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    17 ottobre 2018
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#3 GEOGRAFIE UMANE

Sguardi sul mondo attuale

L’EXMA - Exhbiting and Moving Arts ha inaugurato la nuova stagione espositiva con la terza tappa del programma SGUARDI SUL MONDO ATTUALE, dedicato alla grande arte contemporanea internazionale, che mette in mostra le opere appartenenti o nella disponibilità della collezione di Antonio Manca, con base in Sardegna, aperta verso il mondo.
Nato all’interno della rete di partnership promossa dal Consorzio Camù, curato da Simona Campus, direttrice artistica dell’EXMA, in collaborazione con lo stesso collezionista, e concepito come un viaggio nella contemporaneità artistica, il programma espositivo ha preso avvio nel 2016 con la mostra EASTERN EYES, indagando i temi legati ai cambiamenti politici e sociali del continente asiatico negli ultimi decenni; nel 2017 è proseguito con AMERICAS, un’esposizione impegnata, che parlando di Americhe al plurale ha riaffermato il valore dell’incontro e delle contaminazioni tra culture.

Il titolo SGUARDI SUL MONDO ATTUALE richiama un’antologia di saggi scritti da Paul Valéry negli anni tra le due guerre, sull’orlo della catastrofe del secondo conflitto mondiale; saggi nei quali il poeta definisce il Mediterraneo «un dispositivo … per produrre civiltà» e coglie il modificarsi, già all’epoca, di concetti quali «storia», «politica», «libertà», «progresso», «Europa», concetti che oggi più che mai ci riguardano direttamente.


LA MOSTRA

All'Europa – investita da trasformazioni storiche di enorme portata – rivolge lo sguardo questo terzo appuntamento, che chiude il ciclo; sguardo che assume una specifica prospettiva, rivendicando e riaffermando la centralità delle persone, degli esseri umani. L’essere umano nelle sue infinite sfaccettature è, infatti, il cuore della collezione di Antonio Manca: un cuore che parla di resilienza, della possibilità di difendere l’intelligenza creativa contro la dittatura dell’economia e l’omologazione del pensiero. Lungo il percorso, nelle connessioni tra le opere, si profila la personalità del collezionista, la specificità delle sue scelte, che scaturiscono dalla conoscenza del sistema del contemporaneo, dalla frequentazione di fiere e gallerie, ma soprattutto dalle esperienze e dalle relazioni con gli artisti, coltivate assiduamente, in tutti i continenti.

#3 GEOGRAFIE UMANE, visitabile fino al 20 maggio, non definisce confini, affronta piuttosto una situazione artistica fluida, in virtù della quale le sperimentazioni del presente intercettano le radici della cultura occidentale, trasformano l’eredità del Vecchio Continente e ridiscutono il concetto di identità, delineando scenari futuri. Gli artisti, le linee di ricerca, le opere selezionate s’interrogano sul senso dell’esistere nel pianeta globale, sulla percezione - individuale e collettiva - del sé, sul rapporto con la realtà e con la natura, secondo le molteplici possibilità di contatto che ci legano indissolubilmente gli uni agli altri.

Tra le riflessioni fondamentali dell’esposizione, ricorre il tema del corpo come strumento artistico e di rivendicazione socio-politica, a partire da Self-hybridation africaine di Orlan (pseudonimo di Mireille Suzanne Francette Porte, Francia, 1947), opera datata al 2003, che decostruisce l’idea di una bellezza classica, ideale, facendo del volto modificato (i lineamenti del viso dell'artista sono ibridati con maschere tradizionali precolombiane e africane) un luogo di dibattito e mescolanza di storie. Il tema si ritrova centrale anche in Hermann Nitsch (Austria, 1938), massimo esponente dell'Azionismo viennese, autore di opere fortemente provocatorie, spesso controverse; in Franko B (pseudonimo di Franco Bosisio, Milano, 1960), che annichilisce le costrizioni imposte dalla società, violando ogni limite tra privato e pubblico; in Odinea Pamici (Trieste, 1951) interprete dei valori del femminismo e di una sensibilità espressiva legata alle questioni di genere.

Si approfondiscono alcuni temi già altrimenti affrontati in EASTERN EYES e AMERICAS, legati alla sessualità, al fragile equilibrio tra l’essere e l’apparire, alle restrizioni sociali che minano la libertà degli individui. Daniele Buetti (Svizzera, 1955), riferendosi alla comunicazione dei mass media e della pubblicità, rende manifesta la fragilità delle apparenze, le distanze, soprattutto emotive, che dividono le pagine patinate e lucenti da una realtà fatta di ansie e insicurezze. Non v’è dubbio che i mass media influenzino in maniera determinante la costruzione delle nostre biografie individuali e l’idea del mondo che ci circonda: come Buetti, s’interroga in proposito anche Erwin Olaf (Paesi Bassi, 1959), le cui immagini sono formalmente perfette, ma nei dettagli lasciano trapelare quanto si cela dietro alle maschere sociali, prendendo di mira convenzioni e tabù borghesi. La raffinatezza formale contraddistingue anche le immagini di Matteo Basilé (Roma, 1974), per il quale l’indagine sulla natura umana passa per la conciliazione di elementi opposti, di una tradizione iconografica che guarda a Caravaggio, al barocco e alla contemporaneità, sintesi di Est e Ovest. L'opera di Urs Lüthi (Svizzera, 1947) riflette le ambivalenze legate al riconoscimento del sé. In un lavoro su carta, parte di un’originale declinazione del libro d’artista, Emanuele Magri (1949) affronta il discorso sul corpo e sull’identità attraverso la ritualità del vestire legata all’arte, astraendone forme impresse su fotoceramiche tombali.

