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    19 luglio 2018
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CARTELLONE

 



Aprile alla Vetreria Aprile Resistente

Cadia Die Teatro e il Crogiuolo

Due storiche compagnie cagliaritane uniscono le forze. Cada Die Teatro e Il Crogiuolo si incontrano, mettono insieme risorse ed energie, seguendo il filone dell’impegno civile che ha sempre contraddistinto il loro percorso artistico, e organizzano negli spazi che condividono, quelli del Centro d’arte e cultura La Vetreria di Pirri, una rassegna congiunta: APRILE ALLA VETRERIA APRILE RESISTENTE, titolo che sintetizza la sinergia fra Cada Die e Crogiuolo. Per quasi un mese, dal 6 al 29 aprile, il linguaggio utilizzato sarà quello del teatro, fra musica e laboratori, per la manifestazione organizzata anche con Cemea (Centri di Esercitazione ai Metodi dell'Educazione Attiva), che all’interno del Centro anima il Cafè Ludico e le attività connesse.

“Era il lontano 1991 quando decidemmo di occupare un grande capannone fatiscente della vecchia vetreria in procinto di essere rasa al suolo”, ricorda Pierpaolo Piludu, attore storico di Cada Die. “Molti amministratori di allora ci guardavano come se fossimo matti o, nel migliore dei casi, dei sognatori, quando dicevamo che su quei ruderi sarebbe potuto sorgere un parco, un teatro, un centro culturale. Siamo felici di condividere questo sogno, che è diventato realtà, con i compagni del Crogiuolo e del Cemea, e ora lo siamo particolarmente, perchè le nostre iniziative si intrecciano e si arricchiscono a vicenda”.

“Aprile Resistente  – dice Rita Atzeri, presidente del Crogiuolo - è la denominazione ideata per gli spettacoli dello spazio Fucina Teatro e nasce dall'esigenza di difendere e diffondere i valori della Resistenza per ritrovarli nell'impegno quotidiano. L'incontro con Aprile alla Vetreria – sottolinea - è la naturale conseguenza di una collaborazione artistica con Cada Die Teatro, tra gestori del Centro, che con il passare del tempo assumere sempre maggiore forza e valore artistico – sociale”.

 
Il programma

Si parte venerdì 6 aprile, alle 21, allo spazio FUCINA TEATRO, con 15-18 LA GRANDE GUERRA, da un’idea di Ulisse Sebis, testo, scena e regia di Virginia Garau, con Carmen Porcu e Ulisse Sebis (nuova produzione Tragodia).
L’ 11 novembre 2018 si celebrerà il centenario della fine della Prima Guerra Mondiale, che sconvolse l'Europa intera per quattro lunghi anni, rimasta impressa nella memoria di tutti come la “Grande Guerra”.
Lo spettacolo è una lettura in movimento che racconta la storia di quel tragico conflitto. In realtà, narra la storia vera di Giuseppe Sebis di Gonnostramatza, che a partire dalla guerra in Libia fino alla fine della Grande Guerra sarà il protagonista indiscusso di questo avvincente racconto di vita e di morte. Un soldato semplice che compie atti di straordinaria umanità, uniti a gesta di grande valore militare, nonostante si trovi catapultato in uno scenario duro e crudele. Le vicende di Sebis hanno come sfondo gli scenari e i luoghi della guerra, prima in Libia, poi in Italia; le date e gli avvenimenti della storia ufficiale sono la cornice e il corollario che vanno a scandire la vita di questo eroe ordinario con la tecnica del flash back. Un modo di raccontare la storia con la “esse” maiuscola attraverso gli occhi e la vita di un semplice, ma eroico, soldato.
Lo spettacolo sarà preceduto alle 20.30 dalla CONVERSAZIONE con lo storico Gianluca  Scroccu.

