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    15 novembre 2019
Home > Cartellone > "Che tu sia per me il coltello" di Pierfranco Zappareddu
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CARTELLONE

 



"Che tu sia per me il coltello" di Pierfranco Zappareddu

Akròama-Saline. Si chiude con uno spettacolo fuori abbonamento la Stagione del teatro contemporaneo

"Che tu sia per me il coltello"


un inedito viaggio, quasi una cerimonia teatrale densa d'onirismo e poesia.


Così torna in Teatro con il suo nuovo spettacolo il regista Pierfranco Zappareddu.


 


Giovedì 7 e venerdì  e 8 giugno alle 21.00 al Teatro delle Saline - via La Palma - Cagliari 


 


uno spettacolo interpretato da 4 attori


 


Lo spettacolo. Una femminilità forte e salvifica, affiora dalle scene visionarie ideate dal regista, tra frammenti di storie, musica e proiezioni oniriche di un viaggio tra ricordi ed emozioni.


Un mondo quello di Pierfranco Zappareddu sempre in bilico tra allucinazione visionaria e realtà. "Che tu sia per me il coltello" è il ritratto di due persone che, nel condividere la parte nascosta di se stessi, inventano un mondo e il linguaggio per esprimerlo. Uno spettacolo avvolgente e "impudico" in cui uno dei più visionari registi contemporanei costringe lo spettatore a mettersi a nudo, e mostra a ognuno di noi quanta strada bisogna percorrere per vincere la paura e arrivare a toccare liberamente, con pienezza, l'anima (e il corpo) di un altro essere umano.


Profondo, moderno, sconvolgente.

Inventarsi dei mondi irreali, non come fuga dalla realtà, ma come viaggio alla scoperta di modi di essere e di sentire che la realtà tiene nascosti. Mondi irreali non in quanto impossibili ma quanto possibilità non ancora realizzate, se mai lo saranno. Scrivere, perché solo attraverso la scrittura possiamo trascendere i vincoli che la realtà impone, per conoscere veramente un'altra persona, dandole in dono la nostra anima, mutuata in parole, e ricevendo in cambio la vera conoscenza della nostra, che le parole dell'anima dell'altra portano con sè come un coltello. Ricerca di nuovi modi espressivi, perché il teatro, come l'arte in generale, non è solo espressione ma anche, e forse soprattutto, creazione.



Le piaghe del dolore.




L'altro di sè che si riflette nel nostro animo come in uno specchio tridimensionale dove la vita si corrode consapevolmente e senza rimedio. lo scoprire passo dopo passo la propria identità attraverso l'altro è un esercizio dove si smarriscono i contorni del vero e tutto rimane come in una luce indeterminata che avvolge ogni cosa. Così il coltello scava nella piaga delle emozioni disegnando una culla per il cuore che lì si adagia nell'ansia di una perfezione inesistente. Sono le cose non dette che si fanno corpo e sostanza definendo lo spazio della vita. ...''tu sei il coltello con il quale frugo dentro me stesso...''




13-11-2007
 
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15-11-2019
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