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    21 agosto 2017
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"Abluzionidoro"

La mostra di Roberto Ziranu

Quando il confine fra alto artigianato e arte diventa labilissimo fino a scomparire, lasciando spazio solo al libero gioco della creatività, fra capacità artistiche indiscusse, tradizione e linee che si aprono al design contemporaneo. E' quello che si vede nella mostra dello scultore Roberto Ziranu “Abluzionidoro, ospitata a Cagliari nelle sale del Ghetto, organizzata dal Consorzio Camù e curata da Flaminia Fanari (su progetto di Paolo Sirena, direttore della Fondazione Meta di Alghero).

Il protagonista dell'esposizione  è originario di Orani. E' lì, nel paese che ha dato i natali a Costantino Nivola, che Ziranu apre la sua prima bottega artigiana all’età di diciannove anni, quando, dopo un lungo apprendistato, il padre Silverio lo ritiene pronto a correre da solo. Si muove nel solco della secolare tradizione fabbrile di famiglia, ma, immaginando ulteriori tracciati espressivi, sviluppa moderne radici e un diverso ritmo di forgiatura, con battiture sempre più consapevoli, guidate da ampi spazi di libertà creativa. Nella nuova fucina artistica, trasferita a Nuoro nel 2003, il martello risuona sicuro nel ferro e, con la forza del calore, arriva a sciogliere i dissidi del tradÄ•re, nei suoi significati di “tramandare” e “tradire” quella stessa tradizione familiare, alla ricerca di un’identità personale proiettata verso l’arte e il design.

Scrive Flaminia Fanari nella sua presentazione: "L’esigenza artistica di Ziranu matura gradualmente, dettata dalla necessità di riappropriarsi dell’amor di sé, che J.J. Rousseau considera come valore positivo, perché mira alla soddisfazione dei veri bisogni personali e porta alla felicità. Disegnando un bozzetto per la realizzazione di un piatto, Ziranu intravede nel cerchio una prima forma di donna: misurandosi con la scomposizione del cerchio lungo gli assi ortogonali, ottiene poi delle sezioni modulari, semicerchi o triangolazioni, che diventano modelli di originali figurazioni, Donne, Coppie, Vele, vivificate dalla curvatura del ferro sagomato. Le donne che ritrae sono quelle sarde d’altri tempi, non dissimili da quelle che si incontrano ancora in qualche paese non solo sardo, non solo di area mediterranea; sono accomunate dai “costumi”, i valori culturali che portano sulle spalle, dalle vesti e dai voluminosi profili dello scialle avvolto dal lutto brunito di nero.

Dall’elaborazione mentale della zappa, il concept alla base del ciclo Origini, affiora l’immagine primordiale della Dea Madre, che si collega idealmente a quella di Nivola, Tziu Costantinu, “il primo ad Orani ad essere riuscito”, dice Ziranu, “a guardare lontano: la sua eredità rimane custodita nel cuore di ciascun oranese”. Nella simbolica zappa del nonno, prototipo tecnico che storicizza quello mentale, basta il solo “occhio” dello strumento per definire il volto della Dea, che ritorna come principio vitale nei volti di donna incorniciati da su muccadore (il fazzoletto tradizionale sardo) o dal velo musulmano. La zappa, strumento simbolo del lavoro contadino, sancisce anche nel presente quel legame indissolubile tra figli e Madre Terra, cui alludono i lacci in raso e cuoio di Corpetti e Gambali.

Se, in un primo momento, Ziranu lascia alla brunitura la resa cromatica della materia forgiata a mano, per esternare “l’animo” che dà forma al ferro, nel laboratorio nuorese raggiunge nuovi orizzonti espressivi che fanno emergere “l’anima” del ferro attraverso il valore emozionale del colore. Dopo aver tagliato la lamiera, segnata da incisioni espressive come rughe, Ziranu ne sfrutta le potenzialità intrinseche con la personale tecnica fiamma su lastra, che “toglie” materia esfoliando sottilmente. Dai ripetuti bagni di fiamma liquida, la fisionomia del ferro scaturisce purificata come da un rito cultuale di acqua e fuoco, con effetti pittorici iridescenti (che danno tridimensionalità all'opera, ndr), cangianti dall’oro al blu. Queste abluzionidoro si cristallizzano nelle finiture opache e lucide delle collezioni Origini, Riflessi di luce, con piatti e dinamici quadri in ferro, e Vele.
La Vela è forse il simbolo che riassume meglio l’esperienza di Roberto Ziranu: il suo volo planare, al confine tra mare e cielo, è il viaggio che ciascuno di noi può intraprendere per la realizzazione di sé stesso se riesce a diventare homo faber, artefice della propria vita".

La mostra è visitabile fino al 10 settembre, dal martedì alla domenica dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 20.


Roberto Ziranu
nasce nel 1969 ad Orani, dove apre la prima bottega artigiana all’età di diciannove anni, forte di una tradizione fabbrile di famiglia iniziata nella seconda metà dell’Ottocento. Nel 2003 si trasferisce a Nuoro: nella nuova fucina, pur continuando il suo lavoro artigianale, inizia la fase di sperimentazione artistica nata da personali esigenze espressive e coniuga la perizia tecnica e le conoscenze nell’ambito della lavorazione del ferro con la tecnica originale della fiamma su lastra, che libera i colori del ferro attraverso il fuoco. Dagli anni novanta, ha ricevuto premi e riconoscimenti e diversi articoli e pubblicazioni parlano delle sue opere. Sono numerose le sue partecipazioni a mostre, eventi e manifestazioni di carattere artigianale e artistico.




12-08-2017
 


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