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    20 settembre 2019
Home > Banca dati: Organizzazioni > compagnie e gruppi teatrali > Compagnia Cajka
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ORGANIZZAZIONI

 
     

Compagnia Cajka


Centro di ricerca, formazione e produzione per il teatro

Dodici anni di collaborazione con Carlo Cecchi non possono non lasciare delle tracce, ma in fondo di tracce ero alla ricerca quando a ventun'anni mi accingevo a lasciare ( non per sempre) quel comodo salotto che è il Teatro Stabile di Genova. Lina Volonghi, maestra in scena e amica nella vita, aveva lasciato definitivamente Genova. Ricordo che stavo per partire per Hostelbro, ma fu lo stesso Barba a consigliarmi di accettare il magnifico ruolo del conte Sciabelskij nell'Ivanov di Cecchi, per il Festival di Spoleto. Da lì in poi le tracce si susseguono in un dedalo di incontri, ognuno straordinario.
Non abbandono il mio allenamento individuale e presto inizio ad occuparmi dell'allenamento della compagnia di Cecchi. Insegnare e imparare è un tutt'uno, e proprio dalla passione per l'insegnamento e per il confronto continuo con i testi, da una parte e la tecnica, dall'altra, nasce l'idea della regia. Vengo chiamato come insegnante di recitazione alla Scuola dello Stabile di Genova, (proprio dove insegnava Lina), dove collaboro per quasi dieci anni.
Fu Carlo Cecchi, nell'ultimo spettacolo che ho fatto con lui, "Leonce e Lena", a dirmi, con il suo ben noto trasporto, di liberarmi delle carampane, nella cui lista, molto ironicamente, si auto iscriveva, e di creare una compagnia mia.
Per non cadere nella trappola di una compagnia di scritturati c'è un solo sistema: cominciare da zero. E per cominciare da zero bisogna trovare dei potenziali attori o comunque dei giovani attori che non siano contaminati; delle persone, cioè, che non abbiano mai o quasi mai visto del teatro, anche quello di Carlo Cecchi, e che non stiano in casa a vedere la televisione, (e magari Baricco). In Sardegna la gente, e soprattutto i giovani, guarda poco la televisione, preferisce uscire, anche senza una lira in tasca, ma uscire e incontrarsi: ed è qui che nel '96 mi sono trasferito.
I primi allievi-attori (Barbara Usai, Valter Cino, Roberto Colombu ed Enrico Incani) oggi rappresentano il motore della Compagnia; a loro si è aggiunto Massimo Zordan, con il quale condivido la direzione della nostra attuale struttura.
Io non so com'è la nostra compagnia, ma so che ogni volta che proviamo una scena viene fuori qualcosa che prima non avevo mai sentito, nel bene e nel male. So che questo percorso su Molière che è nato con "Le furberie di Scapino" e che oggi, grazie a Cesare Garboli, continua con "La principessa d'Elide", non è casuale. E allora ripenso all'ultimo progetto di Enrico Maria Salerno, purtroppo mai andato in porto, di ricostituire una compagnia di attori-studiosi che fanno il repertorio, che prendono le navi e vanno in Sud America.
La nave anche noi la prendiamo, per andare in continente, come si dice qua, e gli attori della compagnia çàjka studiano, tanto. Chissà se Enrico intendeva questo? Io credo di avvicinarmici un pò. L'assenza di scenografie, nei nostri spettacoli, non è una scelta obbligata dalla povertà: credo che anche con grandi risorse economiche a disposizione, i miei spettacoli non avrebbero un pelo in più dello stretto necessario. Un Teatro povero? direbbe il meticoloso e solerte archivista: no, un teatro privo di orpelli e di pezze d'appoggio da scaricare dai camion, e dai bilanci.
E da questo presupposto si aprono sinergie con altre realtà teatrali italiane: Massimo Zordan (protagonista nello Scapino) ogni tanto parte e va a fare una spettacolo con "RossoTiziano", a Napoli; con Valerio Binasco, con il quale fondai la Compagnia "i Durandarte", ci scambiamo consigli quasi quotidianamente, e aspettiamo l'occasione propizia per tornare a lavorare insieme; con " I virtuosi di San Martino", di Napoli, il rapporto artistico e didattico è una costante.
Io non so come sono i miei spettacoli, ma so che ogni volta che iniziamo a lavorare su un testo, il teatro di regia è un pò più lontano e gli attori un pò più vicini ad una loro autonomia antica.
Un attore antico? Sì, se per antico s'intende creativo al di là di ogni stereotipo, capace di trasformare il teatro in un luogo di narrazione emotiva all'indicativo presente e non ridurlo al luogo dell'estetica immobile del ricordo.
Formazione, impegno sociale, quindi, e verifica sul campo. Questo, in sintesi, il percorso di ricerca che anima l'Associazione culturale compagnia çàjka, e che fino ad oggi è stato reso possibile grazie ad un enorme impegno di tutti i suoi componenti e alla capacità di trasformare la forza lavoro in risultati concreti.
Le difficoltà economiche sono notevoli, se si pensa che l'Associazione non riceve alcun tipo di sovvenzione continuativa e vive sulla base di autofinanziamenti e di piccoli contributi finalizzati a singoli progetti.
L'apertura della nuova sede di via Amati, a Quartu S.E., se da un lato garantisce una continuità al lavoro ed è un punto di raccolta delle energie e delle idee, luogo di programmazione, prove, laboratorio, costruzione di scene e costumi, incontri e dibattiti, centro di studio, di diffusione e divulgazione delle arti sceniche, dall'altro comporta considerevoli spese di gestione.
L'individuazione di risorse all'interno del complesso sistema burocratico è compito arduo e non facile.

