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    31 ottobre 2020
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CARTELLONE

 



A un passo dal tempo

“Giacometti e l'arcaico”. La mostra al Man di Nuoro ancora fino al 25 gennaio

Figure in cammino, donne immote e silenziose come idoli del passato. Filiformi, stilizzate fino all’estrema essenzialità. “A un passo dal tempo. Giacometti e l’arcaico”, è il titolo della mostra, curata da Pietro Bellasi e Chiara Gatti, che il Man di Nuoro ospita dal 24 ottobre fino al 25 gennaio 2015. Ricca di una settantina di pezzi, l’esposizione svela al pubblico il grande fascino che la statuaria antica (egizia, etrusca, greca, celtica e africana) esercitò agli occhi di uno dei più grandi scultori del Novecento. 

«Tutta l'arte del passato, di tutte le epoche, di tutte le civiltà, apparve davanti a me. Tutto era simultaneo, come se lo spazio avesse preso il posto del tempo». Da questa confessione nasce l'idea di restituire ai capolavori di Alberto Giacometti (1901-1966) la loro dimensione d'eternità, avvicinando alle sue sculture sottili e longilinee, scavate nella materia come reperti archeologici, una selezione preziosa di reperti usciti da alcuni tra i più importanti musei italiani d'arte antica.

I prestiti delle opere del maestro svizzero, concessi da importanti collezioni, come la Kuntshaus di Zurigo e la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, vengono accostati per la prima volta alle opere arcaiche del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, del Museo Civico Archeologico di Bologna, del Museo Civico di Palazzo Farnese a Piacenza e del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. I lavori di Giacometti e quelli dei suoi antenati animano un percorso sviluppato per temi e iconografie, basato su un gioco di rimandi, di sguardi incrociati fra capolavori sottratti alla dimensione del tempo e ricollocati nello spazio della contemporaneità. 

Un viaggio affascinante che dimostra allora come la sua Femme qui marche, eseguita fra il 1932 e il 1936, riproponga gli stessi canoni di stilizzazione del corpo, la frontalità, la ieraticità, il passo breve avanzato della gamba sinistra, concetto puro di movimento, ispirato all'iconografia egizia. Nell'ambito dell'art nègre, le Insegne Oko o le Figure Igala della Nigeria con il ventre piatto e allungato sono testimonianze di immagini dello spirito, che Giacometti studiò a fondo per le sue sculture dalle teste minute e il busto fortemente allungato.

Le celebri figure di origine etrusca, come gli Aruspici dai corpi “a lama” del Museo di Villa Giulia a Roma, scoperti dall'artista durante il primo viaggio in Italia fra il 1920 e il 1921, sembrano tornare idealmente nelle forme immote dello scultore, con le quali condividono linearismo, compostezza e armonia. Allo stesso modo il dialogo con i bronzetti nuragici – che segnano un legame con il territorio sardo – può essere spiegato attraverso le parole dello storico dell'arte Giuseppe Marchiori, dedicate proprio al sapore antropologico della ricerca di Giacometti e alle forme dei suoi corpi, «esili come guerrieri nuragici, senza lance e scudi, oppure simili all'idolo volterrano, agli uomini della notte». Procedendo per confronti, ecco infine certe piccole Kore di bronzo, con le loro fogge compatte, le braccia stese lungo i fianchi, ricordare la delicatezza delle opere più esili di Giacometti.

 www.museoman.com 




05-01-2015
 

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31-10-2020
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