Ampio spazio viene riservato alla fotografia, anche come documentazione di performance, in contrappunto con numerosi altri linguaggi, dalle installazioni alla pittura, a sottolineare la contaminazione tra i differenti codici espressivi, prerogativa propria del contemporaneo. Molti gli artisti in mostra che lavorano sulle mescolanze, tecniche e concettuali, come valore: da Panamarenko (pseudonimo di Henri Van Herwegen, Belgio, 1940), a Tilman Hornig (Germania, 1979), Franck Scurti (Francia, 1965) e Robert Gligorov (Macedonia, 1959), che vive a Milano e ha collaborato in maniera assidua con la band dei Bluevertigo, rappresentato da due lavori, tra i quali lo spettacolare New Order (2009), emblema dell’ambiguità potenziale di ogni immagine. Sull’ambiguità dell’immagine e le modalità di percezione si sofferma anche Lamberto Teotino (Napoli, 1974): chirurgiche, asettiche, le fotografie digitali di omicidioumano (2002-2005) mettono in scena una favola cerebrale, ambientata in interni che potrebbero essere domestici e sono invece la scena di un crimine che ci riguarda tutti.

Altrettanto fondamentali le connessioni che l’arte intraprende con gli altri ambiti del sapere umano, primo tra tutti la filosofia. Così in Joseph Beuys (Germania, 1921-1986), artista tra i più rappresentativi di tutto il Novecento a livello mondiale, fautore di una concezione totale e totalizzante dell’arte, che implica teorizzazioni di filosofia sociale e partecipazione politica, intorno al potere trasformativo della natura e la necessità della sua difesa. Dalle suggestioni offerte da Beuys, si sviluppa, lungo il percorso espositivo, una linea che indaga il rapporto tra uomo e natura e comprende un disegno dello studio Lucy+Jorge Orta, parte del progetto Antartic Village No Borders, vera e propria spedizione in Antartide, con l’installazione di cinquanta abitazioni a forma di cupola, costruite con le bandiere degli stati, per richiamare l’attenzione sull’ambiente e sugli spostamenti dei popoli.

La passione per i grandi maestri si accompagna, nella collezione Manca, alla volontà di promuovere e sostenere i talenti delle più giovani generazioni; ne derivano, in mostra, preziosi dialoghi intergenerazionali, oltre che interculturali: l’importanza del patrimonio paesaggistico  emerge negli scatti di grandi nomi della fotografia italiana del XX secolo, Franco Fontana (Modena, 1933), Luigi Ghirri (Fellegara, 1943 - Roncocesi, 1992), Mario Giacomelli  (Senigallia, 1925-2000), ma viene anche rimarcato nell’installazione Castanea, lavoro recente (2013) di Tamara Repetto (Genova, 1973), che dal microcosmo dei castagni del Piemonte apre a contenuti universali sull’intreccio tra natura, tecnologia e società. Intreccia invece le istanze della sound art e dell’arte cinetica e programmatica la ricerca di Roberto Pugliese (Napoli, 1982): il suono, la musica e il visivo, unendosi, danno origine a opere plastiche, grazie alle quali il visitatore viene coinvolto in un’esperienza multisensoriale, dinamica, capace di abitare lo spazio in maniera sinestetica.

Ancora sul fronte installativo, di Francis Naranjo (Spagna, 1961) – che ha proposto qualche anno fa un progetto intitolato “Europa, un continente triste”, riferendosi alla necessità di separarsi definitivamente dai retaggi storici del colonialismo e dai vincoli dell’economia – viene esposta  Iluminaciones urbanas, cui fa riscontro, sul versante fotografico, la città osservata secondo punti vista inaspettati e lirici da Yannis Bournias (Grecia, 1971), fondatore della rivista “NOMAS”, spirito nomade, ma profondamente legato alla sua città natale, Atene.

Alla riflessione, infine, fuori da ogni stereotipo, sull’identità contemporanea, si lega la scelta di proporre una sezione specificamente riservata alla Sardegna, ma di una Sardegna del tutto anticonvenzionale: come una mostra nella mostra, vengono presentate le opere appartenenti alla collezione Manca di Paolo Navale (1954), figura artistica di prim’ordine, autore del Manifesto dell’estetica surrazionale; nuorese con origini napoletane, viaggiatore tenace, Navale ha vissuto e lavorato tra Italia, Francia e Inghilterra, mettendo in relazione una spiccata vocazione cosmopolita con un rigoroso pensiero intorno alle proprie radici.


Opere d’arte e libri

Parte fondamentale del progetto sono i libri relativi agli artisti e alle opere in mostra, che allestiti anch’essi lungo il percorso espositivo, possono essere consultati dai visitatori, costituendo una ulteriore e preziosa opportunità di approfondimento.




12-04-2018
 


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17-10-2018
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