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    15 novembre 2019
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CARTELLONE

 



Festival Mediterranuoro - Teatro



Il Festival Mediterranuoro- Teatro, la cui direzione artistica  è affidata all’attore regista Giovanni Carroni di Bocheteatro,  vuole essere un grande momento d'incontro delle espressioni culturali e artistiche del Mediterraneo.

Teatro dunque, per scoprire, attraverso i suoni e i ritmi, le affinità delle culture e tradizioni dei popoli del Mediterraneo.

Sono 6 gli appuntamenti del festival voluto dalla Compagnia Bocheteatro e dalla Provincia di Nuoro grazie anche al contributo della Regione Autonoma della Sardegna, del Sistema Turistico Locale di Nuoro e della Fondazione Banco di Sardegna e alla collaborazione dei Comuni di Oliena, Orotelli, Torpè, Sarule, Tiana  che ospiteranno gli spettacoli.



Il cartellone



La rassegna inizia dunque lunedì 27 Ottobre ad Oliena presso l’Auditorium Comunale con NATI IN CASA, con Giuliana Musso regia Massimo Somaglino. Si nasceva in casa, una volta. Nei paesi c’era una donna che faceva partorire le donne. La “comare”, la chiamavano, era la levatrice, l’ostetrica insomma. Nati in casa  racconta la storia di una donna che fu levatrice in un paese di provincia di un  nord-est italiano ancora rurale.

Storia tutta al femminile, dunque, storia di una dedizione costante e quasi sommessa al destino di una gente, che dura una vita e che non si risolve mai in un unico eroico gesto ma che rivoluziona il mondo dal di dentro, piano piano. Infatti questa vicenda  non si trova nei libri di storia ma nel ricordo delle persone. L’abbiamo raccolta attraverso tante interviste e disegnata tracciando linee semplici tra un aneddoto e l’altro, memorie di fatti eccezionali solo per chi li vive. Come quando di notte suonava il campanello ed era sempre una corsa, a piedi, col calesse, in bicicletta e persino a dorso d’asino e accompagnata da almeno due persone perché anche la levatrice era una donna e di notte da sola con un uomo “foresto” non si poteva andare; o quando un giorno benedetto ebbe da assistere ben cinque partorienti e in quel piccolo paese nacquero cinque bambini sani in un sol giorno; quando in quella casa fece nascere il decimo bambino, dopo nove femmine, ed era un maschio, che lo alzò al cielo come un piccolo Mosè; e quando una giovane donna incinta che si voleva buttare nel fiume uscì dalla sua casa e non ci si buttò…quando erano così poveri che il bambino appena nato lo adagiarono in un cassetto…Eventi straordinari di vita quotidiana. O eventi quotidiani di una vita straordinaria. Come nascere. Prima la testa, poi le spalle…e sei nato. E attraverso la memoria, una analisi della maternità di oggigiorno : modi, tempi, luoghi, figure professionali e protagonisti reali.



L’8 Novembre a Orotelli alle ore 21.00 presso la sala Bocciodromo sarà la volta di DESERT, con Teodorous Terzopoulous dell’Attis Theatre che verrà replicato a Silanus il 9 Novembre presso la sala montegranatico sempre alle ore 21.00.

Carlo Michelstaedter nasce a Gorizia, Italia, nel 1887 da genitori italo-ebrei.Dopo la maturità si iscrive all’università di matematica di Vienna. Subito dopo comunque abbandona l’università e si trasferisce a Firenze con l’intento di studiare pittura. In realtà si iscrive all’istituto di Studi Superiori di Filosofia dove si appassiona di poesia e di antichi filosofi greci. Nel 1909 ritorna a Gorizia e lavora sulla tesi di laurea. Il 16 ottobre 1910 completa il saggio sulla “ Persuasione “ e il giorno successivo si suicida. Adelphi pubblica le seguenti opere “ Epistolario “ (1983 ), “Poesie” ( 1987 ), “ Dialogo della salute “ ( 1988 ), “ La Persuasione e la Rettorica “ ( 1995 ).

Dalla tesi di laurea nasce il testo “ La Persuasione e la Rettorica “ un insieme eterogeneo nel quale l’intensa dimensione poetica poggia su una voce senza speranza. La drammaturgia “ dello schema di Michelsteadter “  si basa su questo testo che si distingue per quella voce interiore, che segue i percorsi che attraversano la poetica di Michelstaedter.

