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    31 ottobre 2020
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PRIMO PIANO ARTE

 
Cinema Musica Teatro Danza Arte


Quattro eventi per il periodo natalizio

organizzati dal MAN di Nuoro

 

 

1.       Voci dalla luna: omaggio a Federico Fellini, rassegna video

2.       Gianni Berengo Gardin: Reportage in Sardegna, mostra fotografica

3.       Gian Vincenzo Monni: videoinstallazione

4.       La collezione del MAN dialoga con Mirella Mibelli

 

 

Voci dalla luna: omaggio a Federico Fellini.

 

Il cinema-verità? Sono piuttosto per il cinema-falsità. La menzogna è sempre più interessante della verità. La menzogna è l’anima dello spettacolo e io amo lo spettacolo. La fiction può andare nel senso di una verità più acuta della realtà quotidiana ed apparente. Non è necessario che le cose che si mostrano siano autentiche. In generale è meglio che non lo siano. Ciò che deve essere autentica è l’emozione che si prova nel vedere e nell’esprimere. (Federico Fellini)

 


Un mondo estroverso, aperto, vitale nella sua straripante fascinazione. Una rappresentazione stupita delle immagini in cui confluiscono Freud e Houdini, Petronio, Méliès e De Chirico: la celebrazione di un’estetica ridondante, barocca quasi ed insieme sognante. Ovvero: uno sguardo magicamente immaginativo e nel contempo terribilmente lucido sul mondo moderno, sulla sua grottesca sessualità, il suo abbrutimento, il suo esibizionismo...

Personaggio permeabile a modalità espressive apparentemente disomogenee, tangenziali alla scena teatrale, figura di riferimento nell’imagerie visiva contemporanea, Fellini ha avuto un rapporto fagocitante ed osmotico con il proprio tempo. Creatore insaziabile e modellatore psichico quasi plastico, struttura il reale secondo una valenza visiva perturbante e ricca di una affabulazione seducente. Da Lo sceicco bianco, a Le notti di Cabiria, per passare a Toby Dammit (episodio di tre passi nel delirio), Fellini - Satyricon sinoa La voce della luna, l’immaginario che Fellini crea, si contraddistingue per la costante materialità delle sensazioni, dei piaceri, delle emozioni tattili secondo un’accezione onirica e spettacolare, una complessità eclettica dello sguardo il suo, volto alla finzione e al potere metabolizzante dello sguardo. L’appuntamento si prefigge dunque di suscitare, attraverso la sensibilità e una riflessione sulla straniamento che l’impatto con la scintilla creativa comporta, lo stupore dinanzi alla bellezza, l’arrendersi alla sua meraviglia e alla magia che ancora preserva, costituendo così più che un’analisi dell’operato del regista, un omaggio svolto per affinità e suggestioni.

Carlos Amorales, Guy Ben-Ner, John Bock, Cyprien Gaillard, Alexander Heim, Katarzyna Kozyra, Robin Rhode, Pipilotti Rist, Guido van der Werve, Minnette Vári, David Zink Yi.

 

 

Gianni Berengo Gardin: reportage in Sardegna

 

Immagini di un’isola sospesa nel tempo, sguardi in bianco e nero tra realtà e memoria. È un viaggio affascinante il “Reportage in Sardegna 1968-2006” del fotografo Gianni Berengo Gardin che da martedì 18 Dicembre 2007 diventa una mostra preziosa, da visitare nel prestigioso spazio del Museo MAN di Nuoro. Verranno esposte 50 immagini selezionate dall’omonimo catalogo già pubblicato nel dicembre 2006 dalla Imago Multimedia.

Con oltre cinquanta mostre personali e un centinaio di volumi pubblicati, Gianni Berengo Gardin è ormai una delle maggiori personalità della fotografia internazionale. La qualità del suo lavoro ha ottenuto i riconoscimenti della critica più prestigiosa. È stato infatti citato, unico fotografo, da E. G. Gombrich nel suo libro The image and the Eye (Oxford 1982) e da Italo Zannier nella sua Storia della fotografia italiana (Bari 1987) come “il fotografo più ragguardevole del dopoguerra”. Cecil Beaton lo ha incluso nella mostra da lui organizzata nel 1975, dedica•ta ai geni della fotografia dal 1839 ad oggi. Nel corso degli anni collabora con le maggiori testate nazionali e internazionali (Domus, Epoca, L’Espresso, Time, Stern, Harper’s Bazaar, Vogue, Du, Le Figaro ecc.). Il lavoro di Berengo Gardin nasce dal desiderio di trasmettere la realtà oggettiva. Cominciò il reportage fotografico sulla Sardegna negli anni ’50: volti, sorrisi, persone, gesti calati in momenti del quotidiano, nei tempi del lavoro, nei riti della festa, lo approfondì alla fine degli anni ’60, e lo ha completato nel 2006 con nuovi dettagli, ritratti, espressioni.

 

La mostra è stata realizzata in collaborazione con Imago Multimedia


 

 

Gian Vincenzo Monni, concetto emersivo

L’arte “diviene” nella stessa progressione: insegue l’uomo nella sua follia. Nell’oscillare vano oltre sostanza, tende a evolversi essa stessa in multiforme e colorata materia di mercato. Si pone in antitesi alla frenesia mediatica e consumistica Gian Vincenzo Monni (Nuoro nel 1965), a favore di una visione razionale della condizione esistenziale dove il gesto estetico diviene rigenerazione. In un connubio tra etica ed estetica, l’artista traccia una visione apocalittica dell’umanità, alienata a causa di un modus vivendi condizionato dall’apparenza e dall’artificio, la cui unica possibilità di salvezza consiste nella presa di coscienza raggiungibile solo attraverso una dimensione razionale, con l’obiettivo primario di creare uno spazio ideale che funga da spazio interattivo. Un contesto intermedio che determini concettualmente un costante scambio tra interno ed esterno, tra il sé e l’altro. Funzione dell’arte è divenire essa stessa ideale spazio di connessione tra intrinseco ed estrinseco, recita uno dei fondamenti del Razionalismo Estetico di cui l’artista è fondatore, per una ricerca che miri - attraverso gli archetipi dell’inconscio – a restituire all’uomo quella centralità rispetto a sé stesso e a ciò che lo circonda, secondo una tendenza antropocentrista che confluisce in quello che si definisce principio antropico cosmologico, ovvero quell’insieme di delicati equilibri che hanno permesso alla vita di avere origine.

La forma e la sua evoluzione in continuo divenire è il cardine intorno al quale ruota la poetica di Gian Vincenzo Monni, pretesto per scandire le fasi del Razionalismo Estetico e oggetto d’analisi del video in questione. Sinuose forme in continuo movimento che emergono da uno sfondo scuro sono emblemi di una consapevolezza che affiora dal profondo attraverso quella condizione che si fonda sulla razionalità. Simboli primigeni, icone simboliche delle potenzialità intellettuali e spirituali si contraggono fluttuando sulle note impetuose di Michael Nyman.

 



17-12-2007
 
Info

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31-10-2020
http://www.sardegnaspettacolo.it/index.php?nodo=news&canale=4&id=448