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    25 maggio 2019
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CARTELLONE

 



Festival dei Tacchi

Ventesima edizione


FESTIVAL DEI TACCHI
, ventesima edizione. Un traguardo importante per la rassegna storicamente organizzata in Ogliastra da Cada Die Teatro. Dal 2 all’8 agosto prossimi i comuni di Jerzu, Ulassai e Gairo diventeranno ancora palcoscenico per il Festival internazionale che sposa teatro e arte con ambiente, paesaggio, tradizioni, enogastronomia, sviluppo del territorio e del turismo locale all’insegna dell’ecosostenibilità.
Ricco e denso di appuntamenti il cartellone: 36 artisti, 18 spettacolidislocati fra 8 palcoscenici, una prima nazionale. E poi laboratori, esiti scenici, presentazioni di libri, tavole rotonde, incontri dedicati alla drammaturgia. Un programma dai numeri significativi, accompagnato dalla stretta collaborazione, ormai da tempo consolidata, con la Cantina Antichi Poderi di Jerzu e la Stazione dell’Arte di Ulassai (nel segno indelebile, e inconfondibile, del ricordo di Maria Lai), insostituibili location, e con associazioni e operatori turistici del territorio.

“Vent’anni in corsa con il tempo, vent’anni d’incontri, abbracci, azioni, per un teatro che prosegue nella sua missione di proposta e rinnovamento: in ogni luogo, in qualsiasi situazione, per ciascun singolo spettatore”, dice Giancarlo Biffi, direttore artistico del Festival e di Cada Die. Che continua e sottolinea: “Vent’anni e non sentirli, per un Festival dei Tacchi che dispiegandosi nel tempo e nello spazio seguita permanentemente a operare nell’intimità dell’animo, aprendosi ai panorami dei suoi ambienti, sia naturali che sociali. Jerzu, Ulassai, Gairo non sono solo tre paesi lungo una strada, ma soprattutto il segno di una resistenza caparbia all’omologazione, nella ricerca coraggiosa e caparbia di una propria specificità”.

Attori, e autori, del calibro di Max Paiella, Marco Baliani, Giuliana Musso, Ascanio Celestini, Luigi D’Elia, Gardi Hutter, considerata la clown più celebre del mondo, i “padroni di casa” di Cada Die Teatro, musicisti come Paolo Fresu e Paolo Angeli: sono solo alcune delle presenze che daranno lustro alla ventesima edizione del Festival dei Tacchi.“L’Ogliastra dei Teatri e dei Tacchi come laboratorio d’arte e cultura, in dialettica tra avanguardia e tradizione, ambiente e comunità. Un grande cantiere artistico dove è possibile provare a rappresentare, prendendo ispirazione da tutto ciò che vi danza attorno, un teatro per l’oggi”, spiega ancora Biffi. “Il locale che si confronta con il mondiale, preservando la sua forte caratterizzazione particolare. Non il semplice subire discorsi, leggi, modalità centrifugate da altri in altri contesti ma la forza e l’esigenza di essere voce ascoltata nel concerto artistico internazionale. Un teatro femmina, accogliente e generante, in perseverante ricerca di confronto: tra il basso e l’alto, lo sperimentale e il popolare, i paesaggi e la gente che li abita”.

IL PROGRAMMA

“Il Festival dei Tacchi è un formidabile incontro tra umiltà e audacia. L’umiltà di chi è consapevole che c’è ancora molto da fare e l’audacia nell’esprimere, in forma scenica, l’urgenza di non cessare mai di dare rappresentazione ai sogni. E noi… dopo vent’anni, siamo ancora qui”. Nelle parole del direttore artistico Giancarlo Biffi il senso specifico, nel segno della continuità, del festival e dell’incontro ventennale fra Cada Die e l’Ogliastra, fra i tanti e diversi teatri e il paesaggio e il territorio di quella parte dell’Isola che diventano essi stessi teatro e parte integrante, e fondamentale, del Festival. Che, non a caso, rinnova il rapporto con la rete “Nei Teatri dei Paesaggi”, nata dalla collaborazione tra Cada Die, Campsirago Residenza di Lecco, con il suo festival “Il Giardino delle Esperidi”, e l’associazione culturale Inti di Brindisi con “Il Salento racconta”.
Festival dei Tacchi numero 20, dunque, che quest’anno si presenterà ai nastri di partenza quanto mai pacificamente agguerrito.

Venerdì 2 agosto

Il via a Jerzu,nella Biblioteca comunalealle 17, con il giornalista e scrittore Giacomo Mameli, che presenta con Tonino Serra, medico-scrittore ierzese, cagliaritano d’adozione, la sua ultima fatica letteraria, La chiave dello zucchero.
La seconda guerra mondiale raccontata da sette diretti protagonisti, e dentro i loro racconti una moltitudine di altre vite e tragedie rimosse. Soldati, prigionieri di guerra, partigiani testimoniano il quotidiano di una sotto-storia introvabile nei libri di Storia. Storie grandi e piccole tramandano esperienze diverse e portano in diversi scenari e teatri di guerra (Egitto, Tunisia, Kenya, Sudafrica, Piemonte, Toscana, Polonia). Ma tutte hanno un legame forte con la Sardegna. Nel libro (che nel retrocopertina riporta i giudizi di Remo Bodei e Gianluigi Beccaria) Mameli intreccia memorie orali, indagine giornalistica e letteratura storiografica, ma sempre tenendo saldo il filo di un’affabulazione che sa di racconti intorno al fuoco.

