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    31 ottobre 2020
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Due nuove mostre al MAN

DNA Dal Novecento ad oggi.

È severamente vietato dare da mangiare ai coccodrilli:

la collezione del MAN dialoga con Josephine Sassu

18 gennaio – 15 aprile 2008


Josephine Sassu ha la capacità di innescare immaginari fantastici innalzando vegetazioni multiformi, efflorescenze tropicali, foreste

esotiche dalle quali balzano fuori belve feroci, autoritratti sotto forma di animali aggressivo-erotici e organismi unicellulari. C’è

nelle sue opere tutta l’attrazione per il mostruoso e l’indefinibile, il perturbante dell’immaginario infantile; l’interesse per ciò di cui

si ha paura e che si intende combattere e allontanare, ma al medesimo tempo fonte di quella seduzione morbosa verso il meraviglioso

e il diverso.

I monumenti provvisori sono l’ultimo approdo a un lavoro di ricerca, che la Sassu porta avanti dall’inizio della carriera, su pratiche

artistiche apparentemente inadeguate all’operazione, come inadeguato appare il suo ruolo fuori dalle norme codificate. Ogni progetto

di Josephine Sassu introduce, nello spazio che la ospita, un’atmosfera sempre in bilico tra ingenuità e purezza dell’età infantile

dell’infanzia e lo scardinamento dei luoghi comuni. Stando ben salda dentro un mondo conosciuto, dal linguaggio solido, fatto

di rapporti familiari, di senso dell’altro, si muove di volta in volta in spazi estranei attingendo dalle nuove esperienze e lasciando dietro

di sé le spore del proprio vissuto, in uno scambio da perfetto esploratore. I viaggi, concessi solo ai personaggi letterari, Josephine

Sassu li realizza per sé e permette a tutti noi comprimari, comparse e figuranti, di farne parte. Instaura in questo site-specific, a partire

dal titolo che contiene in sé il nome del museo, un dialogo a distanza, un rapporto aperto con le proprie fonti, tracciando i fili di

una connessione con gli artisti a lei affini. Tra gli animali intrusi nelle sale del museo celebra la foresta del Doganiere Rousseau,

evoca i manga di Hokusai, dialoga con l’infinito bestiario di Salvatore Fancello, si lascia spiare dalla conturbante Tona Scano e, infine,

re-inventa un “altrove” per le stanze silenziose di Francesca Devoto.







Project Space 2008.

Margherita Morgantin.

Il pensiero veloce e altre dimensioni

A cura di Maria Rosa Sossai

18 gennaio – 2 marzo 2008

Per il terzo appuntamento del ciclo di mostre Una questione di sopravvivenza, Margherita Morgantin presenta il video dal titolo Il

pensiero veloce (2007), insieme a una serie di disegni sul muro ispirati al paesaggio sardo e concepiti appositamente per lo spazio

del museo. Nel video scorrono le immagini di un viaggio in barca compiuto dall’artista tra Venezia e Trieste, lungo i canali navigabili

della laguna. La specularità dell’orizzonte creata dal riflesso dell’acqua opera un ribaltamento lento e quasi impercettibile della

prospettiva, un giro completo d’orizzonte che richiama il moto di una lenta rivoluzione e la rotazione terrestre. Progressivamente il

paesaggio si trasforma nel disegno di una macchia di inchiostro che diventa la chiave di accesso a una diversa profondità della visione

introspettiva. L’aderenza tra le forme interiori e quelle del paesaggio/macchia si offre così come strumento di lettura delle cose,

una libera indagine della zona compresa tra la rappresentazione delle forme e la loro fragile interpretazione. La necessità di raccontare

i viaggi o qualsiasi altra esperienza diventa l’attestato dell’esistenza di un’area di attrito tra immaginazione e realtà, il vero

luogo della vita condivisa dai corpi, dai simboli e dai sentimenti. I disegni eseguiti a pennarello sul muro, e collegati a piccoli monitor

su cui appaiono delle brevi sequenze video a partire dagli ultimi segni bianchi del Pensiero Veloce, sono tracciati grafici che stabiliscono

delle corrispondenze tra la fissità del disegno e la mobilità delle immagini. Ne scaturisce una geografia percettiva, con

strati temporali che si mescolano, capaci di creare un linguaggio visivo in perpetua mutazione.


21-01-2008
 
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31-10-2020
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