Si prosegue domenica 8 con un doppio appuntamento. Alle 18, al TEATRO LA VETRERIA, va in scena LARIBIANCOS,nota produzione di Cada Die Teatro tratta dal romanzo “Quelli dalle labbra bianche” di Francesco Masala, con Pierpaolo Piludu, autore anche dell’adattamento teatrale, la regia di Giancarlo Biffi, le musiche originali di Paolo Fresu.
“Li chiamavano “soslaribiancos”, “quelli dalle labbra bianche”: era il segno distintivo, inconfondibile, dei poveri di Arasolè, un paesino della Sardegna, ai confini con le foreste del Goceano. Soslaribiancos si riconoscevano subito: mangiavano poca carne, pochi carboidrati, poche proteine… mangiavano troppo poco”.
Lo spettacolo nasce da un profondo interesse e considerazione per l’opera di Francesco Masala. In diverse occasioni il poeta-scrittore di Nughedu San Nicolò aveva manifestato il desiderio di vedere messo in scena il testo teatrale Soslaribiancos, nella versione sardo logudorese. “E' nato così un racconto – spiega Piludu - che si rifà sia al romanzo “Quelli dalle labbra bianche” che ad altre opere di Masala, dove compaiono a più riprese Culubiancu, Mammutone, Tric Trac, e gli altri laribiancos di Arasolè, partiti un pomeriggio di sole del 1940, sopra un carro bestiame, per andare a fare la guerra. Dove possibile ho cercato di lasciare inalterata la suggestione poetica delle parole dell'autore. Allo stesso tempo, spero con il giusto rispetto, ho dovuto scegliere, aggiungere, assemblare, tradire”.
A seguire Marco Gallus presenta “S’ISTORIA”, web documentario su Cicitu Masala.


Alle 21, nello spazio FUCINA TEATRO, debutta L’ISOLA DI ANTONIO - Gramsci, la Sardegna e la memoria, reading/concerto di e con Giacomo Casti e Frantziscu Medda, in arte Arrogalla (produzione Antas Teatro). La serata è organizzata con la collaborazione dell’Anpi di Monserrato e della Fondazione Gramsci.
“Di Antonio Gramsci si è detto e scritto molto, come è giusto che sia per uno dei monumenti del pensiero novecentesco internazionale. Da isolani ed estimatori del grande pensatore, ci siamo accorti che attraverso la musica e l’”isolanità” gramsciana si poteva e si può raccontare qualcosa anche del nostro presente, della nostra isola oggi, oltreché della complessità delle sue dinamiche interne ed esterne”, scrivono nelle note dello spettacolo gli autori. Da questa esigenza nasce il progetto “L’isola di Antonio”, “che si pone come obiettivo quello di raccontare la vita di Nino - come tutti chiamavano Antonio - attraverso brevi episodi tratti dalla sua inconfondibile scrittura, frammenti delle celeberrime “Lettere dal carcere” e istantanee narrative prese in prestito dalla biografia scritta da Peppino Fiori. L’obiettivo è quello di raccontare colui che è senza dubbio e di gran lunga il sardo più tradotto e conosciuto nel mondo, e di raccontarlo con le parole e la musica, dandogli così senso contemporaneo. Raccontare una vita che si è spenta presto, spenta in carcere dal fascismo, la vita di un giovane rivoluzionario sardo e della sua formazione esistenziale e politica, la vita di un ragazzo profondamente condizionato nel fisico, ma con una mente, una volontà e una determinazione eccezionali; la vita di un combattente per la libertà di cui ancora studiamo il pensiero e il lavoro”.
Gramsci viene raccontato, “senza paludamenti o eccessivi accademismi”, attraverso la voce narrante di Casti e i suoni di Arrogalla, che lega tradizione e musicalità sarda con la ricerca elettronica contemporanea, a voler rendere attuale la lezione di vita dell’intellettuale e politico di Ales.

S’ACQUA FATTA: è il titolo dello spettacolo che va in scena venerdì 13 aprile allo spazio FUCINA TEATRO, alle 21, con Rita Atzeri e Fausto Siddi, regia e drammaturgia di Simone Schinocca, fondatore e direttore artistico di Tedacà, importante realtà teatrale e culturale torinese nata nel 2002, che coproduce con il Crogiuolo lo spettacolo.
“S'acqua fatta” è l'espressione che usavano i lavoratori delle Saline di Cagliari quando nell'acqua iniziava la precipitazione del sale dopo mesi di lento scorrere fra una vasca e l'altra e una lunga evaporazione. Le Saline: un lavoro massacrante dove "la manualità ti ammazzava", un lavoro che diventò anche un modo di dire: "Ti mando a lavorare in Salina", per augurare qualcosa di male a qualcuno.
Anni 70. I lavoratori sono statali. Si accede tramite un concorso pubblico. “Il nostro spettacolo – spiega Simone Schinocca - parte proprio da alcune interviste all'ultima generazione dei lavoratori del sale. Le storie raccolte, attraverso un percorso drammaturgico, diventano la storia di Nino e Greca. Marito e moglie. La festa della raccolta del sale è l'occasione in cui le loro vite si incontrano e si incrociano. Storie di sale, di lavoro, un lavoro faticoso, ma soprattutto storie di dignità. Un centinaio di lavoratori che vivono in un comune sentire, una comunità che condivide lavoro, vita, desideri, fatiche, lotte sindacali”. E dopo secoli le Saline di Cagliari vengono chiuse. E con la chiusura “si perde un'esperienza secolare, storie, valori, possibilità economiche, posti di lavoro, prospettive di sviluppo per l'intero territorio e la dignità dei lavoratori che hanno vissuto e lavorato alla Salina fino a quel momento "come se fosse una cosa loro". In “S’acqua fatta” - conclude Schinocca - si raccontano e incrociano storie. Che alternano ironia e commozione, che sembrano lontane nel tempo e sono di soli venti, trent’anni fa”.