Al Festival dei Tacchi approderà subito una prima nazionale: alle 19, sempre a Jerzu, ma alla Cantina Antichi Poderi, ecco Max Paiella - attore comico noto per la sua versatilità, anche imitatore, cantante, musicista, vignettista, voce radiofonica della mattina al “Ruggito del Coniglio” (con la premiata ditta Dose&Presta) - con BOOM.
Gli anni 60. Anni di crescita, in cui l’ascensore sociale funzionava e così capitava che il figlio dell’operaio potesse arrivare a essere un medico. Massimiliano - Max Paiella, nella doppia veste di narratore e cantante, tra un brano e l’altro, intesse un racconto breve con alcuni aneddoti sulla vita, sui costumi sulla musica di quel periodo. Una produzione originale del Festival dei Tacchi, una première per il nuovo esilarante spettacolo dell’eclettico Paiella, un lavoro originale che spazia fra comicità e musica dal vivo. Un viaggio nel passato sperando nel futuro.

A seguire, stesso luogo, alle 21.30, Marco Baliani porterà in scena KOHLHAAS, lo spettacolo, del 1989, con il quale, attraverso un personale percorso di ricerca, ha dato vita al teatro di narrazione che tanto ha segnato, e segna, il panorama teatrale italiano contemporaneo.
Tratto dall’opera “Michael Kohlhaas” dello scrittore e drammaturgo tedesco Heinrich von Kleist, che la pubblicò nel 1810, scritto dallo stesso Baliani e da Remo Rostagno con la regia di Maria Maglietta (produzione Trickster Teatro), “Kohlhaas” racconta un fatto di cronaca realmente accaduto nella Germania del 1500. La storia di un sopruso che, non risolto attraverso le vie del diritto, arriva a generare una spirale di violenze sempre più incontrollabili, ma sempre in nome di un ideale di giustizia naturale e terrena, fino a che il conflitto generatore dell’intera vicenda - cos’è la giustizia e fino a che punto in nome della giustizia si può diventare giustizieri - non si risolve tragicamente lasciando intorno alla figura del protagonista una ambigua aura di possibile eroe del suo tempo.
“Nel mio racconto orale è come se avessi aggiunto allo scheletro osseo riconoscibile della struttura del racconto di Kleist nervi muscoli e pelle che provengono non più dall’autore originario ma dalla mia esperienza, teatrale e narrativa, dal mio mondo di visioni e di poetica”, scrive Baliani. “… Il testo originale si è come andato perdendo e ne nasceva un altro, un work in progress alla prova di spettatori sempre diversi…”. Kohlhaas diventa così per l’attore un “modo per parlare degli anni ’70, per parlare di quei conflitti in cui venne a trovarsi la mia generazione, quella del ’68, quando in nome di un superiore ideale di giustizia sociale si arrivò a insanguinare piazze e città… Senza Kohlhaas non sarei arrivato a raccontare Corpo di Stato, racconto teatrale andato in onda in diretta televisiva la notte del 9 maggio, vent’anni dopo la morte di Moro, a poter ritrovare i medesimi conflitti, riuscendo questa volta a parlarne dall’interno, come soggetto coinvolto nei fatti narrati”. 

Sabato 3

Si partirà dalla mattina, alle 11, a Jerzu, dove alla  Biblioteca comunale Marco Baliani terrà il primo di tre INCONTRI in cui spiegherà il suo metodo di lavoro per raccontare delle storie, passando dall’analisi del testo, agli esercizi, all’uso delle tecniche e alla creazione vera e propria di uno spettacolo di narrazione. Comincerà parlando proprio di quello andato in scena il giorno precedente con Smontaggio Drammaturgico di Kohlhaas.

La Biblioteca poi, nel pomeriggio alle 17, ospiterà lo scrittore di casa Gesuino Nemus (pseudonimo dietro il quale si cela Matteo Locci), che, accompagnato da Silvestro Ziccardi, attore e regista di Cada Die Teatro, presenterà Il catechismo della pecora, titolo della sua nuova “avventura” dopo "La teologia del cinghiale", che gli è valso nel 2016 il Premio Campiello Opera Prima. Il primo ottobre del 1964, Mariàca Tidòngia sale sul davanzale della scuola di Telévras e scappa. Mariàca è figlia di un pastore e il suo futuro sembra già segnato; ciononostante Marcellino Nonies, maestro unico al suo primo incarico, fa di tutto perché quella bambina straordinariamente intelligente riesca a prendere almeno la licenza elementare. Un giorno però Mariàca, appena quattordicenne, annuncia di essere incinta e si rifiuta di dire chi è il padre del bambino. Poco dopo scompare nel nulla. Sono passati cinquant'anni e in paese nessuno sembra più ricordare questa storia finché Ettore Tigàssu, “brigadiere per l’eternità”, ce la metterà tutta per scoprire il mistero che circonda da decenni la donna. E saranno i ricordi del maestro unico ad aiutarlo a comprendere - almeno in parte - la verità. Gesuino Nemus narra mezzo secolo di storia attraverso i miti culturali e politici degli anni Sessanta e Settanta (come il terrorismo, latitanti e pentiti inclusi).  

