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    30 ottobre 2020
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CARTELLONE

 



Taccuino dal fronte

le incisioni di guerra di Anselmo Bucci



E’ prorogata
sino a domenica 9 gennaio 2011 la mostra Taccuino dal fronte. Incisioni di guerra di Anselmo Bucci  allestita nelle Sale dell’Arco del Centro comunale d’arte e cultura Il Ghetto.

 

L’iniziativa è realizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Cagliari e dal Consorzio Camù ed è inserita nelle iniziative dedicate ai festeggiamenti per il centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia.

Si tratta di 53 incisioni a puntasecca che compongono la cartella Croquis du front italien in cui Anselmo Bucci ha raccontato la sua esperienza al fronte del primo conflitto mondiale in qualità di volontario ciclista al fianco dei futuristi Marinetti, Boccioni e Sant’Elia.

In queste incisioni, invece di soffermarsi sugli aspetti spettacolari della guerra, riunisce una serie di immagini poetiche ed espressive in cui narra, con l’occhio vigile dell’artista e del “camerata”, la vita del battaglione più nei momenti di riposo che durante i combattimenti.

 

Le opere esposte fanno parte di una importante collezione privata acquisita dal Consorzio Camù, comprendente oltre 4000 grafiche che raccontano 600 anni di capolavori da Dürer a Picasso.

 

La serie di incisioni Croquis du front italien si colloca entro un preciso contesto storico: è un reportage che coglie i momenti della storia “ufficiosa” della Grande Guerra. Questa serie, considerata nella sua totalità di testo scritto e immagini, possiede una duplice anima: al taglio altisonante ed euforico della prefazione, accostabile allo spirito prometeico futurista, fa riscontro una narrazione per immagini espressa in toni pacati e malinconici. Bucci è entrato nel conflitto bellico con la sua arte, oltre che con la sua vita in “prima linea”, e le sue incisioni stimolano ancora oggi una riflessione sulla Grande Guerra, trasformando gli eventi di cronaca in immagini cariche di memoria.

 

Attraverso queste incisioni ci parla della guerra: faticosa, sudata, banale e quasi monocroma. Il colore non serve a raccontarla, inutile e remota l’esperienza recente dei cromatismi accesi di luce marina e si impone invece quel segno vivace, di “fattura allegretta e rapida” che aveva garantito all’artista marchigiano l’ingresso nei ranghi dell’antiaccademico “Groupe Libre”. Un tratto che asciuga l’allegrezza al calore del fronte ma resta svelto, fluido e si fa più attento semmai a penetrare nel dettaglio descrittivo, rispettoso e cameratesco, nell’urgenza di una solidarietà tra quei fanti-artisti, tutti intenti in una destrezza narrativa che si concentra egoisticamente sull’elemento umano. La linea di Bucci si insinua allora nella quotidianità in grigioverde, lenta come la noia dell’inazione, delle retrovie, delle corvées ma anche pronta a lanciarsi nello scatto dell’assalto, vera però, nuda di slanci enfatici e sa farsi, se vuole, persino dinamica di puro ardimento sintetico, futurista. (Giorgio Pellegrini)

 

Anselmo Bucci (Fossombrone, Pesaro 1887 – Monza 1955).

Frequentò tra il 1902 e 1905 l’ Accademia di Brera dove strinse amicizia con Dudreville. Si trasferì a Parigi dal 1906 al 1915 dove dopo un iniziale periodo difficile, ricevette apprezzamenti da critici del calibro di Apollinaire e frequentò Modigliani, Severini e Picasso. Nella capitale francese ebbe modo di conoscere le avanguardie, rimanendo però, nelle sue opere, fedele al modello classico italiano. Intorno al 1912 fece lunghi viaggi in compagnia della moglie Juliette: in Sardegna, in Algeria e nel Sud della Francia riportandone le impressioni su tele e lastre. Allo scoppio della prima guerra mondiale, si arruolò volontario nel "Battaglione Ciclisti" insieme a Marinetti, Boccioni e Sant'Elia regalandoci, da cronista, importanti resoconti di guerra, che pubblicherà a Parigi grazie all’editore D'Alignan, con il titolo Croquis du Front Italien.

Nel 1922 fondò insieme con Sironi, Funi, Dudreville, Malerba, Marussig e Oppi il gruppo del "Novecento", gruppo che, propone un recupero dell’arte figurativa e che deve proprio a Bucci il nome. 

Partecipò al Salon parigino del 1909 e alle Biennali di Venezia dal 1924 in poi. Nel 1925 illustra, con otto tavole realizzate a punta secca, la prima edizione italiana del “Libro della Giungla” di Kipling. Fu anche scrittore e giornalista: nel 1930 vinse il premio Viareggio con Il Pittore volante. Negli stessi anni si dedicò al design arredando i piroscafi Duchessa d’Aosta, Timavo e California disegnandone ogni elemento decorativo. Morì nella sua casa di Monza nel 1955, dopo che , nel 1943, il suo studio di Milano era stato distrutto dai bombardamenti. La sua pittura appare dominata da una componente legata alla tradizione dell’Ottocento francese, tra Naturalismo ed Impressionismo.

 

La mostra sarà visitabile con i seguenti orari: dal martedì alla domenica dalle ore 9 alle 13 e dalle 16 alle 20; chiuso il lunedì.

 

Ingresso gratuito con Karalis Card

 

Informazioni: Centro Comunale d’Arte Il Ghetto, tel. 070 6670190

www.camuweb.it


03-01-2011
 
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30-10-2020
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