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    15 novembre 2019
Home > Cartellone > La Sardegna dei Teatri 2009
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CARTELLONE

 



La Sardegna dei Teatri 2009

rassegna di teatro contemporaneo



“Sette paesi, quattro province, una regione, anzi un continente”. Si avvia alla partenza la sesta edizione de La Sardegna dei teatri, il circuito di teatro contemporaneo promosso dal Cada die Teatro in collaborazione con La Maschera di San Sperate, Bocheteatro di Nuoro e Rossolevante di Tortolì con l'obiettivo di portare il teatro dove difficilmente arriva.

L'edizione 2009 vanta ospiti di prestigio, tra cui spiccano Ascanio Celestini che apre a Dorgali e Cagliari con Fabbrica per poi arrivare a Serrenti con Radio clandestina; ma anche Pippo Delbono che torna in Sardegna con due fra i suoi lavori più apprezzati, Il tempo degli assassini e Racconti di giugno, in scena a Tortolì, Nuoro, Dorgali e Cagliari; il genovese e anticonvenzionale Don Gallo, a Cagliari e San Sperate, col suo Angelicamente anarchico mette in scena ricordi ed esperienze che hanno segnato la sua vita dedicata agli ultimi, tanto cari anche al suo amico De Andrè. Meno noti al grande pubblico ma molto amati dalla critica i giovani veneti Babilonia teatri con Made in Italy e Underwork, i loro irriverenti ritratti della contemporaneità in scena a Lanusei, Dorgali, Nuoro, Cagliari e San Sperate.

Unica data in Sardegna per i toscani Sacchi di sabbia, un'altra giovane compagnia che a San Sperate porterà in scena Sandokan.

Spazio anche alle produzioni locali col Cada die Teatro che presenterà a Cagliari Hamlet revolution-musical drama nelle strade di bologna '77 co-produzione col Festival internazionale jazz in Sardegna, in replica a Tortolì; una prima nazionale per Operapè e Fuori onda realizzato nell'ambito del progetto Migranti in collaborazione con la ASL n.5 di Oristano. Infine Arcipelaghi a Serrenti e Pòsidos a Nuoro. Sempre nella città natale del Bocheteatro la compagnia presenterà L'albero del riccio un lavoro su Antonio Gramsci e Percas, ritratto di Nuoro, città simbolo della contraddizione tra tradizione millenaria e volgarità attuale.

Queste e altre storie verranno proposte al pubblico di Cagliari, Dorgali, Lanusei, Nuoro, San Sperate, Serrenti e Tortolì dal 16 ottobre al 13 dicembre, il continente dei teatri.


 


L'ottava edizione de La Sardegna dei teatri si caratterizza per la volontà di mettere a fuoco alcuni tra i temi più rilevanti e scomodi del nostro presente. Per accompagnarci nel profondo di una riflessione che ci renda più consapevoli della realtà, abbiamo scelto artisti d'eccellenza del teatro contemporaneo.





PROGRAMMA


  


Quando: Dal 16 ottobre al 13 dicembre


Dove: Per Cagliari Teatro La Vetreria


Programma di Cagliari:


Sabato 17 ottobre • ore 21.00

ASCANIO CELESTINI

Fabbrica

Venerdì 23 e Sabato 24 ottobre • ore 21.00

CADA DIE TEATRO

Operapé

Sabato 31 ottobre • ore 21.00

DON ANDREA GALLO

Angelicamente anarchico

Sabato 7 novembre • ore 21.00

BABILONIA TEATRI

Made in Italy

Sabato 14 novembre • ore 21.00

NUOVA COMPAGNIA PIPPO DELBONO

Il tempo degli assassini

Domenica 15 novembre • ore 19.00

NUOVA COMPAGNIA PIPPO DELBONO

Racconti di giugno

Venerdì 20 e Sabato 21 novembre • ore 21.00

CADA DIE TEATRO e FESTIVAL INTERNAZIONALE JAZZ IN SARDEGNA

HamletRevolution musical drama nelle strade di Bologna ’77

Sabato 28 novembre • ore 21

CADA DIE TEATRO e SCUOLA DI ARTI SCENICHE

Progetto Migranti Fuori onda

Sabato 12 dicembre • ore 21

STORIA E MEMORIA Piazza Fontana 12 dicembre ’69, la madre di tutte le stragi

Teatro, musica e parole a 40 anni da quel giorno


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DORGALI Venerdi 16 OTTOBRE

ASCANIO CELESTINI

FABBRICA



(inserito nella Rassegna Cinematografica del Comune di Dorgali)