In serata la Cantina Antichi Poderi sarà il palcoscenico per un doppio appuntamento. Alle 19 accoglierà uno spettacolo che avvicina teatro e mondo della scienza, IL PRINCIPIO DELL’INCERTEZZA unplugged, di e con Andrea Brunello, fisico, attore e autore. Ispirato a Richard Feynman - famoso fisico statunitense, Premio Nobel nel 1965 per l'elaborazione dell'elettrodinamica quantistica - e dedicato ai nostri figli, lo spettacolo è una produzione Jet Propulsion Theatre della Compagnia Arditodesìo, realizzata in collaborazione con il Laboratorio di Comunicazione delle Scienze Fisiche del Dipartimento di Fisica dell’Università di Trento.
Un professore si inerpica attraverso alcuni fra i più misteriosi concetti della meccanica quantistica per raccontare un meraviglioso mondo fatto di misteri e paradossi. Ma sotto si nasconde un’inquietante verità. La lezione si trasforma così in una confessione che mescola le teorie più evolute della meccanica quantistica, le teorie dei mondi paralleli, con il segreto del professore, spingendolo a prendere una decisione estrema.
Dello spettacolo Brunello porta in scena la versione unplugged , senza l’ausilio di luci e musica dal vivo, ma più adatta per spazi che non sono propriamente teatrali. “Questa versione - spiega - permette, nella sua semplicità, una interazione molto intima con il pubblico e una ‘verità’ che spesso spiazza gli spettatori e per questo li emoziona”. Alla fine c’è sempre la possibilità di fare approfondimenti sia per quanto riguarda i contenuti scientifici (Brunello, come detto, è stato ricercatore di fisica prima di dedicarsi al teatro) che per quelli più direttamente legati alla storia narrata. Ed è sorprendente riflettere su come la fisica del XX secolo abbia modellato la nostra percezione del mondo. “Il Principio dell’Incertezza” vuole essere una celebrazione dell’ingegno umano e una testimonianza del profondo apprezzamento che abbiamo verso tutto ciò che è “Natura”: dal nostro incredibile e misterioso Universo fino alle api, ai fiori e a tutto ciò che può essere visto, apprezzato e capito utilizzando l’intelletto. Ma esplora anche il confine tra il nostro lato razionale e quello irrazionale: come affronta un essere razionale un evento che gli cambia la vita? Quale cortocircuito accade nella mente di una persona che razionalizza tutto, quando l’emozione è troppo potente e diventa insopportabile?”.

Alle 21.30 arriverà alla Cantina Antichi Poderi Giuliana Musso, protagonista, autrice e regista di MIO EROE (collaborazione alla drammaturgia di Alberto Rizzi, musiche eseguite da Andrea Musto, produzione La Corte Ospitale). Musso, classe 1970, vicentina d’origine e udinese d’adozione, attrice pluripremiata (è stata Premio Hystrio 2017 per la drammaturgia), è tra le maggiori esponenti del teatro di narrazione: un teatro che si colloca al confine con il giornalismo d’inchiesta, fra l’indagine e la poesia, la denuncia e la comicità.
Il tema generale dello spettacolo è la guerra contemporanea, il soggetto è ispirato alla biografia di alcuni dei 53 militari italiani caduti in Afghanistan durante la missione ISAF (International Security Assistance Force), sotto l’egida della NATO, fra il 2001 e il 2014, la voce è quella delle loro madri. Che testimoniano con devozione la vita dei figli che non ci sono più, ne ridisegnano il carattere, il comportamento, gli ideali. Costruiscono un altare di memorie personali che trabocca di un naturale amore per la vita. Cercano parole e gesti per dare un senso al loro inconsolabile lutto ma anche all’esperienza della morte in guerra, in tempo di pace. Nell’alveo di questi racconti intimi, a tratti lievi a tratti drammatici, prende però forza e si fa spazio un discorso etico e politico. In Mio Eroe la voce della madre dolorosa esce dagli stereotipi e si pone interrogativi puntuali sulla logica della guerra, sull’origine della violenza come sistema di soluzione dei conflitti, sul mito dell’eroe e sulla sacralità della vita umana. Il dolore delle madri può superare la retorica militaristica che ci impedisce di ragionare sulla guerra quando siamo di fronte al feretro coperto dal tricolore e affonda con la forza dei sentimenti in una più autentica ricerca di verità.

Domenica 4

Alle 11, nella Biblioteca comunale di Jerzu Marco Baliani sarà impegnato nel secondo dei suoi INCONTRI: Ogni volta che si racconta una storia, parte prima.

In serata la Stazione Dell’Arte di Ulassai accoglierà alle 19Giancarlo Biffi, che, accompagnato dalle sonorità multiple della chitarra di Paolo Angeli, porterà in scena ROSMARINO, MA TU MI VUOI?, nuova produzione di Cada Die Teatro. Il direttore artistico del Festival dei Tacchi racconterà la storia tratta dall’omonimo suo libro, il quinto della serie dedicata al gufo Rosmarino (disegno luci di Emiliano Biffi, suono di Matteo Sanna). Una tenera storia d’amore e gelosia fraterna per piccoli lettori, narrata per immagini dalle tavole di Valeria Valenza. “Cosa succede nella famiglia di Gufo Rosmarino, se da un uovo di cioccolato salta fuori un cagnolino? Brillo, occhioni neri e splendenti, sembra piacere a tutti ma non a Rosmarino. Da dove viene? E chi è la sua mamma? "Mamma gufo non può essere... Lei è la nostra!". Che rabbia, meglio scappare piuttosto che stare nel nido assieme a quel rubamamma...”, così Giancarlo Biffi nelle sue note. E ancora:“Una nuova avventura per Gufo Rosmarino, un’altra prova che la vita gli riserva lungo il sentiero dello stare al mondo, nella difficoltà del crescere. Rosmarino è il gufetto che tutti vorremmo per amico, il fratellino coraggioso che riesce a trasformare ogni difficoltà in una formidabile occasione di avventura. Rosmarino ha la saggezza spavalda dei piccoli nel mondo dei grandi, vede le cose con gli occhi della semplicità e per questo riesce a trovare la soluzione giusta ad ogni problema. In questa nuova avventura accade che un giorno nel nido della famiglia dei gufi giunga un nuovo venuto e che il nuovo venuto si metta a chiamare mamma la madre dei fratellini gufetti e che la cosa, a un gufetto seppur simpatico e coraggioso come Rosmarino, non vada per niente bene… Mamma gufo alla fine ritroverà suo figlio Rosmarino, dopo averlo perduto lo riporterà al nido, al centro del cuore”.