Questo documento serva da prima traccia informativa su una realtà che esiste, opera e persegue obbiettivi e risultati concreti da più stagioni, ma che non ha acquisito ancora le risorse sufficienti per sostenere una adeguata pubblicità e per curare un'immagine che corrisponda alle sua identità.

Esperienze

LA STORIA

Nel 1995 gli attori dell' odierna Compagnia çajka si conoscono durante un lavoro teatrale sostenuto dalla presenza della coreografa Simonetta Pusceddu, del musicista Alessandro Olla e del regista e attore Mario Faticoni, presso il Centro di Intervento Teatrale "Il Crogiuolo", a Cagliari. Da questo incontro, il 17 novembre 1995, nasce il loro primo spettacolo, tratto da " Il giorno del giudizio " di Salvatore Satta, dal titolo "Borgo Estatico". Le quaranta repliche effettuate in tutto il territorio sardo, oltre a fare acquistare professionalità agli attori, concretizzano l' idea di una reale esigenza di creare, in un gruppo stabile, una continuità di linguaggio e di studio.
Nel marzo del '96 si aggiunge la presenza dell'attore e regista Francesco Origo, che, parallelamente ad un laboratorio sulle tecniche della Biomeccanica, allestisce "Le Nozze dei Piccoloborghesi" di Brecht; lo spettacolo verrà replicato in vari teatri di Cagliari e della Sardegna.
L' esito favorevole dell' operazione e la coerenza dimostrata dai giovani attori, inducono il regista a restare in Sardegna e proseguire il percorso di ricerca con il gruppo.
Da ottobre '96 a giugno '97 il laboratorio permanente amplia la sua attività e produce
" Voix de Ville ", spettacolo ideato e diretto da Francesco Origo, che viene accolto con successo di pubblico e critica; verrà replicato al Teatro dell'Arco e alla Passeggiata Coperta di Cagliari, all' interno della rassegna internazionale "Isole di Comunicazione in un Mare di Danza".
Il 24 settembre del '97, va in scena "Gratis", coreografia di Simonetta Pusceddu.
Nel novembre del '97, in collaborazione con l'Associazione Tersicorea, viene prodotto "Nasdrovie", regia di Simonetta Pusceddu e coreografia di Enrica Spada.
Sempre nel novembre dello stesso anno, con la produzione di "Famigliole", scrittura scenica e regia di Francesco Origo, il gruppo di attori lascia definitivamente il Crogiuolo.

Nasce, sotto la direzione di Francesco Origo, la Compagnia çajka, ( ("gabbiano" in russo; già simbolo del Teatro d'Arte di Mosca).
Per la danza viene prodotto "Ombre ", coreografia di Monica Sava, ispirata a testi di Tommaso Landolfi, regia di Francesco Origo.
Il 14 luglio 1998 debutto de "Le Furberie di Scapino" di Moliere, traduzione e regia di Francesco Origo.
Nella stagione invernale '98 - '99 la compagnia çàjka riprende gli spettacoli " Famigliole" , per il Circuito Pubblico per lo Spettacolo della Provincia di Cagliari, e "Le furberie di Scapino" inaugurando la stagione, e il nuovo teatro, di Progetti Carpe Diem.
A conclusione del laboratorio teatrale permanente (ottobre'98 - giugno '99), che vede impegnati sessanta allievi, viene allestita, insieme a Simonetta Pusceddu, una dimostrazione di lavoro collettiva su frammenti de "Il diario di Eva" di Mark Twain.
Nell'estate del '99 la compagnia debutta con "Exitus", scrittura scenica e regia di Francesco Origo, e "La Principessa d'Elide" di Molière, traduzione di Cesare Garboli, regia di Francesco Origo, al "Segni Barocchi Festival" di Foligno; entrambi gli spettacoli sono stati replicati a Cagliari per "L'estate cagliaritana".
Nello stesso periodo Monica Sava replica "Ombre" al Festival di Lula.
Nella stagione invernale del 2000 è nuovamente presente nel Circuito Pubblico dello Spettacolo con "Exitus" e con "Gnuccalo" , spettacolo, quest'ultimo, per la Scuola Elementare.

