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    31 ottobre 2020
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CARTELLONE

 



Passo a due. Le avanguardie del movimento

Mostra collettiva dalle origini del cinema animato ai giorni nostri

Il museo MAN di Nuoro presenta fino al 29 giugno la mostra “Passo a due. Le avanguardie del movimento”. Il progetto, curato da Lorenzo Giusti, direttore del Museo MAN, ed Elena Volpato, conservatrice della GAM di Torino, responsabile della Collezione di Film e Video d'Artista, approfondisce, attraverso uno spaccato che dalle origini del cinema animato giunge ai giorni nostri, uno degli aspetti più affascinanti delle opere di animazione, quella possibilità accarezzata da molti artisti e cineasti di utilizzare il movimento filmico come un rito magico che dona vita alla linea del disegno, alla silhouette, alla marionetta o all’immagine fotografica.

 

Gli artisti in mostra: Alexandre Alexeieff & Claire Parker, Max Almy, Berthold Bartosch, Claudio Cintoli, Segundo de Chomón, Émile Cohl, Maya Deren, Nathalie Djurberg & Hans Berg, Ed Emshwiller, George Griffin, Noa Gur, Claus Holtz & Harmut Lerch, William Kentridge, Fernand Léger, Len Lye, Norman McLaren, Diego Perrone, Fratelli Quay, Robin Rhode, Jan Švankmajer, Stan Vanderbeek, Kara Walker.

 

L’immaginario creativo, propriamente demiurgico, che è spesso sottostante al disegno e alla rappresentazione per figure, assume attraverso il movimento e il ritmo musicale i tratti ammalianti dell’incantesimo, di una vita che è danza della fantasia. Non è un caso che artisti e film-makers, nell’accostarsi alle diverse tecniche dell’animazione, si concentrino spesso sull’immagine corporea e leghino a essa evocazioni della figura di Frankenstein, del Golem o del robot, e in genere della nascita artificiale di un corpo, come volessero ripetere nel racconto mitico il loro stesso potere di animatori: dare anima all’inanimato.

 

Le opere in esposizione offrono dunque la possibilità di un percorso storico nell’animazione, sperimentale e artistica, attraverso l’immagine del corpo, della sua costruzione e del suo “montaggio”. Quando l’animazione si basa sul disegno tutto sembra nascere da una linea, come nel pionieristico Fantasmagorie di Émile Cohl (1908) o in Lifeline (1960) di Ed Emshwiller, dove il tratto bianco continuo si avviluppa in nodi di materia che a poco a poco divengono arabesco organico mescolandosi con l’immagine fotografica del corpo di una ballerina. O come in Head di George Griffin (1975), dove la forma base del volto e la tradizione artistica dell’autoritratto si spogliano di qualsiasi dettaglio realistico per poi rianimarsi inaspettatamente di espressività emotiva e di sfumature psicologiche rese pittoricamente.




17-06-2014
 

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31-10-2020
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