Alle 21.30 sbarcherà alla Stazione dell’Arte di Ulassai Gardi Hutter, svizzera, ritenuta la clown più celebre del mondo, che dal 1981 gira mezzo globo con il suo teatro clownesco (ha raggiunto a oggi le 3600 rappresentazioni in ben 33 paesi). Al Festival porterà LA SARTA (chiaro il riferimento, non casuale, all’arte, ai “fili”, di Maria Lai), che si avvale della messa in scena di Michael Vogel (di Familie Flöz, nota compagnia teatrale berlinese), della musica di Franui (suono: Dirk Schröder; video: Andreas Dihm; scenografia: Urs Moesch/Fausto Milani; luci: Reinhard Hubert; spalla: Ferruccio Cainero)
Il mondo della protagonista è il tavolo della sartoria. Sbirciando tra gli occhielli si intravede la stoffa di mille racconti. Tra bambole di pezza e manichini danzanti, Gardi Hutter cuce la trama dello spettacolo senza risparmiare sforbiciate e cattiverie. Nella scatola da cucito si aprono abissi e con così tanti rocchetti perfino il destino può perdere il filo… Gardi Hutter e Michael Vogel creano un pezzo teatrale sulla finitezza dell’essere e l’infinito del gioco. Al di fuori del tempo.
La Hutter si è formata all’Accademia di Teatro a Zurigo. Nei suoi spettacoli quasi privi di parole crea dei piccoli universi assurdi in cui i suoi personaggi combattono con coraggio - ma invano - alla ricerca della felicità. La loro situazione tragicomica viene esposta in modo spietato e crudele, creando però nel pubblico il massimo del divertimento. I suoi luoghi di recitazione sono i più disparati: dai teatri stabili alle ex-fabbriche, da grandi palchi ai centri culturali, dai festival alle favelas.

Lunedì 5

Si comincia la mattina, alle 11, con Marco Baliani che nella Biblioteca comunale di Jerzu terrà l’ultimo dei suoi INCONTRI: Ogni volta che si racconta una storia, parte seconda.

Alle 17 entrerà in scena Gairo con la piccola  frazione di Taquisara, un suggestivo borgo a circa 8 chilometri dal paese.MARBLELAND, il titolo dello spettacolo proposto dalla Compagnia Stradevarie e Campsirago Residenza. La drammaturgia, la regia e l’interpretazione sono di Soledad Nicolazzi, regista e attrice che ha studiato e lavorato, fra gli altri, con Marco Baliani e Veronica Cruciani.   
Marbleland (collaborazione di Dalia Padoa, musiche di Alessandra D'Aietti, immagini e video del Collettivo La fossa degli angeli, consulenza storica e tecnica di Matteo Serafin e Claudia Bienaimé) è uno sferzante monologo teatrale, con musiche originali, dedicato al tema dello sfruttamento delle Alpi Apuane. Un affresco colorito di voci diverse, quante sono le professioni e le figure del mondo delle cave di Carrara, di ieri e di oggi. Lo spettacolo nasce da un anno di ricerca e da 80 ore di interviste ai lavoratori del marmo e alle persone che lo vivono da sempre, lo respirano. Ne scaturisce un testo di denuncia nel solco della tradizione del teatro civile e d’inchiesta.

Un monologo appassionato e ironico che da voce a cavatori, imprenditori, scultori, camionisti, ambientalisti e abitanti di una terra aspra e contraddittoria. Seguendo il filo della storia alla ricerca dell'oro bianco, una materia che un tempo si credeva inesauribile, Marbleland racconta quello che è stato definito “il disastro ambientale più grande d'Europa”: i danni ambientali e sociali, la mancanza di sicurezza sul lavoro e l’arricchimento di pochi a danno della collettivi. La storia di una città che potrebbe avere le strade lastricate d'oro e invece è uno dei comuni più indebitati d'Italia.

Alle 19, sempre a Gairo Taquisara, arriverà VENGO ANCH’IO, Omaggio a Jannacci, Gaber, Fo, con Luca Radaelli, voce, Maurizio Aliffi, chitarra, Luca Pedeferri, fisarmonica, Enrico Fagnoni, contrabbasso (produzione Teatro Invito).
Un ricordo di Nanni Svampa, fondatore del gruppo musicale e cabarettistico I Gufi, uno dei principali portavoce della canzone popolare milanese. “Vogliamo  rievocare l’eccitante atmosfera della Milano anni ’60/’70 e celebrare quel gruppo di amici e colleghi costituito da Enzo Jannacci, Giorgio Gaber e Dario Fo, con canzoni ma anche brani dei personaggi che hanno caratterizzato quella scena milanese: Ivan della Mea, Herbert Pagani, Giorgio Strehler, Beppe Viola, Alda Merini. Un caleidoscopio di personaggi come la Rita, el commissari, la Nineta, il Cerutti, l’Armando, in una passeggiata tra satira e nostalgia”.

