Home > Cartellone > Nuove Sensibilità 2007-2008 9 febbraio 2010
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CARTELLONE

 



Nuove Sensibilità 2007-2008

A luglio 2008 al prestigioso Festival Internazionale Castel dei Mondi di Andria sono andati in scena, in anteprima, i sette spettacoli finalisti del progetto Nuove Sensibilità 2007-2008.


Il progetto Nuove Sensibilità è nato da un’idea del Nuovo Teatro Nuovo di Napoli e del Teatro Pubblico Campano, con il patrocinio dell’E.T.I. Ente Teatrale Italiano, ai quali si sono affiancate sei realtà teatrali nazionali (AMAT, Teatro Pubblico Pugliese, Teatro Stabile delle Marche, Teatro Stabile della Sardegna, Teatro Stabile d’Innovazione Filodrammatici, Festival Internazionale di Andria Castel dei Mondi) per far conoscere idee e progetti di attori, registi, autori al di sotto dei 40 anni.


I sette spettacoli sono stati selezionati tra i 30 progetti finalisti che sono stati presentati sotto forma di studio al Teatro Festival Italia, il nuovo festival di teatro voluto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che si è tenuto a Napoli dal 10 al 13 Ottobre 2007.


Gli spettacoli verranno realizzati nelle città sedi dei circuiti e dei teatri stabili (pubblici e privati) aderenti all’iniziativa.


Il Teatro Stabile della Sardegna ospiterà a Cagliari, dal 1 ottobre al 11 ottobre, nei teatri del Piccolo Auditorium e Alfieri, la Vetrina Nuove Sensibilità, alla quale parteciperanno 4 dei sette spettacoli finalisti del progetto, che debutteranno a Cagliari in Prima nazionale.


Il Teatro Stabile della Sardegna attraverso la sua adesione al progetto Nuove Sensibilità vuole dare il suo contributo allo sviluppo dei nuovi talenti italiani affinché il teatro possa rinnovarsi e rigenerarsi, offrendo nuovi orizzonti di sperimentazione linguistica e spettacolare e spunti di riflessione sul mondo di ieri, di oggi, di domani.


La Vetrina prenderà il via mercoledì 1 ottobre alle ore 21.00 al Piccolo Auditorium in Piazza Dettori con I canti di Maldoror, una produzione Andrea Saggiomo/Nuovo Teatro Nuovo, una lettura polifonica e visiva dell’opera che coniughi parola, voce, corpo, immagine e video.


Sabato 4 ottobre (Piccolo Auditorium, ore 21.00) sarà la volta dello spettacolo prodotto da Emanuela Giovanni, Giorgio Spaziani/Teatro Pubblico Campano-Gli ipocriti dal titolo Oh Happy day, una commedia ironica, surreale e fin troppo reale che ha come protagonisti sei lavoratori precari, preda di quel diffuso sport nazionale che è il parlar male degli altri.


Lunedì 6 ottobre le Falene di CrolloProspettico/Teatro dei Filodrammatici saranno al Piccolo Auditorium (sempre alle ore 21.00). Lo spettacolo utilizza il romanzo Le Onde di Virginia Woolf come materiale per “costruire” teatro: smontato e analizzato per ricostruire le piccole storie quotidiane che stanno dietro alla vita di ogni personaggio.


Chiude la Vetrina lo spettacolo prodotto dal Teatro Stabile della Sardegna e Dionisi, Commedia all’improvviso, che andrà in scena da giovedì 9 a sabato 11 ottobre al Teatro Alfieri alle ore 21.00.

Commedia all’improvviso racconta la storia di una compagnia indipendente non finanziata che gira per le province italiane sopra a un carrozzone con uno spettacolo di Commedia dell’Arte. È la storia di una Compagnia che porta il teatro nelle province, dove i teatri non esistono, o se esistono sono reperti chiusi, non finanziati, aperti solo qualche volta per il compleanno del sindaco, per una comunione eccellente di qualche bambino fortunato: l’Italia dei campanili, che ti sposti di 200 chilometri e torni indietro di 50 anni.



Il costo del biglietto per tutti gli spettacoli è di 3 euro

L’orario d’inizio degli spettacoli è previsto per le ore 21.00





IL CALENDARIO


PICCOLO AUDITORIUM

Mercoledì 1 Ottobre
Andrea Saggiomo/Nuovo Teatro Nuovo
I canti di Maldoror

Sabato 4 Ottobre
Emanuela Giovanni, Giorgio Spaziani/Teatro Pubblico Campano-Gli ipocriti
Oh happy day!


