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    29 novembre 2020
Home > Cartellone > Sipario dedica la copertina del nuovo numero alla Recita di Bolzano
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CARTELLONE

 



Sipario dedica la copertina del nuovo numero alla Recita di Bolzano

produzione della Fabbrica Illuminata

Sipario dedica la copertina del nuovo numero alla "Recita di Bolzano"di

Sandor Màrai , la produzione della Fabbrica Illuminata andata in scena la

scorsa estate al Festival di Borgio Verezzi. Protagonisti Eros Pagni e Laura

Marinoni, scene e costumi Luigi Perego, regia Marco Parodi.



Foto di Elisabetta Messina



http://www.sipario.it/rivista.htm



In una Bolzano tanto seria e virtuosa, ordinata e piena di buon senso,

Giacomo Casanova, dopo la rocambolesca fuga dai Piombi, riceve la visita del

Conte di Parma, ormai vecchio e ancora disperatamente innamorato della

giovane moglie, che vuole sottrarre una volta per tutte all'influsso

malefico del seduttore. E' la sceneggiatura in chiave di monologo degli

ultimi due capitoli del libro, i più straordinari e densi di significato,

nei quali si gioca una partita all'ultimo sangue fra un uomo ormai giunto al

capolinea della vita e un maturo dongiovanni (invisibile in scena) che ormai

fatica sempre più a portare a termine le sue conquiste. E dal momento che la

sua situazione finanziaria e giudiziaria appare del tutto compromessa, è

costretto dal vecchio Conte ad accettare il più stravagante degli ingaggi:

rappresentare in una sola notte alla Contessa (l'unica donna che Casanova

abbia veramente amato) tutti i furori e i disinganni della passione,

affinché lei possa guarire per sempre da lui. "Fatti conoscere da lei,

Giacomo, affinché si renda conto che per lei non esiste una vita diversa da

quella che le ha assegnato il destino, che tu sei l'avventura e che per lei

non esiste nessuna possibilità di vivere insieme a te, perché tu sei la

notte, la burrasca e la peste che sorvolano i paesaggi della vita, ma poi

arriva il mattino, sorge il sole e la gente disinfetta le case, passa la

calce sui muri e strofina i pavimenti."

Ma entrambi hanno sottovalutato il ruolo giocato dalla donna, e

l'incredibile messinscena avrà un esito del tutto imprevisto. La permanenza

nella cittadina si rivela, dunque, un appuntamento col destino. Come per una

sorta di rivincita meta-letteraria molti grandi scrittori si sono

appassionati alle vicende di Casanova, basti pensare al "Casanova" di

Fellini o a "Il ritorno di Casanova" di Schnitzler. Anche Màrai rivisita il

"mito" Casanova, e, come i suoi predecessori, conduce sul personaggio una

sottile e crudele opera di decostruzione. "Questo" Casanova è affetto dal

consueto, esasperato edonismo ma appare nella sua narcisistica iperattività,

sfatto, decadente e sterile. Màrai assegna al suo personaggio un unico ruolo

possibile, quello del grande corruttore e indaga, impietoso, sui meccanismi

mentali sottesi all'atteggiamento nichilista e amorale del suo Casanova;

abile e opportunista conoscitore del sistema che fa da sfondo e da teatro

alle Un grande romanzo sull'amore e sul suo sentimento contrario, l'egoismo.

Una lettura appassionante, una discesa agli inferi sulle tracce di un

personaggio incapace di salvare se stesso e da se stesso in

eterna,drammatica,fuga.

Sándor Márai, scrittore ungherese, nacque a Kassa nel 1900 e morì in

California, a San Diego, nel 1989. Visse a lungo a Vienna, in Svizzera, a

Parigi e in Italia. Del 1917 la sua prima opera, una raccolta di poesie dal

titolo Il libro dei ricordi. La sua fama è legata in particolare ai romanzi

Le braci, apparso in Italia nel 1998 e L'eredità di Eszter (1999).



'Credo nell'amore e nella mutevolezza della fortuna. E credo nella

scrittura, perché la scrittura ha potere sul destino e sul tempo. Nulla di

ciò che fai, desideri, amici è destinato a durare. Passano le donne,

tramontano gli amori. Sfumano le emozioni, e la polvere del tempo ricopre le

tracce delle azioni compiute. Ma la scrittura rimane.' (Sàndor Màrai)



31-01-2008
 
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