PRELUDI ALL’AMORE, è l’incontro di parole e musica che alle 21.30 Luigi d’Elia, narratore e autore che conduce una delle ricerche più originali in Italia sul racconto della natura attraverso una pratica della narrazione diretta e senza intermediari, metterà in scena a Taquisara coni Bevano Est (Stefano Delvecchio, fisarmonica bitonica,Davide Castiglia, violino,Giampiero Cignani, clarinetto, clarinetto basso) e con la regia di Simonetta Dellomonaco.                             “Tu tremi nell’estate”, scriveva Cesare Pavese. E D’Elia: “C’è una stagione che l’erba profuma di sera, i piedi vogliono stare scalzi, la notte promette un tremito. In quella stagione all’orizzonte, se socchiudi un poco gli occhi, puoi scorgere una sfumatura, una nebbiolina, ma più leggera, una linea, densa. Quella è la linea delle storie, una foschia sottile che porta memorie, voci, carezze. Accade che quando ti investa tu ti possa ritrovare nudo, lì, sospeso… e poi, e poi è subito sera. C’è da andare via. A volte, solo a volte, sulla pelle, ti rimane come una salsedine, umida. Quelle, sì, proprio quelle, sono le storie da raccontare. Quelle che rimangono sulla pelle”. “Preludi all’amore” è un incontro di musiche e parole che vuole restituire quell’odore. Si parte da un angolo di Puglia senza tempo, dai racconti dei suoi contadini, dalla voce delle stelle, dal battito delle sue acque: tanti personaggi in un affresco di un tempo antico, dell’innocenza, un giro di fiabe sotto le stelle.
Luigi D’Elia racconta in Italia, Svizzera, Spagna, Cile, Polonia, in italiano e in spagnolo. Ha vinto il Premio Eolo, il principale riconoscimento italiano per la ricerca nel teatro ragazzi, e per due volte il Festival Festeba’ di Ferrara. Con il libro “Aspettando il vento” è stato finalista al Premio Andersen di letteratura per l’infanzia. Dai suoi spettacoli sono nati eventi di attraversamento della natura, progetti d’arte pubblica, progetti di forestazione partecipata. Il suo ultimo progetto artistico si chiama Inti, The landscape of the moving tales.

Martedì 6

A Jerzu, a Casa Demurtas, alle 12 Alessandro Mascia sarà in scena con il suoSTORIE METICCE(hanno collaborato al testo Francesca Caminoli, Mario Madeddu, Davide Madeddu e Gianluigi Gherzi, le musiche sono curate da Alessandro Ligas, Davide Madeddu e Nicola Spanu, una produzione Cada Die Teatro). Il progetto teatrale ha preso le mosse dal libro di Francesca Caminoli "Perché non mi dai un bacio?", sull'avventura umana di Zelinda Roccia e dell'Associazione Los Quinchos, che opera in Nicaragua per aiutare i bambini di strada di quel territorio. “Mentre lo rileggevo – spiega Alessandro Mascia - mi ritornavano costantemente in mente le immagini dei bambini da me conosciuti nel 2016, in Grecia, nel campo profughi di Kara Tepe... Quelle immagini a loro volta mi hanno fatto ricordare di altri bambini e bambine, della mia vita, come in un rimbalzo di emozioni che dentro di me si erano casualmente messe in contatto, avvicinate perché simili”. Da qui il desiderio, e l’esigenza, di raccontare e mischiare “storie meticce” di varie parti del mondo. Cosa abbiamo fatto noi adulti o non abbiamo fatto per il futuro dei nostri figli? Ecco il quesito che emerge. In “Storie meticce” si ricercano e confrontano storie di ordinaria violenza o solitudine, determinate da un’umanità che si è voltata dall'altra parte, con storie di ordinaria bellezza di altre umanità, che alla violenza e alla solitudine hanno risposto con la “passione umana” e l’impegno civile.

La Biblioteca comunale di Jerzu ospiterà alle 17 la presentazione del libro di Emanuele Cioglia LOTTA AMATA. Con l’autore ci sarà ancora Silvestro Ziccardi.
Poteva la Sardegna diventare l'incubatrice della rivoluzione socialista mondiale?Sembra il plot d'un romanzo utopico, fantapolitica. Tuttavia qualcuno molti decenni fa ci credette davvero. Come se Cuba e la Sardegna potessero unirsi attraverso un filo rosso, per taluni libertario, per altri brigatista e sanguinario. Alcuni giovani negli anni '70 e all'alba degli '80 di lavoro volevano fare la rivoluzione. Tra questi, di sicuro, lo zio di Erni, il (co)protagonista di questo romanzo. Zio Geremia nella carta d'identità provò a farsi scrivere "professione combattente", ma all'anagrafe gli spiegarono che non si poteva, a meno che non s'intendesse dipendente delle Forze Armate. Allora lui disse all'impiegata: “Scriva poeta”.

L'autore aveva nove anni all'epoca della favola narrata. Molti aneddoti, soprattutto quelli relativi alle sue avventure, quelle del fratellino Ricciolo e delle cuginette Laura e Mara, sono autentici, veri, o verosimili. La storia parallela dello zio Geremia e del suo seguito di anarchici sgangherati, dei brigatisti e delle loro armi, degli amori e della comica forza rivoltosa di queste pagine, nonché quella del colpo di scena finale, risulta quasi del tutto inventata.