di e con Ascanio Celestini



...Tutto comincia la sera del 16 marzo 1949, quando il protagonista fa il suo ingresso da neo assunto in fabbrica, con la mansione di scovazzino - «devo scopare il carbone nell'altoforno». Il suo capoturno è Fausto, che subito spiega: «La fabbrica c'ha un centro e quel centro è l'altoforno. E noi stiamo al centro della fabbrica». Parte da qui la lettera alla madre, attraverso cui il narratore di questo romanzo-piece dipana la storia di una fabbrica italiana. E la storia della fabbrica è innanzi tutto la storia dei suoi operai, e soprattutto di Fausto, il capoturno a cui manca una gamba e perciò «c'ha l'assunzione di ferro - che a quelli che c'hanno la disgrazia non li manda via manco Gesucristo dalla fabbrica». E prima ancora che di Fausto, è la storia del nonno di Fausto e del padre di Fausto, anche loro di nome Fausto. Lo scorrere veloce di queste tre vicende umane - che incrociano quelle di Paride Pietrasanta, il padrone, di Assunta, la tabaccaia ex operaia, bella come una Madonna, al cui impronunciabile segreto si lega la scomparsa di un nutrito gruppo di operai -, ci restituisce cinquant'anni di storia italiana. Un racconto che affabula il lettore grazie alla raffica di parole di Ascanio Celestini, «la macchina parlante», che porta in scena, e sulla pagina, uno spettacolo di storia patria in tuta blu. E in questa lettura che va giù d'un fiato tra suspence e ricordi, ritroviamo col sorriso e qualche amarezza la memoria di un passato che ci accompagna nel presente, il nostro, quello di fabbriche in dismissione, di rinnovate lotte sindacali e della ricerca di nuove identità.




 




 


NUORO giovedì 5 NOVEMBRE

DORGALI venerdi 6 NOVEMBRE

BABILONIA TEATRI

MADE IN ITALY



vincitore del Premio Scenario 2007

di e con Valeria Raimondi ed Enrico Castellani

scene Babilonia Teatri/Gianni Volpe

costumi Babilonia Teatri/Franca Piccoli

luci e audio Ilaria dalle Donne

movimenti di scena Simone Brusa



Made in italy non racconta una storia. Affronta in modo ironico, caustico e dissacrante le contraddizioni del nostro tempo. Lo spettacolo procede per accumulo. Fotografa, condensa e fagocita quello che ci circonda: i continui messaggi che ci arrivano, il bisogno di catalogare, sistemare, ordinare tutto. Procede per accostamenti, intersezioni, spostamenti di senso. Le scene non iniziano e non finiscono. Vengono continuamente interrotte. Morsicate. Le immagini e le parole nascono e muoiono di continuo. Gli attori non recitano. La musica è sempre presente e detta la logica con cui le cose accadono. Come in un video-clip.

made in italy è un groviglio di parole.

E' un groviglio di tubi luminosi.

E' un groviglio di icone.

Per un teatro pop.

Per un teatro rock.

Per un teatro punk.

Un teatro carico di input e di immagini sovrabbondante di suggestioni, ma privo di soluzioni.



Il Nord Est italiano ritratto come fabbrica di pregiudizi, volgarità e ipocrisia; straordinario produttore di luoghi comuni sciorinati come litanie, e di modelli famigliari ispirati al presepe ma pervasi da idoli mediatici, intolleranza, fanatismo. Il made in Italy è un prodotto dozzinale e tragicamente umoristico, raccontato in uno spettacolo apprezzabile per compiutezza, in cui la comicità non è ottenuta dal meccanismo televisivo della barzelletta, ma dalla durata dell'elenco e dalle impercettibili ma fortissime variazioni, grazie a una sensibilità per le virtù e le potenzialità della parola che si fa maestria del contrappunto musicale. Strutture verbali semplici ma efficacissime fanno sbottare il riso e la percezione del non senso, in un lavoro che coniuga sapientemente stilizzazione interpretativa e parossismo gestuale. Con un ritratto spietato delle "sacrosante" manifestazioni del tifo calcistico e delle telecronache enfatiche e patriottarde, normalmente rese impercettibili dalla generale assuefazione. Un lavoro dove si infrangono con sagacia e leggerezza tabù e divieti, per rilanciare anche il teatro oltre gli schemi e i conformismi.





 




 


NUORO giovedì 12 NOVEMBRE

DORGALI venerdi 13 NOVEMBRE

COMPAGNIA PIPPO DELBONO

IL TEMPO DEGLI ASSASSINI



di Pippo Delbono

con Pippo Delbono, Pepe Robledo



"...ecco il tempo degli assassini!"

Arthur Rimbaud

[«Il tempo degli assassini»">

Giacche e cravatte. Sul palcoscenico solo due sedie.Luce bianca.Una pila, una sigaretta, un giocattolo da bambino, ciglia finte, una bottiglia di birra, una lettera, un microfono, bolle di sapone, vecchi blues, musica classica, rock, salsa, motivetti degli anni '30. Due storie parallele. Pensare di uccidere qualcuno che ami. Prendersi in giro. Imitare i Blues Brothers. Imitare Stanlio e Ollio. Passerelle da Music Hall. Giocare con il pubblico. Raccontare delle storie. Una persona può morire per un colpo di Stato in Argentina. In un altro continente un persona può morire di overdose.