Nato a Gorizia e morto suicida all’età di 23 anni,  il suo pensiero  ha profonde radici sia nella cultura occidentale del 19° secolo sia nel periodo classico. Su questo terreno comune si fonda la collaborazione fra l’attore italiano Paolo Musio e il regista greco  Theodoros Terzopoulos.

La Persuasione è per Michelstaedter lo sforzo di riuscire a possedere se stessi, anche se solitamente ciò non avviene poiché la vita è imperfetta. La Rettorica è  l’espediente   che produce   la parola, i gesti ,  e la difficoltà a raggiungere la Persuasione

Michelstaetder avanza senza esitare all’interno di un labirinto senza uscita, la sua esistenza sta costantemente fra la vita e la morte ed evoca la  ricerca in una tragica dimensione contemporanea . questa ricerca la si ritrova al centro del lavoro di Terzopoulos.

Il gruppo dei miti che passa attraverso l’Ade è la chiave di comprensione di un teatro rituale di dimensione tragica. In questo teatro il legame  fra il giovane poeta e il filosofo perde ogni forma dialettica, ogni paratassi, in modo che si possa trasformare in corpo, prigione, fiamma e conflitto che attraverso la realizzazione scenica avviene in quello stesso momento in uno spazio di contemporanea desolazione, dove ogni senso di equilibrio è stato perso.

La prima versione del testo di C.M adattata da Paolo Musio con la regia di Terzopoulous è stata presentata dal 14 al 23 novembre 2007 nel Teatro Attis ad Atene. Al centro di una scena vuota, un attore sta in piedi tutto  solo, il suo corpo si  trasforma in un macchinario multi-ritmico confrontato all’elementare potere naturale, come la gravità. Nei suoi occhi luccica una impenetrabile distanza; la sua mente è persa in uno spazio da dove nascono inafferrabili immagini, frammenti di storie, violente blasfemie, espressioni di una disperata e chiara voce, nell’intento di creare il labirinto in cui si è persi, in un’ intensa avventura del pensiero.

La seconda versione è stata presentata a Lecce ( Italia ) il 27 e 28 luglio 2008. il regista Terzopouluos ha interpretato in greco antico testi da Eraclito, sul  tema del fuoco, mentre Paolo Musio ha interpretato in lingua italiana il testo di Carlo Michelstaedter. La novità di questa versione è stata la presenza di un coro formato da sei persone anziane  del Salento che cantavano in greco. Lo spettacolo ha avuto molto successo ed è stato calorosamente accolto sia dai critici e pubblico italiano sia   greco, nei dieci spettacoli all’Attis Teatro di Atene.

La terza versione sarà presentata a Nuoro, Sardegna l’8 e il 9 Novembre. Questa volta il coro sarà composto dai tenores barbaricini che canteranno brani della loro tradizione. La parte di Paolo Musio sarà ulteriormente arricchita da altri testi di Michelstaedter che riguarderanno la distruzione della natura, mentre Terzopolous interpreterà sempre testi da Eraclito sul tema del fuoco



La Rassegna prosegue con lo spettacolo di Bocheteatro BACHISIO SPANU, che verrà rappresentato a Torpè il 20 Novembre presso il Centro per anziani alle ore 21.00.

Il protagonista è un fante della Brigata Sassari, un contadino della Sardegna che è al tempo stesso uno storico che espone, con i suoi poveri mezzi, in una lingua semplice, la terribile cronaca della Grande Guerra. riprendendo i temi affrontati da Emilio Lussu nel suo “Anno sull’Altipiano”, compresi quelli della inutile decimazione della Brigata, un sacrificio che ancora oggi chiede delle risposte.

Il testo è integrato da inserti tratti dal monologo teatrale di Francesco Suriano “Rocco ‘u stortu” (opera segnalata da Franco Quadri al Premio Riccione), ed è stato tradotto in Campidanese da Rossana Copez, che ha operato una radicale trasformazione linguistica rispetto al calabro-italiano dell'originale, lasciando però intatta la struttura drammaturgica voluta da Suriano, fatta di continui flash-back frutto di una memoria ingolfata da immagini terrificanti di morte e distruzione.

Su di esse abbiamo innestato le memorie di Emilio Lussu, lo sgomento che coglieva i soldati nell'attesa dell'assalto, in momenti resi tragici dall’incertezza della morte inevitabile, dall'atroce scoperta di aver conquistato trincee di cadaveri, allineati ai loro posti, uno a fianco all'altro. Ed alla sera il mulattiere che saliva l'erta cantava "Pro defender sa patria italiana distrutta s'est sa Sardigna intrea".