Lunedì 6 Ottobre
CrolloProspettico/Teatro dei Filodrammatici
Falene

TEATRO ALFIERI


Da Giovedì 9 Ottobre a Sabato 11 Ottobre
Dionisi/Teatro Stabile della Sardegna

Commedia all'improvviso



GLI SPETTACOLI



Emanuela Giovannini e Giorgio Spaziani/Teatro Pubblico Campano/Gli Ipocriti

Oh Happy Day!


Regia di Emanuela Giovannini e Giorgio Spaziani
Disegno luci Emanuela Giovannini
Scene Emanuela Giovannini, Stefano Sartore
Costumi Jessica Ugatti, Giulia Nervi
Musiche Martina Sparvieri
Con Martina Spalvieri, Luigi Orfeo, Stefano Sartore, Giulia Nervi, Antonio Santoro, Flavia Giovannelli

Una commedia ironica, surreale e fin troppo reale, che attraversa i pensieri e le frustrazioni di un agente immobiliare con la “passione” per le pistole, un’operatrice di call center ormai tutt’uno con la sedia e l’attaccapanni, una collaboratrice domestica esasperata dalla “gente per bene” per cui lavora, un operaio erotomane, un’ambulante ninfomane e un ex ragazzo immagine ora istruttore di fitness.
Sei lavoratori precari uniti da una comune dispercezione del reale che li porta ad essere continuamente in uno stato alternato di eccitazione e rabbia, ad essere, in sostanza, preda di quel diffuso sport nazionale che è il parlar male degli altri.
Mai come per loro “l’inferno sono gli altri”, le persone che li circondano, gli amici, i compagni, i mariti, le mogli, i colleghi di lavoro… La ricerca esasperata di un briciolo di umanità emerge dalle situazioni comiche che vengono a generarsi e il pubblico ride sì, ma ride amaro.



Andrea Saggiomo/ Nuovo Teatro Nuovo

I canti di Maldoror


da Isidore Lucien Ducasse, Conte de Lautréamont
soggetto e regia Andrea Saggiamo
fotografia/video Corrado Costetti
con Glen Çaçi, Gaëlle Cavalieri, Annalisa Del Vecchio, Gianluca Raia
con la partecipazione straordinaria di Guido Ciccarelli


Penso a una lettura polifonica e visiva dell’opera che coniughi parola, voce, corpo, immagine e video all’interno di una scena intesa non come luogo deputato alla rappresentazione ma come concatenamento macchinino d’espressione. La scena sarà una macchina, percorsa da cavi, corpi, voci, parole, una camera oscura con una branda di ferro al centro e tutte le attrezzature audio e video orientate in direzione della branda. Per affrontare questa scena scelgo un gruppo di compagni quanto più misto possibile per lingue, esperienze ed età. L’opera è una molteplicità di voci e sguardi dispersi: essa si compone di più movimenti immagino-vocali non consequenziali, ma sovrapposti e intrecciati, che corrispondono alle strofe della prosa poetica di Lautréamont.


Crollo Prospettico/ Teatro dei Filodrammatici

Falene


di Marco Di Stefano
regia Carlotta Origini
con Martina Desantis, Elisa Denti, Daniele Gaggianesi, Vincenzo Giordano, Mario Gualandi, Sara Urban.


Prendiamo Le Onde di Virginia Woolf come materiale per “costruire” teatro. Il romanzo, nel suo fiume di parole, non lascia spazio all’oggettività: ogni avvenimento è filtrato dalla mente dei personaggi. Decidiamo di agire come dei detective. Smontiamo il romanzo, lo facciamo a pezzi, lo analizziamo con cura per ricostruire le piccole storie quotidiane che stanno dietro alla vita di ogni personaggio. Creiamo delle situazioni drammatiche. Ne abbiamo bisogno. Non vogliamo tradire Virginia Woolf, ma crediamo che l’unico modo per dare potenza ai monologhi interiori dei suoi personaggi sia quello di farli vivere. Farli vivere nel mondo di tutti i giorni, fatto di delusioni, speranze, amori. Fatto di banalità disarmanti. Seguendo le tracce lasciate dall’assassino Virginia, riusciamo a ricomporre nove avvenimenti nell’arco di una vita intera: l’ultimo giorno di scuola, una festa tra amici, una cena d’addio. Ecco i personaggi che entrano. Susan, Jinny, Louis, Neville, Bernard. Sono bambini, giocano a nascondino. Manca Rhoda. Mentre gli altri agiscono lei è ferma in proscenio e ci apre la porta della sua mente. Così inizia il nostro furto letterario. Lavoriamo su due livelli: la quotidianità degli eventi e la profondità dei pensieri personali. Per nove volte, a turno, ogni personaggio regala al pubblico la parte più nascosta dei propri pensieri. Il proprio punto di vista. Ma qualcosa si inceppa lentamente in questo meccanismo, fino alla con-fusione totale. E allora diventa difficile distinguere i pensieri dalla realtà.