Il giorno dopo, sabato 14, sempre alla FUCINA TEATRO, alle 21, STORIA DI UNA PICCOLA CITTA’, per il progetto Il Lavoro Mobilita _ Abitare Le Storie, testo e regia di Monica Porcedda, con Pietro Carta, Piero Deidda, Lucia Longu, Mariella Mannai, Luciano Sulas, Rosanna Sulas (produzione La Cernita).
“Una piccola Città deve sorgere in men che non si dica. E' una "Città Macchina", costruita a bocca di miniera, il sogno di emancipazione per molti giovani attratti dalla speranza di un lavoro e di una nuova vita”, è scritto nelle note di regia. “Ingegneri, operai, muratori, manovali in meno di tredici mesi costruiscono strade e piazze e case e palazzi per accogliere migliaia di persone provenienti da tutta l'Italia. E' una migrazione verso un diverso modo di "coltivare", a 100, 200, 300 metri di profondità dove il frutto della terra non è appannaggio dei lavoratori, ma serve a “forgiare le armi della guerra e della pace” secondo le logiche dell'autarchia fascista”. Così, nel profondo sud della Sardegna, nasce Carbonia. Che, però, a soli dieci anni dalla sua fondazione “già mostra i segni della sua esistenza precaria quando i più economici carboni esteri mandano in crisi il settore estrattivo... Da obiettivo e rifugio sicuro per la sua gente essa diventa una temuta arma di ricatto in mano all'Azienda proprietaria di tutta la Città. Contro le misure repressive e provocatorie a danno soprattutto dei lavoratori che lottano per difendere il posto di lavoro, il 7 ottobre 1948 il sindacato proclama lo sciopero. “Così una piccola città, appena uscita dalla guerra, si stringe tutta intera attorno ai minatori scioperanti per affermare il suo diritto di esistere".

A introdurre lo spettacolo, alle 20.30, una CONVERSAZIONE con lo storico Gianluca Scroccu.

Domenica 15 si comincia dalla mattina: alle 11.30, nella  SALA MUSICA del CAFÈ LUDICO, a cura di Cemea, CONCERTO di MUSICA ANTICA E OLTRE *, con Daniele Floris e Giuliana Pisanu (flauti dolci), Amalia Fenu (violino) e Renato Perra (chitarra).

Nel pomeriggio, alle 18, al TEATRO LA VETRERIA, STORIE METICCE, di e con Alessandro Mascia, collaborazione al testo di Francesca Caminoli, Mario Madeddu, Davide Madeddu, accompagnamento musicale a cura di Alessandro Ligas (produzione Cada Die Teatro).
Il  progetto teatrale "Storie Meticce" ha preso le mosse dal libro di Francesca Caminoli "Perché non mi abbracci", sull'avventura umana di Zelinda Roccia e dell'Associazione Los Quincos che opera in Nicaragua per aiutare i bambini di strada di quel territorio. “Mentre lo rileggevo – spiega Alessandro Mascia - mi ritornavano costantemente in mente le immagini dei bambini da me conosciuti nel 2016, in Grecia, nel campo profughi di Kara Tepe'... Quelle immagini a loro volta mi hanno fatto ricordare di altri bambini e bambine, della mia vita, come in un rimbalzo di emozioni che dentro di me si erano casualmente messe in contatto, avvicinate perché simili”. Da qui il desiderio, e l’esigenza,  di raccontare e mischiare ‘storie meticce’ di varie parti del mondo. Cosa abbiamo fatto noi adulti o non abbiamo fatto per il futuro dei nostri figli? Ecco il quesito che emerge. STORIE METICCE è un progetto teatrale che ricerca e confronta storie di ordinaria violenza o solitudine, determinate da un’umanità che si è voltata dall'altra parte, con storie di ordinaria bellezza di altre umanità che alla violenza e alla solitudine hanno risposto con la ‘passione umana’ e l’impegno civile.
A seguire Davide Madeddu racconterà “SLOVACCHIA: LA MIA ESPERIENZA NEI CAMPI ROM- 2016/17”.