Alle 19 la Stazione Dell’Arte di Ulassai sarà il luogo deputato per DEL CORAGGIO SILENZIOSO, di e con Marco Baliani (collaborazione alla drammaturgia di Ilenia Carrone, produzione Comune di Bergamo– Teatro Donizetti – Casa degli Alfieri, con il patrocinio di Amnesty International). Con l’attore piemontese in scena la chitarra del cantautore Nicola Pisu.
Di solito si associa alla parola “coraggio” un’azione eclatante, dettata da un’urgenza impellente. È il coraggio che accade in condizioni estreme e che diviene poi epos, racconto, esempio. Ma c’è un altro tipo di coraggio, silenzioso e non appariscente, ed è di questa declinazione della parola Coraggio che questo spettacolo vuole parlare. Il coraggio silenzioso agisce nell’essere umano quasi inaspettatamente, non presuppone una tempra guerriera. Questo coraggio agisce in forma sottomessa, ha a che fare con la profondità dell’umano che è in noi, a cui è perfino difficile dare una spiegazione. Non ci sono parole che spiegano come quell’impulso ad agire, nonostante tutto, avvenga in individui che di colpo sentono di dover compiere un gesto per loro improvvisamente “necessario”. Antigone, che, nonostante il divieto della legge di Creonte, va a seppellire il corpo del fratello, pagando con la morte quella trasgressione, è l’esempio archetipico di questa forma di coraggio. “Ci sono leggi non scritte, inviolabili, che esistono da sempre, e nessuno sa dove attinsero splendore”. “È questo splendore di cui parla Antigone - spiega Baliani - quello che vado cercando in questo spettacolo, quel nocciolo luminoso che trasforma un’esistenza intera in un atto esemplare, ma silenzioso, luminoso ma vissuto nell’ombra, nel pudore, nella pura necessità del dover agire. Andrò alla ricerca di cinque narrazioni, cinque situazioni estreme, dove far illuminare cinque esistenze, che, grazie al racconto, divengono, in quel luogo effimero e potente che è la scena teatrale, cinque testimonianze di taciturno coraggio. Una struttura drammaturgica semplice, parole e musica che si intrecciano per restituire la semplicità scandalosa di quegli umani atti di coraggio silenzioso”.

E la Stazione dell’Arte, alle 21.30, vedrà protagonisti l’interpretazione di Pierpaolo Piludu e le musiche live di Paolo Fresu in LARIBIANCOS, produzione storica di Cada Die Teatro, tratta dal romanzo "Quelli dalle labbra bianche" di Francesco Masala. Lo spettacolo, adattato per il palcoscenico dallo stesso Piludu, sotto la regia di Giancarlo Biffi, è impreziosito dalle musiche originali di Fresu (disegno luci di Giovanni Schirru e suono di Giampietro Guttuso e Matteo Sanna).
“Quelli dalle labbra bianche”, pubblicato per la prima volta nel 1962, è un capitolo importante della letteratura sarda. Al centro del romanzo di Francesco “Cicitu” Masala il villaggio di Arasolè, con le sue storie dolorose legate alla tragedia della seconda guerra mondiale sul fronte russo. Ad Arasolè, un giorno, il campanaro Daniele Mele – la voce narrante delle memorie del villaggio -  chiama a raccolta il paese per rendere omaggio, dopo vent'anni, ai caduti in guerra. Mele è l’unico superstite fra i dieci compaesani che partirono per la Russia verso l’impresa più ardua della loro vita, in una trincea in mezzo alla pianura russa ghiacciata, una disastrosa avventura dal tragico epilogo. Ad Arasolè erano “quelli dalle labbra bianche”, sos laribiancos, i poveri, i “vinti”.

“Li chiamavano “sos laribiancos”, “quelli dalle labbra bianche”: era il segno distintivo, inconfondibile, dei poveri di Arasolè, un paesino della Sardegna, ai confini con le foreste del Goceano”, scrive Pierpaolo Piludu. “Sos laribiancos si riconoscevano subito: mangiavano poca carne, pochi carboidrati, poche proteine… mangiavano troppo poco. Lo spettacolo nasce da un profondo interesse e dall’alta considerazione per l’opera di Francesco Masala. In diverse occasioni il poeta-scrittore di Nughedu San Nicolò mi ha manifestato il desiderio di vedere in scena il testo teatrale Sos laribiancos, nella versione sardo logudorese. “… e se invece di una messa in scena fedele, provassi a narrare la vicenda?”. E’ nato così un racconto che si rifà sia al romanzo Quelli dalle labbra bianche, che ad altre opere di Masala dove compaiono a più riprese Culubiancu, Mammutone, Tric Trac e gli altri laribiancos di Arasolè partiti un pomeriggio di sole del 1940, sopra un carro bestiame, per andare a fare la guerra. Dove possibile ho cercato di lasciare inalterata la suggestione poetica delle parole dell’autore. Allo stesso tempo, spero con il giusto rispetto, ho dovuto scegliere, aggiungere, assemblare, tradire”.