La scena: tempo interno e tempo esterno

Due piani: due luoghi e due tempi. Ad un piano corrisponde un luogo concreto, in uno spazio e in un tempo precisi, e all’altro corrisponde un non-luogo, al di fuori del tempo e dello spazio.

Lo spazio delle scene

Gli unici elementi di scena sono luci da interno: lampade da terra, lampadine, abatjour si muoveranno nello spazio per delimitarlo, ampliarlo romperlo. Le luci disegneranno interni ed esterni. Gli attori si muovono in un luogo astratto con grande concretezza. Il suono, crea l’ambiente nel quale i personaggi si muovono e sottolinea costantemente un mondo esterno con il quale questi personaggi fanno devono fare i conti, ciò che li spinge ad essere così uniti. Il ritmo delle scene è sincopato e rapido, si ha la sensazione che gli eventi si consumino nel giro di un attimo senza lasciare echi.

Lo spazio dei soliloqui

Una scena spoglia, silenziosa .Questo è un luogo interno alla mente dei personaggi. Le luci, questa volta teatrali, consentono di evocare un’atmosfera surreale, onirica, allucinatoria. Il ritmo sarà dilatato: questo è il luogo dove si sente l’eco delle azioni delle scene. I diversi ritmi dei due piani restituiscono quella percezione del tempo che è così presente nel testo:il continuo comprimersi e dilatarsi, un tempo soggettivo in cui una tragedia può consumarsi in un attimo mentre una sensazione durare a lungo.
I due piani si sovrappongono nello spazio proprio come nel testo.
Lo spazio dei soliloqui deve gradualmente aumentare, comprimendo quello delle scene,
fino a diventare l’unico spazio scenico.



Dionisi/ Teatro Stabile della Sardegna

Commedia all’improvviso


di Renata Ciaravino
regia Valeria Talenti
con Giulio Baraldi Katiuscia Bonato Michele Di Giacomo Alex Cendron Carmen Pellegrinelli Sara Vilardo

Questa è la storia di un fallimento, la storia di imprese maldestre, di persone maldestre che nell’imitazione di Arlecchino si arrabattano tutto il giorno in cerca di un espediente definitivo, di una trovata finale nella profonda provincia italiana. Persone maldestre, randagie, che nel cuore hanno la frase che Eduardo faceva rispondere ad un suo personaggio quando l’impresario offriva la cena a tutta la compagnia: “Grazie, non se ne pentirà. Vedrà siamo gente allegra.” Questo testo è la storia di una compagnia indipendente non finanziata che gira per le province italiane sopra a un carrozzone con uno spettacolo di Commedia dell’Arte. È la storia di una Compagnia che porta il teatro nelle province, dove i teatri non esistono, o se esistono sono reperti chiusi, non finanziati, aperti solo qualche volta per il compleanno del sindaco, per una comunione eccellente di qualche bambino fortunato: l’Italia dei campanili, che ti sposti di 200 chilometri e torni indietro di 50 anni. Questa è la storia dell’incontro tra una compagnia di teatro e un pubblico non abituato al teatro. Questa storia è una commedia che a tratti può sfociare nella farsa che parla di Commedia dell’Arte con lo stile della Commedia all’Italiana, quello stile agrodolce che ci ha fatto ridere delle nostre glorie e delle nostre miserie, comico, popolare, ma intriso di malinconia, di strade vuote spazzate dal vento di mare, di desideri e fallimenti, della domanda - che lavoro fai? - lavoro in teatro...- e ti replicano - no, dico di lavoro…E usando la struttura singolare della nostra vera compagnia: un gruppo di giovani under 35, con un lavoro continuativo insieme, ruoli ben definiti, la presenza di un autore e di un regista, un nucleo di attori stabili, qualcosa che mescola l’oggi con la compagnia di giro di un tempo.




06-10-2008
 

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09-02-2010
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