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    7 luglio 2020
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CARTELLONE

 



Bisuras - fotografie di Mauro Porceddu


Sabato 13 giugno 2009 ore 17.30 a Villasor presso il Castello Siviller verrà inaugurata la mostra fotografica di Mauro Porceddu dal titolo BISURAS.



Interverranno oltre al sindaco Walter Marongiu a all’assessore alla cultura Concetta Sangermano, lo storico e critico della fotografia Diego Mormorio.



La mostra, a cura del regista Giampietro Orrù e del critico d’arte Massimo Sanna è stata allestita dalla coop. teatro “Fueddu e Gestu”.



Il fotografo Mauro Porceddu propone una selezione di immagini in bianco e nero frutto di un lungo reportage condotto nei paesi durante feste e sagre concentrandosi in particolare sui volti della gente. Fuori dai luoghi comuni dell’immagine folklorica e stereotipata, Mauro Porceddu coglie fisionomie e situazioni, Bisuras, con ironia e freschezza e con un taglio da fotoreporter che rifiuta facili schematizzazioni.



La mostra sarà aperta tutti i giorni dalle 16.30 alle 20.00 escluso il lunedi a partire dal 13 giugno fino al 10 luglio 2009. La visita alla mostra di Porceddu è anche un ottima occasione per visitare il Castello Siviller del 1415.









ASPETTO PARTICOLARE



Dice Flusser che il grigio è il colore della teoria. Le fotografie in bianco e nero ricalcano questa situazione, sono grigie, non rappresentano il mondo che è a colori, quindi sono immagini di teorie.



Se il postulato di Vilém Flusser è giusto, allora Mauro Porceddu espone delle teorie e non delle semplici istantanee.



Egli espone delle teorie, ossia una weltanschauung che ha scaturigine nel noto, nel vissuto, che parte da ciò che Porceddu conosce, ma che presto diventa, come abbiamo detto concezione del mondo e, perché no, della fotografia.



Quali sono le teorie esposte?



La prima regola (o teoria) è che tutto è circolare e che si ripete sempiterno, come le processioni che seguono sempre lo stesso percorso perché devono sempre così manifestarsi con gli stessi attori, gli stessi scenari, gli stessi simulacri.



Questo non significa che tutte le processioni siano uguali, ognuna si distingue dalle altre per una serie di accadimenti e azioni che chiameremo particulare.



La seconda regola di Mauro Porceddu è che anche la fotografia è ciclica e circolare perché svela nello stesso identico modo il proprio mistero, dai tempi di Daguerre e Niepce sino ad oggi (si potrebbe obiettare un secondo sul digitale, ma, sintetizzando, potremmo anche dire che il digitale non è altro che un’accelerazione del processo fotografico).



E il particulare lo si percepisce anche in “Bisuras”, quando il fotografo si sofferma sui primi piani dei visi estraniandoli dal ciclo della rappresentazione sacra.



Assorti nella funzione o concentrati sul Rito o spiritosi o gaudenti, in posa o ripresi di nascosto (quasi sempre dal basso e con un piccolo obiettivo grandangolare) i personaggi sono ritratti nel senso verbale e nel senso del sostantivo costruendo quelle che Derrida chiamava differanze cioè le diversità che uniscono e le similarità che divergono.



E ciò permane anche considerando che questa serie di istantanee si innesta in un fiume straripante di esposizioni, di ricerche e di pubblicazioni sul tema, di carattere etnografico o propriamente religioso, accostandovisi e, contemporaneamente, separandosene.



Tutte le fotografie sono belle diceva la Sontag, ma ciò che rende, probabilmente (lasciando un attimo da parte il dato tecnico), un’immagine più bella e più interessante di un’altra è il concetto, cioè la teoria, ma anche l’intenzione umana che prevale sul determinismo e sull’inconscio tecnologico.



Quando si parla di fotografia si rischiano molti luoghi comuni e, per non smentirci, ne aggiungeremo un altro che è quasi una citazione di Weston.



La fotografia è uno strumento di conoscenza, è l’arte (lo dice appunto Weston) più attrezzata a “scavare nello spirito di oggi”, ma potremo tranquillamente aggiungere di ieri e di domani.



Massimo Antonio Sanna







per informazioni: tel. 0709648584


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12-06-2009
 
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07-07-2020
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