Si riprende venerdì 20 aprile con CIRCO CAPOVOLTO, allo spazio FUCINA TEATRO, alle 21. Uno spettacolo in prima assoluta regionale, liberamente tratto dal romanzo di Milena Magnani, di e con Andrea Lupo, diretto da Andrea Paolucci (produzione Teatro delle Temperie), con un palmares di prim’ordine: vincitore del Roma Fringe Festival 2017 per Miglior Drammaturgia, Miglior Attore e Premio del Pubblico.
Uno spettacolo intenso in cui memoria, appartenenza, famiglia e sangue si mescolano a guerra, deportazioni, tradimenti, fughe e vendette. Due storie parallele ma strettamente intrecciate, quelle di Branko e di suo nonno Nap’apo╠Ç, due generazioni di rom in un’Europa in cui le etnie nomadi hanno vissuto e vivono ancora vite separate, vite “a parte”. Una generazione e╠Ç finita nei campi di concentramento, la successiva nei campi rom alle periferie delle grandi citta╠Ç.
La trama: Branko Hrabal, in fuga dall’Ungheria, si rifugia in un campo rom in Italia. Porta con se╠ü dieci scatoloni contenenti quel che rimane del famoso circo ereditato da suo nonno. Circo che ha dovuto bruscamente interrompere la sua attivita╠Ç durante la Seconda Guerra Mondiale, quando i nazisti ne hanno prima rinchiuso e poi sterminato tutti gli artisti. Branko non sa che farsene di questa eredita╠Ç pesante e ingombrante. Ma nel campo trova un gruppo di bambini curiosi che lo obbligano a raccontare la storia di quel circo, che e╠Ç la storia della sua famiglia e, in sintesi, la storia dell’Europa moderna. Branko ripercorre così l’epopea della propria famiglia, dalla gioia che il circo di suo nonno sapeva portare in giro per tutta Europa fino alla fuga, alla deportazione, allo sterminio. Sette bambini lo ascoltano con occhi incantati e trovano finalmente, fra un trapezio, cinque clave e qualche vecchio costume, una nuova speranza di riscatto e di felicita╠Ç. Nascosti nelle cantine di un vecchio palazzo abbandonato, ispirati da Branko, lavorano sodo e alla fine riescono a dar vita a un loro nuovo circo, sottoterra, un circo capovolto.

Sabato 21, alle 18, nella CORTE LA VETRERIA, si inizia con DANZE COLLETTIVE *, a cura di Cemea, con la partecipazione degli allievi del corso “Le chiavi del violino”.

Alle 21, al TEATRO LA VETRERIA, RUMORE BIANCO 2° EPISODIO, diretto da Mauro Mou, parole di Emanuele Cioglia, scrittore d'ambientazione fra noir e sociale che collabora da anni con Cada Die, esito scenico degli allievi del corso Cuori di Panna Smontata (produzione Cada Die Teatro / Scuola di Arti Sceniche La Vetreria).
“Ci stavamo preparando al secondo episodio di Rumore Bianco”, è scritto nelle note di presentazione, “quando all’improvviso sono arrivati loro, gli Altricorpi. Hanno viaggiato nel tempo e nello spazio per rispondere al “MAYDAY, MAYDAY, MAYDAY… Saremo mai felici, tutti noi esseri umani? Ci hanno parlato del paradiso e dell’inferno… e poi ci hanno indicato la strada per il futuro che noi avevamo dimenticato. E adesso siamo qui, che aspettiamo, alla fermata del QS, direzione Poetto”.

Ancora un appuntamento mattutino curata da Cemea domenica 22, alle 11.30, nella SALA MUSICA del CAFÈ LUDICO: VOCI DI PRIMAVERA *, concerto del Coro di Urzulei, diretto dal maestro Christian Pilia.