"Quando abbiamo deciso di fare questo spettacolo insieme, volevamo parlare di Rimbaud e dei poeti maledetti e dei poeti rock e delle persone che sono vissute e morte come loro, della morte di un intero popolo, della violenza, dell'amore e della solitudine. Grandi temi. Invece ci siamo trovati a parlare delle piccole cose della vita, piccole paure, piccoli sogni, piccole storie di ogni giorno. E senza volerlo abbiamo parlato di noi ...".



Pippo Delbono





 




 


NUORO Giovedì 19 NOVEMBRE

COMPAGNIA BOCHETEATRO

PERCAS



di e con Giovanni Carroni

e con Monica Corimbi, Giuseppe Porcu,

Monica Farina, G. Pasquale Mercuriu, Paolo Mercuriu, Mirko Piu, Francesco Canu



Non c'è niente di più sofferto e difficile per un nuorese che parlare di Nuoro.E' mettere il dito nella piaga, affondare il coltello nella carne viva. E' masochismo. Nuoro è il luogo del tutto e del nulla, è il mondo e l'antro chiuso della caverna, strade infinite nell'universo, binario morto al centro del villaggio. E' la fissità secolare di un ritmo binario che non porta da nessuna parte.Il ritmo ossessivo compulsivo del Mammuthone (maschera della tradizione barbaricina) che incorna lo spazio e il tempo davanti a se, senza possibilità di scampo; è la fissità dei nuraghes, intatti nella loro millenaria inquietante maestosità; è il silenzio pieno delle sue campagne, pullullate da pecore, capre e uomini invisibili, tra querce ,sughere,lentischi; è l'afrodisiaca festa dei profumi de su beranu (primavera) e del vino che inebria la mente, che innamora e uccide; è il canto triste dei tenores, capri cantanti/danzanti , guerrieri/ pastori, re schiavi della propria terra.



Nuoro, culla prigione delle sue creature, che all'improvviso esplode nel miracolo del figlio che illumina il mondo delle sue meraviglie, e viaggia nel mondo delle umane genti con la sua corona d'alloro. E' allora che l'Ulisse di ritorno in patria non può non fare a meno del suo Giudizio, quello che Salvatore Satta chiamava «il mistero del processo».



Questa terra , che ha visto invasori fenici, bizantini, romani,saraceni,spagnoli, pisani, genovesi e per finire italiani. Questo popolo, che per il 90% ha origini pastorali, fatica ancora oggi a trovare una sua autonomia. L'autonomia di un a regione che da troppi secoli è vittima di dominatori esterni e di politici interni senza scrupoli, della "mala giustizia". Un popolo che fatica a trovare unità, coesione. Dicevano gli spagnoli dei sardi: "Pocos, locos e male unidos".



Lo spettacolo dunque è anche una riflessione/provocazione alla situazione economico/politica di adesso. Racconta le contraddizioni di una tradizione millenaria straordinaria che si scontra con la volgarità attuale di molti Vip miliardari, italiani e stranieri, e le numerose donne/veline, che frequentano la Costa Smeralda, accompagnati e sostenuti da politici corrotti e potenti, affaristi sardi e italiani, che stanno portando l'Isola a un "naufragio" economio- sociale oltre che culturale.



Creature che si aggirano nell'Isola isolante della mia Sardegna, della mia Nuoro. Aria lucida frizzante e melma scura. Movimento violento e spasmodico. Cupa luce alcolica, voce senza corpo, spazio senza tempo. testimone vittima carnefice. Immobilità urlo afasia. Nuoro, sensazione panica della solitudine, senso sofferto del mondo circostante ,infinitamente grande, infinitamente piccolo. Mammuthone che incespica , cade , si rialza, goffamente danza, poi piano trova il ritmo, la strada, il cammino, con dolore si sveste , ritrova il suo corpo il suo volto il suo sangue, il suo canto.