Mercoledì 7

Storie meticce, di e con Alessandro Mascia, tornerà alle 12 a Jerzu, a Casa Demurtas. E le vie e le piazze, gli spazi urbani di Jerzu diventeranno palco, alle 17, per l’esito scenico del laboratorio PER UN TEATRO DI COMUNITÀ, condotto da Mauro Mou (v. I LABORATORI)

A Ulassai, alla Stazione Dell’Arte, Renato Sarti, attore, regista, drammaturgo, presenterà alle 19 MAI MORTI (in collaborazione con Teatro dell’Elfo, Teatri 90 Progetti/Maratona di Milano), testo e regia dello stesso Sarti.
Mai Morti è una “affabulazione nera” che fa discutere, arrabbiare, divide, emoziona e commuove.
Con una scrittura evocativa, Renato Sarti ripercorre la nostra storia recente attraverso i racconti di un fascista mai pentito, nostalgico delle “belle imprese” del Ventennio, oggi impegnato in prima persona a difesa dell’ordine pubblico contro viados,extracomunitari,zingari e drogati.
Mai Morti era il nome di uno dei più terribili battaglioni della Decima Mas. A questa formazione, che operò al fianco dei nazisti nella repressione anti-partigiana, il personaggio guarda con delirante nostalgia. Durante una notte milanese dei nostri giorni, il protagonista si abbandona a ricordi per lui sacri, lontani, cari. Ricorda le stragi compiute dall’Esercito Italiano in Africa e l’uso indiscriminato e massiccio dei gas contro le popolazioni civili. Ad animare i suoi sogni a occhi aperti sono anche alcune vicende del passato più prossimo e del nostro presente: dalla strage di piazza Fontana nella Milano incandescente del 1969 fino al G8 di Genova. Un monologo che cerca di ricordare che la parola antifascismo ha ancora un profondo motivo di esistere, e di far riflettere su quanto in Italia il razzismo, il nazionalismo e la xenofobia siano difficili da estirpare.

Un incontro raro e prezioso quello fra Ascanio Celestini e Giuliana Musso, che alle 21.30 si daranno appuntamento alla Stazione dell’Arte per POTENTE E FRAGILE (Fabbrica Srl in coproduzione con Teatro Biblioteca Quarticciolo). “… Le parole di chi cerca di ricostruire la vita di qualcun altro sono pietre sbilenche che stanno in piedi a fatica. Scricchiolano. Dondolano”, dicono. Giualiana Musso e Ascanio Celestini raccontano storie che zoppicano, così le definiscono.E questa sarà l’occasione per capire come le mettono in piedi, le loro storie. “La ricerca. La scrittura. La scena. Incontri. Dati. Testimonianze. Ricordare. Riordinare. Ripensare. Aprire l’uno all’altra i propri archivi e riscoprire dove sono nati storie e personaggi. Tornare insieme nei luoghi e nei momenti in cui la vita ci è apparsa così potente e fragile da poter divenire teatro”.

“Potente e Fragile non è uno spettacolo nuovo”, spiegano Musso e Celestini. “E’ solo un breve viaggio nei luoghi familiari a ciascuno di noi due, fatto così, senza pensarci troppo, solo per avere del tempo insieme. Un lavoro in corso, uno studio, un’improvvisazione, un incontro, uno spettacolo sbagliato.  

Giovedì 8 agosto

L’ultima giornata del Festival dei Tacchi numero 20 comincerà alle 12 a Jerzu, a Casa Demurtas, con Storie Meticce, di e con Alessandro Mascia. E Jerzu, in piazzetta Mereu, accoglierà alle17 anche l’esito scenico del laboratorio diretto da Gardi Hutter, CLOWN (v. I LABORATORI).

Alle 19, alla Cantina Antichi Poderi di Jerzu, Pierpaolo Piludu, accompagnato da Su Concordu Iscanesu (Pietro Dettori “sa oghe”, Giampiero Motzo “sa mesuoghe”, Antonio Piras “sa contra”, Fabio Sanna “su bassu”) porterà in scena POSIDOS, con la regia di Giancarlo Biffi (luci di Giovanni Schirru, suono di Giampietro Guttuso).

Pòsidos (titolo anche di un libro edito da Condaghes), “tesori”, è uno spettacolo che affonda le radici nella cultura orale della Sardegna. Nel 1995 Pierpaolo Piludu ha portato avanti un’indagine sul campo a Scano Montiferro, finalizzata ad una tesi di laurea in Antropologia Culturale sulle modalità del raccontare delle persone anziane del paese. A distanza di qualche anno è nato “Pòsidos” che da allora viene presentato con successo, a livello nazionale.

Da alcuni anni lo spettacolo va in scena anche con la partecipazione de Su Cuncordu Iscanesu. Le voci del gruppo di canto a tenore di Scano Montiferro rendono ancor più suggestiva la narrazione e diventano una ricca colonna sonora che aiuta gli spettatori a viaggiare in un mondo lontano solo qualche decennio, ma distante anni luce da quello odierno. Un mondo dove, come diceva Nonnu Mannu, vecchio parroco di Scano, i vivi e i morti convivono.

Nei racconti dei vecchi e delle vecchie scanesi i morti appaiono in continuazione. Discutono, dialogano con i vivi come se fosse la cosa più normale del mondo. E quando si trattava di animas bonas, di solito le anime dei propri cari, non c’era da avere paura. Avevano sempre qualche consiglio da regalare ai vivi: chi riusciva ad ascoltare con particolare attenzione, nelle parole dei morti coglieva non solo qualche granello di saggezza, ma, a volte, anche il giusto suggerimento po agattare unu pòsidu, per riuscire a trovare un tesoro.