Il Generale Cadorna è convinto che “sull`Altipiano di Asiago si salva l'Italia e l'Onore dell'Esercito". Ma i suoi ufficiali "guardano con occhi fermi la realtà" come scriverà Camillo Bellieni, ed assistono sgomenti allo sfruttamento dei soldati sardi nelle azioni ordinate senza nessuna efficace ed adeguata preparazione dell'artiglieria, con i reticolati intatti. Per il generale Cadorna, all'infuori della vittoria, l'unico riposo è la morte. Ma il soldato Bachisio Spanu, nonostante sia semianalfabeta, riesce benissimo a comprendere che "i colonnelli e i generali non capiscono niente, ma proprio niente, tanto da sembrare che siano là per errore." E che certe azioni appaiono senza senso logico né militare, studiate apposta per far massacrare i soldari.Nella Brigata Sassari, distrutta letteralmente una decina di volte, diventata nel secondo anno di guerra a reclutamento regionale, sono passati decine di migliaia di sardi. Dal reclutamento non si salvò nessuno in Sardegna. E tutti gli ufficiali della Brigata Sassari attendono con lucida consapevolezza che arrivi "il tempo dell'assurdo", degli assalti furibondi e disperati, armati solamente di un fucile contro un nemico formidabilmente preparato per la guerra, esacerbati dalla continua e immediata visione di una morte certa e infeconda.Il monologo del “soldatino” Spanu Bachisio è sovrastato da sconvolgenti spezzoni di immagini tratte dai più importanti film che hanno affrontato l’argomento, come “UOMINI CONTRO” di Francesco Rosi,  “LA GRANDE GUERRA” di Mario Monicelli, “ORIZZONTI DI GLORIA” di Stanley Kubrick, “UNA TRANQUILLA DOMENICA DI PASSIONI” di Jean-Pierre JEUNET e “ALL’OVEST NIENTE DI NUOVO” di Lewis Milestone, del 1930 e nel quale la Grande Guerra è vista dalla parte dei “crucchi” , un gruppo di studenti-soldati che scoprono anche loro come la guerra abbia poco da spartire col coraggio, il dovere o l'etica.



La Rassegna si conclude martedì 2 Dicembre a Sarule presso la Sala Biblioteca Comunale alle ore 21 con lo spettacolo ORLANDO della Compagnia Armamaxa, in replica mercoledì 3 Dicembre a Tiana presso il Centro Polivalente.

Messo in scena  e raccontato da ENRICO MESSINA Camicia bianca, una tromba e uno sgabello: è tutto quel che serve per raccontare le vicende dei paladini di Carlo Magno e dei terribili saraceni. All’essenzialità della scena si contrappongono la ricchezza ed i colori delle immagini evocate: accampamenti, cavalieri, dame, duelli, incantagioni, palazzi, armature, destrieri… Un vortice di battaglie ed inseguimenti il cui motore è sempre la passione, vera o presunta, per una donna, un cavaliere, un ideale. Reale trasporto o illusorio incantesimo? Sono solo storie. Storie senza tempo di uomini d’ogni tempo, in cui tutto è paradosso, iperbole, esasperazione.

Riscoprire il piacere della fabulazione e della fascinazione della parola, il senso di ascoltare delle storie e di ascoltarle assieme ad altri. Arte un tempo assai familiare alla nostra cultura, ormai trascurata se non del tutto dimenticata.

Ecco perchè l'Orlando Furioso di Ariosto, che proprio dall’arte dei cantastorie prese linfa per diventare alta letteratura; ed ecco perchè il travolgente racconto che ne ha fatto Italo Calvino insieme a stralci di immagini “rubate” ad altri suoi libri come “Il Cavaliere Inesistente”. Così le parole dei canti e delle ottave di Ariosto prendono nuova vita, un po’ tradite un po’ ri-suonate, e la narrazione avanza tra guizzi di folgorante umorismo e momenti di grande intensità, mescolando origini, tradizioni e dialetti.

Nell'appassionante lavoro di scrittura alcuni episodi sono stati ripresi, altri rielaborati, altri completamente inventati com'è nell'essenza stessa dell'arte di raccontare.



27-10-2008
 
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15-11-2019
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