SpettacoloSardegna | Registrati | Pubblicità | Contattaci | Newsletter

 ITA | SAR    19 aprile 2014
Home > Arte e cultura > Manifestazioni > Eventi >Il Cristo doloroso di Foiso Fois
Login
User

Password
Recupera password 
 

Eventi

 

Il Cristo doloroso di Foiso Fois




Chi avesse l’opportunità di entrare per la prima volta, nella Parrocchia di San Pio X a Cagliari, verrebbe subito colpito (forse negativamente): in un’atmosfera grigia e in un ambiente architettonicamente spoglio, un gigantesco dipinto “incombe” letteralmente su tutti , più atterriti che ammirati al cospetto di un Crocifisso (questo, appunto, raffigura il dipinto) ben lontano da quello che l’iconografia religiosa, tramandataci nei secoli, ci aveva abituato ad amare.

Qui il Crocifisso, opera del pittore Foiso Fois e a lui commissionata dall’allora parroco Mons. Ottavio Cauli, è rappresentato da un Uomo muscoloso, nel pieno del suo vigore atletico che ha in se le dimensioni del trascendente ma è in netto contrasto col Cristo doloroso da sempre raffigurato secondo gli schemi tradizionali della bellezza umana: corpo bello, efebico, languente, che giace sulla Croce.



La mano sinistra chiusa in un pugno ed illividita a rappresentare verosimilmente, la morte, la mano destra bianca e nell’atto di benedire ad indicare la resurrezione, le braccia aperte e in una posizione tale da rendere superflua la raffigurazione della Croce. Questo e poco altro la modesta cultura artistica che la maggior parte di noi ostenta, non ci permette di decifrare e la scarsa preparazione teologica di decodificare; meglio rifugiarsi nella nostra profana sensibilità per ammirare, del dipinto, i grandi spazi che l’artista evidentemente predilige, la temperata incisività dei suoi colori cui è affidato il compito di rendere reale e vitale il soggetto raffigurato, di incidere profondamente nell’animo, quasi in una mirabile sinfonia che affascina ed eleva.



Del dipinto poco altro, in sostanza, si riesce a decifrare nel tentativo di coglierne il significato, palese o nascosto, attraverso la sintesi di quegli elementi che le hanno consentito di essere utilizzato in un contesto cristiano per esprimere determinate verità di fede. Si rimane, pertanto, con un dubbio: è stato il dato teologico ad ispirare e condizionare l’immagine o, per quanto paradossale possa sembrare, è stata l’immagine stessa ad approfondirne il senso? Quali altri simboli, oltre quei pochi già decifrati, significavano verità come quelle teologiche che, per definizione, trascendono le possibilità conoscitive ed espressive dell’uomo? Si era, in definitiva, curiosi di approfondire e interpretare il messaggio teologico-spirituale di questo “Crocifisso doloroso” ancor oggi polemicamente discusso.



A questo nostro bisogno di conoscenza e di fede hanno brillantemente risposto due appassionate studiose, le Dottoresse Marcella Serreli e Maria Francesca Porcella, dei Servizi Educativi del Museo e del Territorio che, in un’interessantissima conferenza tenutasi nella stessa Chiesa di San Pio X, custode del dipinto, ci hanno illuminato sul percorso artistico del pittore impegnato a coniugare autorevoli riferimenti alla tradizione del Crocifisso Doloroso, con significative innovazioni iconografiche.



Dalle illuminanti parole della Dottoressa Maria Francesca Porcella abbiamo avuto conferma delle nostre percezioni circa la posizione del Cristo e delle sue braccia, dell’assenza della Croce, del diverso colore e posizione delle mani, ma abbiamo avuto degna risposta a molti altri perché:



- La mancanza di elementi di contorno dà valore assoluto all’evento.



- Il suo corpo voluminoso è la rappresentazione dell’uomo in tutto il suo vigore e ad onta di ciò, si sottomette agli uomini per libero amore.



- La sua nudità accentua la verità dell’incarnazione e l’offerta di tutto se stesso.



- Gli occhi chiusi sono il segno del dolore interiorizzato e giunto al suo massimo grado ma segnano anche l’atteggiamento interiore di preghiera con cui Cristo vive quest’esperienza.



- Con la bocca spalancata in un urlo di dolore, Egli lancia un messaggio al Padre perché soccorra la sua solitudine.



- Il chiodo infisso sul Suo piede destro indica la morte ed il sinistro, libero, la Resurrezione.



Si potrebbe continuare a lungo nell’elenco dei simboli che la Dottoressa Maria Francesca Porcella ci ha piacevolmente decifrato ma il discorso potrebbe diventare pesante; meglio tradurre il messaggio che l’artista ha voluto trasmetterci con quest’immagine che non isola un singolo momento della vita di Gesù ma rimanda simbolicamente al senso della sua intera esistenza: è nato per morire e, morendo, ha dato la vita per il mondo.



La conferenza commemorativa così brillantemente condotta dalla Dottoressa Porcella aveva avuto il prologo non meno importante della Dottoressa Marcella Serreli che ha tracciato il “percorso artistico” del pittore con eloquente competenza. Inizia dalle tiepide visioni dei paesaggi prealpini del Piemonte (dove aveva vissuto, studiato ed insegnato), ai gentili contenuti mazzi di fiori ed ai patetismi riservati ai ritratti, tutte, insomma, le tematiche pittoriche ed i livelli d’espressività realizzati nella sua stagione più fervida ed ingenua dove, tuttavia,erano già percepibili i segnali premonitori di quanto accadrà più tardi.



Non si conoscono le frequentazioni dell’artista, i suoi rapporti più importanti con gli ambienti del rinnovamento né i tempi concitati intorno alla fine della guerra, dentro i quali va posta la decisiva scelta di tendenza e le linee di articolazione del suo repertorio cromatico e figurativo in genere ma un certo peso deve avere esercitato il suo rientro in Sardegna ancora legata alla tradizione accademica e figurativa di altri cantori della sardità come Figari e Delitala.



Foiso Fois vi irrompe subito con una freschezza che riversa sui ritratti, sui paesaggi, sulle composizioni floreali, mai concepite, queste ultime, come “nature morte”. Lo studio della figura umana è affrontato con il gusto per i contrasti cromatici, il volume è ottenuto con poche gradazioni di colore, il ritratto con poche linee essenziali mentre al solo colore è affidato il compito di rendere reale e vitale il soggetto raffigurato.



Numerose opere, frutto di questo suo originale pensiero, Foiso Fois la lasciato a futura memoria, degne della massima attenzione, ma una su tutte: il Cristo Doloroso di San Pio X dove la duplicità della natura, mortale e divina, trova una rappresentazione unica.



Sparisce la Croce ma restano i segni della sofferenza, della tortura; sparisce la traccia storica della folla compiangente e resta “l’Uomo” nella sua tragica solitudine ed in ascesa all’infinito, tra un mare ed un cielo innaturali ed animati.



In presenza di un messaggio tanto forte quanto poco scontato, il pittore ci lascia smarriti ma anche emozionati di fronte a questo altro segno dello spirito di grandezza che informa il suo discorso artistico come il suo modello umano





26-02-2008
 
Copyright © Spettacolosardegna 2000 - 2014 P.IVA 02577870922  Reg. Trib. di Cagliari n. 10/13 del 22.08.2013   note legali   pubblicità
Credits
19-04-2014
http://www.sardegnaspettacolo.it/index.php?nodo=ql&id_sezione=42&id=248