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    20 ottobre 2017
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Nuovo look per i Musei Civici

A Cagliari


Le pareti di un caldo colore grigio tortora, le luci soffuse, l'impressione di entrare in un museo che ha acquisito un segno di maggiore contemporaneità: si presenta così, con un look totalmente rinnovato, la nuova sala Ciusa nella Galleria Comunale d'Arte di Cagliari, con La madre dell'ucciso del maestro scultore nuorese che domina sullo sfondo e pare ancora più dolente, le altre opere collocate in un percorso che guadagna in razionalità rispetto al passato, riuscendo a valorizzarle sotto una nuova luce.

Ecco, la Galleria Comunale d’Arte si presenta al pubblico rinnovata nell'allestimento Collezioni di un “Secolo breve”. Il nostro Novecento. Dal 1933 al 1999, infatti, il Museo Civico ha raccolto, nei tre nuclei  Collezione Sarda, Collezione Contemporanea e Collezione Ingrao, le testimonianze d'arte di un secolo “breve”, secondo  la definizione di Eric H. Hobsbawm, segnato da conflitti e contrapposizioni fra sistemi economici e politici.

Sono i capolavori di Giacomo Balla e di Umberto Boccioni (Il ritratto di Ines), preludio all’avanguardia futurista, esposti nella sala dedicata al Divisionismo e al successivo Futurismo che introducono e dialogano con le sculture di Ciusa, riunite nella sala dedicata.
Poi, le sperimentazioni accolte da Ugo Ugo fra il 1968 e il 1974 fanno irruzione nella sala centrale del piano primo, evocando la forza che ebbero i movimenti artistici del secondo Novecento sulla compostezza delle espressioni d’arte figurativa, ampiamente testimoniata dalla Collezione Ingrao.
L'allestimento propone una lettura unica, nella quale convive una grande varietà di stili, in cui tutti compongono e conferiscono un senso dialettico al Novecento, parte di una narrazione omogenea, pur nelle differenze, del secolo breve.

E' questo il modo con cui la neodirettrice dei Musei Civici Paola Mura ha voluto imprimere la sua impronta subitanea sulle istituzioni museali comunali: mettere in dialogo costante e sistematico le tre collezioni, con pannelli esplicativi in italiano e inglese, per rendere anche autonoma la visita.


Ciusa in Galleria, l'artista più rappresentativo della collezione sarda, gli altri maestri isolani al Palazzo di Città. Che, seguendo l'opera di restyling, non solo estetica ma anche concettuale, della Mura, ha riaperto anch'esso al pubblico con una veste rinnovata, nella quale il museo, che si affaccia sul quartiere di Castello, accoglie Paesaggio e identità. Storie di luoghi, di donne e di uomini, titolo che si articola in due mostre: la prima presenta il tema attraverso le opere de Gli artisti della Collezione Civica Sarda. Un'attenta selezione di opere dal corpus principale della collezione permanente, che spazia lungo il Novecento rimandando a un'idea e a una “auto” rappresentazione dell'Isola da parte dei suoi artisti. La mostra procede a ritroso nel tempo, a partire dall'opera di Maria Lai Come Daphne (1999), per la prima volta esposta al pubblico nell'atrio del museo, così da essere liberamente fruibile a tutti.

Paesaggio e Identità sono quindi declinati e approfonditi nelle radici della loro rappresentazione, attraverso le opere di Foiso Fois (con La mattanza e l'Autoritratto), Hoder Claro Grassi (la cui opera, Cagliari 1945, inquieta, fra realtà e surrealtà, si para al visitatore lungo le scale che portano al sottopiano), Aligi Sassu (Lo sciopero), e Ubaldo Badas, Giuseppe Biasi, Pietro Antonio Manca, Stanis Dessy, Melkiorre Melis, Costantino Nivola.

Alla sala più antica del Palazzo, nel secondo sottopiano, allestita nella semioscurità, è riservata l'alta spiritualità di due capolavori: il Cristo ligneo di Pinuccio Sciola scolpito con energici colpi d'ascia dei quali conserva intatta la forza primigenia del tronco curvato, quasi uno spasmo di dolore che omaggia i Prigioni michelangioleschi e l'universalità del loro messaggio; a quest'opera del maestro di San Sperate si aggiungerà La Pietà di Francesco Ciusa (ancora in Galleria), gesso preparatorio alla realizzazione di un monumento funebre sassarese, che sintetizza la capacità straordinaria del maestro di rappresentare dolore e pietà negli anni della Seconda Guerra Mondiale; l'opera, restaurata a metà degli anni '90, venne rinvenuta nelle grotte retrostanti i Giardini Pubblici di Cagliari.

L'esposizione è arricchita dall'accostamento fra i nostri artisti e i grandi reporter dell'agenzia Magnum, presenti in mostra con le loro immagini di Sardegna, scattate fra gli anni '50 e '60 del Novecento. Henri Cartier-Bresson, David Seymour, Werner Bischof, Leonard Freed, Ferdinando Scianna, che immortalarono l’Isola nel momento del delicato passaggio da una cultura tradizionale alla cosiddetta “modernità”. Paesaggio e identità. Storie di luoghi, di donne e di uomini. I grandi fotografi della Magnum in Sardegna è stata inaugurata lo scorso 21 luglio.


www.museicivicicagliari.it 

 




16-10-2017
 


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