 




 


DORGALI venerdi 20 NOVEMBRE

COMPAGNIA BOCHETEATRO

ANTONIO GRAMSCI. L'ALBERO DEL RICCIO



di e con Giovanni Carroni



Tempo fa , sotto richiesta dei miei due figli Andrea e Salvatore, mi sono messo a rovistare tra le foto di famiglia, per trovarne alcune che mi ritraggono da ragazzo con tutti i capelli in testa. Era questa la loro grande curiosità : subito dopo grandi risate e sberleffi: "com'eri buffo, non sembri neanche tu , irriconoscibile.. e così via.. A quel punto siamo andati avanti a vedere tante altre foto, di tutto il parentado.. E' stato allora che oltre alle foto mi è capitato tra le mani un vecchio raccoglitore verde con i fogli plastificati , dove avevo riposto in ordine cronologico tutte le tessere del P.C. , non del computer, del Partito Comunista: di mia nonna mio nonno, mio padre mia madre e mio zio Francesco, il barbiere, noto Cucuiedda . Ed è allora che ho ripensato al vecchio P.C., al Partito dei miei nonni, di mio padre, a quella militanza passionale, quasi romantica, a quella fede, che richiamava il grande ingenuo sogno di " Proletari di tutti paesi, virgola, unitevi!!".



Un sogno infranto prima con Stalin (ripudiato da un Lenin inascoltato e dallo stesso Gramsci) e poi con altri più o meno simili a lui in altre parti del mondo. Ma a parte la caduta del muro comunista, (fermo restando che di muri che devono cadere ce n'è tanti, e tanti ne stanno edificando di nuovi , politici e religiosi.), mi chiedevo: in Italia , in Sardegna, sarà pure rimasta qualcosa di buono di quel grande ingenuo sogno , di quel comunismo, di quella grande sinistra italiana.- PAUSA-. Io credo di si....



E nonostante le delusioni, le mortificazioni, le offese, la vergogna, di una parte della sinistra attuale, di quella sinistra del potere, dell'arroganza, dell'affarismo, io credo che i grandi valori della sinistra storica italiana non sono scomparsi, sono ancora dentro tanti di noi : parole come uguaglianza, fraternità, tolleranza, solidarietà , possono essere ancora manifesto per una militanza dell'onestà , della giustizia sociale, dell'educazione, della civiltà, dell'intelligenza..



Ecco , per via di quelle tessere, ho pensato di provare a raccontare un pochino di quella immensa eredità lasciataci da A. Gramsci. Un comunista che ha fatto la differenza, che fa la differenza, non solo in Italia, ma nel mondo.



Tornando alle tessere, le stesse le ho volute utilizzare per la composizione della locandina dello spettacolo; e a vederle così , un po' alla rinfusa, tute colorate, non sono poi così inquietanti o tristi, danno l'idea di un gioco gioioso, mi portano anche dei ricordi teneri, pensieri allegri, forse di una nuova consapevolezza, di una nuova speranza.





 




 


NUORO Giovedì 26 NOVEMBRE

CADA DIE TEATRO

POSIDOS



di e con Pierpaolo Piludu

e con la partecipazione de Su Cuncordu Iscanesu

Pietro Dettori "sa oghe"- Giampiero Motzo "sa mesuoghe"

Antonio Piras "sa contra"- Fabio Sanna "su bassu"

luci di Giovanni Schirru

suono di Giampietro Guttuso

regia di Giancarlo Biffi



Pòsidos, "tesori", è uno spettacolo che affonda le radici nella cultura orale della Sardegna. Nel 1995 Pierpaolo Piludu ha portato avanti un'indagine sul campo a Scano Montiferro, finalizzata ad una tesi di laurea in Antropologia Culturale sulle modalità del raccontare delle persone anziane del paese. A distanza di qualche anno è nato "Pòsidos" che da allora viene presentato con successo, a livello nazionale.



Da alcuni anni lo spettacolo va in scena anche con la partecipazione de Su Cuncordu Iscanesu. Le voci del gruppo di canto a tenore di Scano Montiferro rendono ancor più suggestiva la narrazione e diventano una ricca colonna sonora che aiuta gli spettatori a viaggiare in un mondo lontano solo qualche decennio, ma distante anni luce da quello odierno. Un mondo dove, come diceva Nonnu Mannu, vecchio parroco di Scano, i vivi e i morti convivono. Nei racconti dei vecchi e delle vecchie scanesi i morti appaiono in continuazione. Discutono, dialogano con i vivi come se fosse la cosa più normale del mondo. E quando si trattava di animas bonas, di solito le anime dei propri cari, non c'era da avere paura. Avevano sempre qualche consiglio da regalare ai vivi: chi riusciva ad ascoltare con particolare attenzione, nelle parole dei morti coglieva non solo qualche granello di saggezza, ma, a volte, anche il giusto suggerimento po agattare unu pòsidu, per riuscire a trovare un tesoro.




NUORO: Info, abbonamenti e prevendita presso la sede di Bochetatro, via Congiu Pes n° 6, Nuoro

dal lunedì al venerdì dalle ore 10.00 alle ore 13.00. Il mercoledì pomeriggio dalle ore 15.00 alle ore 19.00.




"http://www.comune.nuoro.it/media/images/Appuntamenti/LaSardegnaDeiTeatri2009.jpg"




14-10-2009
 
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15-11-2019
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