediterraneità, piene, sa succhiare, con capacità percettiva non comune, dalla materia “di casa”.  

 

                                                                                        Massimiliano Messina

 

 

 

 


 
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16-10-2019
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