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    15 novembre 2019
Home > Cartellone > L'uomo la bestia e la virtù
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CARTELLONE

 



L'uomo la bestia e la virtù

commedia in tre atti di Luigi Pirandello



Venerdi 13, giovedi 14 ore 21.00 e domenica 15 giugno ore 19.30, Teatro Comunale Porto Torres


Regia di Marco Spiga


Il 2 maggio del 1919 debutta “L'uomo, la bestia e la virtù” al teatro Olympia di

Milano. La commedia era stata scritta da Luigi Pirandello nel gennaio-febbraio per l'attore

Antonio Ganduso, allora al massimo del successo “fra i nostri comici il più puro, il più tipico

rappresentante del ruolo del brillante”scriveva di lui Celso Salvini in “Annali del teatro

italiano”. Il lavoro fu un disastro. Il più clamoroso insuccesso della carriera di Pirandello e di

Gandusio. Sul Corriere della Sera il critico Simoni parla addirittura di “disgusto”; stronca la

commedia e conclude implacabile: “La cronaca della serata è malinconica: dopo il primo atto

tre chiamate assai contrastate, disapprovazioni aperte dopo il secondo atto, proteste durante

il terzo, le ultime parole del quale furono coperte da alti clamori”. Pirandello si affrettò a

ritirare il copione che non fu replicato né a Milano né altrove. E lo stesso Gandusio non ne

volle sentire parlare più. Bisognerà aspettare altre due anni per vederla riproposta, in un

nuovo allestimento e con altri interpreti, al teatro Quirino di Roma; sui cartelloni figurava in

bella evidenza la scritta “non adatto per signorine”. L'esito fu meno catastrofico e sul “Il

Mondo” Tilgher accennò ad un successo non entusiastico ma caldo; Silvio D'Amico salvò lo

spettacolo, ma in generale, la commedia continuò a sconcertare e alcuni commentatori ne

rimasero scandalizzati, si parlò di “Scherzo pornografico” (D'Ambra); di “farsa grassoccia e

ripugnante, indegna di uno scrittore come Pirandello” (F.M. Martini). Di fatto l'argomento,

soprattutto per quei tempi, era licenzioso.

Al centro della vicenda il triangolo borghese tradizionale moglie, marito,

amante: il capitano Perella, comandante di lungo corso “(la bestia) umilia da anni la moglie,

convivendo spudoratamente in un'altra città con un'altra donna. La signora Perella (la virtù)

ha trovato fra le braccia del trasparente professor Paolino (l'uomo) un minimo di conforto

alla sua solitudine. Ma all'improvviso accade l'irreparabile: la Signora è incinta e il padre del

futuro nascituro non è il marito, ma Paolino. E' la catastrofe. Si rischia lo scandalo clamoroso,

l'annientamento sociale. Dopo l'attacco di panico il professor Paolino individua insieme ad un

amico medico l'unico rimedio possibile: “Forzare il capitano a compiere, i suoi doveri coniugali

con la moglie”. Ma l'impresa appare titanica al limite della disperazione e riserverà più d'una

sorpresa. Questo intreccio da “pochade”, dal ritmo vertiginoso, scoppiettante e comico, ma

dal risvolto tagliente, amarissimo a tratti agghiacciante serve a Pirandello per smascherare

Maschere nude è il titolo dell'intera raccolta teatrale pirandelliana) e presentare il nostro

vero volto: la smorfia contratta dell'infingimento a cui ci costringe il vivere sociale. L' uomo

pieno di sani principi morali, per salvarsi rinnegherà tutto, indossando deliberatamente la

maschera della menzogna, mostrando a noi tutti, ciò che realmente siamo: ipocriti.

Marco Spiga.




10-06-2008
 
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15-11-2019
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