Alle 18, al TEATRO LA VETRERIA, replica di RUMORE BIANCO 2° EPISODIO. A seguire un INCONTRO con Emanuele e Nicola Cioglia, giovane artista visivo, (Babbu e Fillu).

Giornata densa di eventi quella di mercoledì 25 aprile, dedicata alla FESTA DELLA LIBERAZIONE *, organizzata con la collaborazione dell’Anpi di Monserrato e della Fondazione Gramsci.
Pomeriggio e sera, nella CORTE LA VETRERIA, vedranno lo svolgersi di CONCERTATO PER LA LIBERAZIONE, concerto per ensemble di musicisti, spettatori, attori e performer, diretto da Daniele Ledda, con l’azione performativa dei pittori Gianluca Marjani e Mario Floris. Una prova sperimentale per la contaminazione dei linguaggi artistici e il coinvolgimento attivo dello spettatore. La sperimentazione inizia già nella proposta del superamento della divisione fra attori e spettatori, con l’incontro degli stessi in uno spazio comune da far vivere e agire. Dalle 16 alle 18 si terrà il LABORATORIO di costruzione di strumenti musicali (aperto a tutti), fino ad arrivare all’esito finale spettacolare: dalle 19 alle 20 in scena un CONCERTO con gli attori Rita Atzeri, Antonio Luciano, Daniela Vitellaro, Fausto Siddi, i musicisti di TiConZero e i partecipanti al laboratorio (coproduzione Il Crogiuolo/TiConZero). L’unico vincolo sarà il tema, che deve affrontare argomenti legati alla Festa della Liberazione. “Perché legare il tema della contaminazione in ambito artistico a quella della Liberazione? L’esigenza – dichiarano gli organizzatori - è quella di utilizzare uno spazio ludico per indirizzare, in particolare alle giovani generazioni, riflessioni su come identificare e combattere le tracce di pensiero neofascista nel nostro quotidiano”.

Dalle 16, fino alle 20, sempre nella Corte, anche l’ESPOSIZIONE, curata da Cemea, di fotografie e oggetti realizzati dagli ospiti del gruppo Umana Solidarieta’ Sardegna.

La serata del 25 si chiuderà alle 21, allo spazio FUCINA TEATRO, con lo spettacolo BACHISIO SPANU. L‘EPOPEA DI UN CONTADINO SARDO ALLA GUERRA, libero adattamento di Marco Parodi da “Un anno sull’altipiano” di Emilio Lussu, con inserti tratti da “Roccu U Stortu” di Francesco Suriano tradotti in campidanese da Rossana Copez. In scena Giovanni Carroni, sotto la regia di Parodi (produzione Bocheteatro).
Il protagonista è un fante della Brigata Sassari, un contadino che è al tempo stesso uno storico che espone, con i suoi poveri mezzi, in una lingua semplice, la terribile cronaca della Grande Guerra, riprendendo i temi affrontati da Emilio Lussu nel suo "Anno sull'altipiano". Il testo è integrato con inserti tratti dal monologo teatrale di Francesco Suriano "Rocco 'u storu" (opera segnalata da Franco Quadri al premio Riccione), tradotto in campidanese da Rossana Copez, che ha operato una radicale trasformazione linguistica rispetto al calabro-italiano dell'originale, lasciando però intatta la struttura drammaturgica voluta da Suriano, fatta di continui flash back frutto di una memoria ingolfata da immagini terrificanti di morte e distruzione.
Su questo tessuto narrativo si innestano le memorie di Lussu, lo sgomento che coglieva i soldati nell'attesa dell'assalto, i momenti resi tragici dall'incertezza della morte inevitabile, dall'atroce scoperta di aver conquistato trincee di cadaveri, allineati ai loro posti, l’uno a fianco all'altro. Per il Generale Cadorna, all'infuori della vittoria, l'unico riposo era la morte. Ma il soldato Bachisio Spanu, nonostante sia semianalfabeta, riesce benissimo a comprendere che "i colonnelli e i generali non capiscono niente, ma proprio niente, tanto da sembrare che siano là per errore". E che certe azioni appaiono senza senso logico nè militare, studiate apposta per far massacrare i soldati. Nella Brigata Sassari, diventata nel secondo anno di guerra a reclutamento regionale, passarono decine di migliaia di sardi. Tutti gli ufficiali della Brigata attendevano con lucida consapevolezza che arrivasse "il tempo dell'assurdo", degli assalti furibondi e disperati, armati soltanto di un fucile contro un nemico preparato per la guerra in modo formidabile: il tempo di una morte praticamente certa.