E alle 21.30 sarà ancora Ascanio Celestini a mettere il sigillo e chiudere la ventesima edizione del Festival dei Tacchi. La Cantina Antichi Poderi sarà il palcoscenico per il suo STORIE COMICHE FERROVIARIE – Studio di Barzellette, con le musiche di Gianluca Casadei.

Lo spettacolo prende spunto dal libro di Celestini “Barzellette”, pubblicato nello scorso gennaio per Einaudi. Una stazione, due uomini che aspettano un misterioso convoglio partito da lontano e un “brogliaccio” pieno di barzellette da leggere per ingannare l'attesa. Sono storielle popolate da naufraghi e cannibali, carabinieri e politici, scienziati e filosofi, preti, suore, ebrei e musulmani, mariti e mogli impegnati nell'eterna lotta tra i due sessi, e ancora animali, suocere, amanti. Storie che non appartengono a nessuno, ma sono a disposizione di tutti.

Le barzellette pescano nel torbido, nell’inconscio, ma attraverso l’ironia permettono di appropriarcene per smontarlo e conoscerlo. E poi la loro forza sta nel fatto che l’autore coincide perfettamente con l’attore. Non c’è uno Shakespeare delle storielle. Chi le racconta si prende la responsabilità di riscriverle in quel preciso momento. Ma anche l’ascoltatore diventa implicitamente un autore. Appena ascoltata, può a sua volta diventare un raccontatore e dunque un nuovo autore che la cambia, reinterpreta e improvvisa”, dice l’attore romano.

Le barzellette hanno attraversato il mondo e le culture vestendosi dell’abito locale, ma portando con sè elementi pescati ovunque. “Da sempre penso le mie storie partendo dal teatro, ma spostandomi in molti altri linguaggi. ‘Appunti per un film sulla lotta di classe’ nasce come spettacolo, ma diventa un film per il Festival di Roma e un disco che ha vinto il Premio Ciampi. Anche Pecora Nera nasce in teatro, ma è diventato libro e film alla mostra di Venezia. I racconti della Fila Indiana nascono in televisione e solo dopo essere passati dal teatro diventano libro.

Le Barzellette provengono già da fuori del teatro. Nascono come libro con l’editore Einaudi e in teatro diventeranno uno spettacolo aperto, soprattutto alla collaborazione con i musicisti”.

I LABORATORI

Durante la ventesima edizione del Festival dei Tacchi saranno due i laboratori, con i relativi esiti scenici, che animeranno la settimana teatrale ogliastrina organizzata da Cada Die Teatro.
Da sabato 3 a giovedì 8 agosto Gardi Hutter condurrà, nella Sala consiliare del Comune di Jerzu, il seminarioCLOWN . “Essere complicato è semplice; essere semplice è complicato”, scrive Hutter.“Ogni clown è un originale.La sua comicità si basa su idee chiare, logiche, radicali e sorprendenti, che vengono ridotte e addensate fino alla semplicità massima”.Il lavoro si baserà sul guardare quello che succede in un’improvvisazione e trovare idee per sviluppare la storia, per poi trovare un finale a sorpresa.“Per rilassarsi, allenarsi e trovare il proprio focus, faremo vari giochi ed esercizi fisici e vocali.Portate i vostri numeri, idee, nasi, costume, strumenti, attrezzi, ombrelli…   Li guardiamo insieme”.

Progetto lungo – si snoderà fra maggio e agosto - quello di PER UN TEATRO DI COMUNITÀ, laboratorio teatrale condotto da Mauro Mou. Obiettivo: costruire una serie di azioni ed eventi legati alla realizazione di un esito scenico finale partecipato da tutta la comunità e rappresentato negli spazi urbani del paese di Jerzu. Sarà dedicato alla storia, alla cultura materiale ed immateriale e alle tradizioni della comunità jerzese e ogliastrina. Il camminare sarà tema centrale del percorso. Camminare come atto creativo primario. Camminare come modo per conoscere e conoscersi, per scoprire e fare propri i luoghi, per incontrarsi, per andare avanti e provare ad immaginarsi un futuro.

“Proveremo a costruire un’azione di teatro e comunità che ci leghi sempre più al territorio che ormai da 20 anni ospita il nostro Festival”, spiega Mou.  “Un evento teatrale originale, costruito con il coinvolgimento e la partecipazioni degli abitanti di Jerzu, di Ulassai e di tutti quelli che si sentono vicini al progetto del Festival dei Tacchi. Un progetto che prenderà vita dalla ricerca del patrimonio culturale dei luoghi, dalla sua storia, dal lavoro, dall’artigianato, dalle tradizioni, dalle consuetudini sociali, dagli eventi rituali e festivi, dal legame con la natura e il paesaggio. Cercheremo il coinvolgimento di tutti: normali cittadini, Pro- loco, i ragazzi ospiti della comunità di migranti, gli artigiani e i commercianti, i bambini dell’oratorio, il gruppo folk, gli studenti (anche quelli dell’università della terza età), il coro, gli scrittori, gli insegnanti, i contadini e chi ha voglia di mettersi in gioco”. Teatro degli incontri la Sala consiliare del Comune di Jerzu.


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Il Festival dei Tacchi è organizzato con il sostegnodegli assessorati regionali della Cultura e del Turismo, della Fondazione di Sardegna, dei Comuni di Jerzu, Ulassai e Gairo, e con  la collaborazione della Cantina Antichi Poderi di Jerzu e della Stazione dell’Arte di Ulassai.

 

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09-05-2019
 


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