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    30 settembre 2020
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PRIMO PIANO MUSICA

 
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Un canto lungo 50 anni

di Giovanna Marini e Francesco Marini

Giovanna Marini torna in Sardegna

con 

 

UN CANTO LUNGO 50 ANNI

di Giovanna Salviucci Marini e Francesco Marini

 

Sabato 8 febbraio 2014 ore 18.00 - Minimax Teatro Massimo via De Magistris, 12, Cagliari

 

Il concerto del quartetto vocale di Giovanna Marini realizzato nel giugno del 2012 presso la comunità La Collina è stato un evento memorabile, con una forte partecipazione, attivata attraverso l’autogestione di un gruppo di sostenitori (Luca Nulchis, Clara Murtas, L’associazione Carovana SMI, l’Associazione Miele Amaro e altri) con una formula di sottoscrizione, una modalità molto apprezzata dagli stessi artisti che condivisero con entusiasmo il desiderio di sperimentare nuove forme nella  progettazione di eventi artistici e culturali  equo/eco solidali.

Quest'anno la formula viene riproposta, dallo stesso gruppo di organizzatori, per presentare il nuovo concerto di Giovanna che torna in Sardegna, questa volta in duo con il figlio Francesco, musicista talentuoso e raffinato, saxofonista, clarinettista e compositore.

Insieme eseguiranno Un canto lungo 50 anni: un percorso cantato e narrato che ripercorre i 50 anni e più della  carriera di quest’artista che intreccia la sua vicenda umana con la storia recente del nostro paese, attraverso le sue cantate narrative, popolari e sperimentali insieme,  unite a un ricco repertorio di canzoni, frutto della sua continua ricerca etnomusicale.

 

Così la stessa Marini descrive il suo nuovo concerto:

 

Il duo Salviucci-Marini nasce nel modo più semplice e naturale: si è sempre cantato insieme, si è sempre suonato insieme, viene naturale farlo anche adesso, quando si può , perché è sempre un gran piacere  e divertimento per entrambi.

Si tratta di un repertorio nato attraverso gli anni, oramai 52 per l’appunto, da quando cantavo  e mi accompagnavo con la chitarra e spesso Francesco veniva in aiuto con la sua voce e la sua memoria dei testi  negli anni settanta quando si suonava e cantava molto in giro, per Festival di tutti i tipi.

Erano canti venuti dalla ricerca in campagna, ma anche dall'apporto di amici preziosi più vecchi di noi che ci cantavano i canti della loro vita movimentata, dai  canti della guerra di Spagna, molti dei quali  inediti, ai nostri canti partigiani, ai vecchi canti di guerra, di lavoro, di occupazione delle terre, ai più recenti di occupazione delle case.

Alcuni di questi canti erano così belli che quasi non osavo cantarli  per non rovinarli, come i canti di Matteo Salvatore, o il bellissimo e struggente Un paese vuol dire di Mario Pogliotti su testo di Cesare Pavese, cose preziose,  imperdibili.

Oggi penso che invece di tenerli nel cassetto della memoria questi canti del cuore, preferisco lasciarli alla memoria degli altri, soprattutto giovani, e noto con piacere che non solo in Italia , ma anche all'estero questi canti colpiscono il cuore degli ascoltatori, che ne chiedono la provenienza, i testi, un ricordo.

Così quando possiamo andiamo, in due, a proporre nel modo più semplice, così come sono nati, questi canti che ci hanno formato, accompagnato e commosso per 50 anni e più.

Giovanna Marini




05-02-2014
 

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