Venerdì 27 aprile ancora un omaggio a Gramsci con GRAMSCI ANTONIO: PRESENTE, alle 21, allo spazio FUCINA TEATRO. Con Marta Proietti Orzella e Fausto Siddi (produzione Actores Alidos), la serata è organizzata con la collaborazione dell’Anpi di Monserrato e della Fondazione Gramsci.
In una biblioteca: Terry è una ragazza alle prese con una tesina sulla figura di Antonio Gramsci. Completamente a digiuno sull'argomento, sembra arrendersi di fronte alla mole di libri e documenti, quando fa un incontro che le cambierà il punto di vista... 
L'obiettivo dello messa in scena - che è stata studiata anche per il pubblico delle scuole - è fare emergere la sconvolgente attualità del pensiero di Gramsci, quanto possa ancora “parlare” a un ragazzo di oggi (“Gramsci Antonio: presente!”, appunto). I testi di riferimento sono tratti dalle opere “L'albero del riccio” e “La città futura”.
Alle 20.30 la CONVERSAZIONE con Gianluca Scroccu introdurrà allo spettacolo.

IN SU MONTE ‘E GONARE… A SIREN SINGS! è la rappresentazione con cui si celebrerà sabato 28 Sa Die de Sa Sardigna, alle 21 al TEATRO LA VETRERIA.Di Pierpaolo Piludu,molto liberamente tratto dal romanzo “Assandira” di Giulio Angioni, è l’esito scenico finale con gli allievi della Scuola di Arti Sceniche La Vetreria(produzione Cada Die Teatro).
“Nel 2008, con una trentina di allievi della Scuola di Arti Sceniche La Vetreria, abbiamo portato in scena “In su monte ‘e Gonare… a siren sings!”. Giulio Angioni ci aveva consentito di mettere le mani sul suo bellissimo romanzo, pur sapendo che non avremmo fatto una messa in scena fedele”, ricorda Pierpaolo Piludu. Che continua: “Ci eravamo subito innamorati della vicenda dell’agriturismo creato ad hoc per turisti nordici, convinti di sperimentare sulla propria pelle rituali pastorali e vita selvaggia. Trascorrere una settimana ad Assandira è molto costoso… ma che esperienza! Si dorme nelle antiche pinnetas, su pelli di pecora con la testa appoggiata a una pietra; si cammina per ore e ore, assetati, sotto il sole a picco, nelle zone più aride e desolate, a fianco di pastori che, con l’inseparabile doppietta a tracolla, comunicano solo a gesti o grugniti: fantastico! La storia di Assandira fa ridere, ma è un riso amaro che fa riflettere”. E quella che sembrava una commedia si trasforma in tragedia.
“A distanza di anni abbiamo deciso di portare di nuovo in scena il lavoro. Sembra sempre attuale anche la domanda che ci eravamo posti anni fa: “Funti prus tontus is turistas chi creinti a totu su chi ddis contaus o is sardus chi fainti is scimprus po is turistas?”.

Il sipario su APRILE ALLA VETRERIA APRILE RESISTENTE calerà domenica 29 aprile quando, alle 18, al TEATRO LA VETRERIA, verrà replicato IN SU MONTE ‘E GONARE… A SIREN SINGS!
A seguire, in chiusura di serata e rassegna, “GRAZIE GIULIO!”, un omaggio allo scrittore e antropologo Giulio Angioni, con i contributi di Francesco Bachis, Giacomo Casti, Carlo Maxia e Andrea Melis.


La rassegna APRILE ALLA VETRERIA APRILE RESISTENTE è sostenuta dagli Assessorati alla Cultura della Regione Sardegna e del Comune di Cagliari.

 

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Per informazioni e prenotazioni:

Teatro La Vetreria/ Cada Die Teatro 328 2553721 - biglietteria@cadadieteatro.com

Fucina Teatro / Il Crogiuolo 334 8821892 - ilcrogiuolo@gmail.com

Cemea 070 284755

 

Singolo spettacolo € 5

Abbonamento 6 spettacoli a scelta € 21

Manifestazioni del 25 aprile: ingresso gratuito

* ingresso gratuito

 




08-04-2018
 


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19-07-2018
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