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    17 agosto 2018
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CARTELLONE

 



Una stagione troppo “mezza”

Ciao, Cristiano…

Impietrito. Quando il caro amico, e collega, Vito Biolchini mi ha scritto il messaggio “Cristiano ci ha lasciati” sono rimasto impietrito. Sapevo fin dall’inizio di quel male tremendo, odioso, della delicatezza della situazione, ma non ero aggiornato sugli ultimissimi sviluppi. E’ stata una scossa lacerante. I ricordi che mi hanno accomunato, e accomunano, a Cristiano hanno cominciato ad affastellarsi, accumularsi, insieme all’incapacità di metabolizzare quella notizia terribile. Mi è scattata, impulsivamente, la voglia di scrivere, di mettere giù qualche riga, quasi per esorcizzare il dolore, ma non ci sono riuscito subito. Lo faccio adesso, dopo essere stato per una settimana in camera di decompressione, e lo faccio con un senso misto di commozione, onore e imbarazzo, per ricordare (parola che non avrei mai voluto usare nel suo caso) l’uomo, prima ancora che il giornalista e lo scrittore. 

Quella con Cristiano non è stata una frequentazione amicale fitta, serrata, ma gli incontri, gli incroci, in alcuni periodi i tempi più lunghi trascorsi con lui, passaggi sempre significativi, mai superficiali (non sarebbe stato possibile confrontandosi con la sua profondità e sensibilità): il teatro, il Crogiuolo, l’esperienza condivisa di “Godot”, le lunghe chiacchierate multidisciplinari sotto la piccola redazione nel Corso Vittorio Emanuele, la passione comune per il calcio e per il Cagliari (abbiamo giocato insieme un po’ di partite di calcio a 7 all’Amsicora), le mie visite a Radio Press, le ospitate a Radio X, nella sua trasmissione, tutta rossoblù, “Al Bar Scopigno”. Fino a qualche anno fa a dirigere questa testata giornalistica, stessa famiglia di “Godot”, era stato proprio Cristiano. Mi telefonò per chiedermi se avrei avuto piacere nel subentrargli, gli sembrava la soluzione più logica, nel segno della continuità e del rapporto di amicizia comune che ci legava a Marco Fresi, editore coraggioso di queste "scommesse". Accettai, supportato dai suoi consigli, ed eccomi oggi a scrivere queste quattro righe, forse inutili, su spettacolosardegna.it.

Animo mite, gentile, sempre disponibile, paziente, generoso. Una brava persona, Cristiano Bandini, punto. Rara. Di alto senso etico e morale. E il sorriso, ecco, il sorriso, lo ricordo così il suo sguardo, pieno d’aperto, avrebbe scritto Alfonso Gatto, grande poeta del 900. Con quella disponibilità sorridente mi spiegò lui come entrare nel sistema editoriale di “Godot”, così da diventare non solo un facitore di pezzi ma anche un “operativo”. Oppure a suggerirmi e presentarmi una giovane e brava attrice per una delle mie incursioni teatrali corsare, ispirata dai versi di “Magnificat” di Alda Merini. Mi sono sentito toccato nel profondo quando Rita Atzeri, che ha raccolto il testimone della direzione del Crogiuolo da Mario Faticoni, mi ha comunicato che la sala dello spazio scenico di Fucina Teatro, nella Vetreria di Pirri, diventerà sala “Cristiano Bandini” e che anche il decennale del Nurarcheofestival sarà dedicato a lui. Spetterà a me comunicarlo, non avrei mai pensato di doverlo, assurdamente, fare. Ma sarà un onore, anche se triste.

Ho il grande cruccio di non averlo frequentato quanto sarebbe stato bello fare, ma - lo ha scritto anche Vito nel suo commovente ricordo -  la vita prende derive che ti portano a diradare anche rapporti importanti. Seppure a distanza, soprattutto negli ultimi anni, ci siamo sempre seguiti, con grande stima reciproca e rispetto. Stare senza sentirci, magari per un po’ di tempo, non ha mai leso la voglia di riconoscerci, come parte dello stesso gruppo, della stessa “famiglia” di provenienza. Diversi ma uguali, lontani ma vicini. Un punto di riferimento e contatto importante. Ho il grande cruccio di non averlo visto in questi ultimi mesi di battaglia e sofferenza, forse per eccesso di discrezione di cui ora sento il peso e la responsabilità. I giorni sono passati, inesorabili, “tanto presto ci sentiremo”, tanto presto ci rivedremo”, si dà per scontato ciò che scontato non è. E poi ti ritrovi attonito, senza parole, prima, e con il pudore di averne alcune da spendere, poi.

Ciao, Cristiano… Il mio abbraccio non lo può più raggiungere fisicamente, ma arriverà ugualmente, ovunque sia. E un abbraccio, forte, va alla sua dolce compagna, a sua moglie, Maria, e alla figlioletta, Marta, che come nessuno mai avrebbe meritato di vedere crescere.

L’ho ritrovato quel romanzo breve, “Mezza stagione”, che mi aveva regalato (qualche dono, letterario lui, poetico io, ce lo siamo scambiato), che avevo letto con curiosità e attenzione, con cui vinse il premio intitolato a Gianfranco Cocco, storico libraio di Cagliari, pochi anni dopo aver vinto il concorso letterario Sergio Atzeni con il racconto “Per un monologo teatrale”. L’ho ritrovato vicino a un libro di Niffoi e uno di Alberto Masala. Lo avevo conservato lì perché lì doveva stare. E l’ho sfogliato di nuovo quel breve ma denso romanzo, in questi giorni, rileggendone alcune pagine: un gruppo di amici quasi adolescenti, le loro storie, un diario, la zia del protagonista, la sua malattia... Ricordi di un’estate lontana, “interrotta dal cancro e dalla pubertà”, scriveva Cristiano in chiusura. Profezia ora indicibile.  

Ciao, Cristiano… La vita per te è stata intensa, hai lasciato i tuoi affetti più stretti, e tanti amici e colleghi - quelli che a Cagliari hanno fatto tracimare la chiesa dell’Annunziata per riservarti l’ultimo saluto - che ti hanno voluto veramente bene e continueranno a volertene. Ma la vita con te è stata anche matrigna: una stagione troppo breve, troppo corta, troppo mezza. Troppo. 

                                                                                 (Massimiliano M.)  




02-08-2018
 


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17-08-2018
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