Nota:
L'esperienza molieriana della Compagnia çàjka nasce con l'allestimento de "Le furberie di Scapino" nel luglio del '98. Lo spettacolo viene replicato, poi, a Cagliari, inaugurando Spazio Carpe Diem, nella stagione invernale '99 ed è ospite, il 15 luglio, del Filo d'Arianna Festival di Belluno e il 29 luglio '99 al Teatro romano di Fiesole per l'Estate Fiesolana, per proseguire con una serie di appuntamenti sul territorio sardo: Antas, Montevecchio e alcune piazze del Circuito della Provincia di Cagliari.


FORMAZIONE
Un laboratorio permanente

Ma l'impegno della compagnia non si limita soltanto alla produzione di spettacoli: uno degli aspetti fondamentali è quello didattico. Potremmo dire che è proprio dall'attività laboratoriale che nascono gli spettacoli. L'attività didattica dell'Associazione è rivolta a un ampio pubblico.
All'interno della compagnia il lavoro di didattica e di formazione è condotto da una équipe di insegnanti di teatro, danza e musica che dà vita ad una laboratorio permanente (durata da ottobre a giugno).

All'équipe stabile formata da Francesco Origo e Massimo Zordan per il teatro, Monica Sava per la danza e Fabrizio Ugas per la musica, si alternano, durante l'anno, interventi di professionisti del teatro provenienti da realtà nazionali e internazionali diverse.
Nascono così dei micro-stage su temi e tecniche differenti: recentemente l'attrice Benedetta Buccellato ha iniziato una serie di interventi sulla tragedia greca, Roberto Del Gaudio e Federico Odling ci portano le testimonianze della loro esperienza di teatro-musica, Gianfelice Imparato sul teatro napoletano, Fulvio Fo sul teatro italiano, Valerio Binasco sull'esperienza dell'Amleto, per citarne alcuni.


Il laboratorio si divide in due sezioni:

· Laboratorio teatrale permanente (aperto a tutti), le cui valenze ricoprono le più diverse esigenze del singolo individuo (superamento della timidezza, interesse per l'argomento teatro, approfondimento culturale, verifica delle proprie capacità e confronto con gli altri, accrescimento dell'autostima, socializzazione, acquisizione di elementi tecnici per la didattica scolastica, …).

· Laboratorio teatrale permanente di formazione professionale (si accede con selezione).


Le due sezioni non sono rigidamente separate. L'intera attività della zona laboratoriale vive, poi, a stretto contatto con quella di produzione degli spettacoli. Le prove sono aperte a tutti gli iscritti e rappresentano un ulteriore momento didattico.

Al termine di ogni anno gli allievi danno vita ad una dimostrazione di lavoro aperta a un piccolo e selezionato pubblico di addetti ai lavori. Contrari all'idea dei "saggi" (spesso vere e proprie speculazioni commerciali di basso livello), il momento di verifica finale rappresenta una fase di un processo in evoluzione senza porsi il problema di esibire qualcosa o di ridurre in categorie estetiche il lavoro svolto durante l'anno.


NEL MONDO DELLA SCUOLA


Il settore della didattica si apre, poi, verso la scuola pubblica, sia in collaborazione con l'Associazione Enti Locali per lo Spettacolo della Provincia di Cagliari, sia attraverso contatti diretti con gli organi collegiali e con gli insegnanti degli Istituti di Cagliari e provincia. Gli interventi sul territorio avvengono con spettacoli e laboratori.

La didattica teatrale nella scuola pubblica non è vissuta come momento di animazione teatrale, né tantomeno come mercato dello spettacolo o del laboratorio, quanto come intervento atto a fornire agli insegnanti tecniche, dati e strumenti concreti per l'attuazione di percorsi teatrali automi. Il lavoro con gli alunni viene svolto in stretto contatto con i loro insegnanti, spesso chiamati a mettersi in gioco insieme ai ragazzi. Ci si riferisce alle più recenti esperienze europee, per costruire un sistema di riferimento oggettivo nella applicazione delle discipline del teatro come veicolo di crescita, di apprendimento e di comunicazione.

I progetti che vengono proposti agli insegnanti della Scuola Elementare, Media Inferiore e Media Superiore, vengono di volta in volta modificati e strutturati secondo le esigenze degli insegnanti, i programmi degli Istituti scolastici e il livello culturale degli alunni. Il percorso didattico, teso all'accrescimento dell'autodisciplina, si sviluppa ogni volta in maniera differente, senza perdere le coordinate e i principi di base: la creazione di un teatro nella scuola interamente fatto dagli studenti è l'obbiettivo finale. Nulla di imposto o di preconfezionato, quindi: dalla creazione di primarie dinamiche narrative alla creazione di testi, dalla progettazione e realizzazione di elementi di scenografia e costumi alla scelta o creazione dei suoni, tutto viene affidato alle proposte dei ragazzi. Se le coordinate del percorso mantengono la coerenza e la concretezza, i "risultati", per quanto imprevedibili, avranno una identità corrispondente alla vita del gruppo classe e dei singoli individui.


PRODUZIONE
La via dei Festival

Una compagnia che non è inserita nel meccanismo delle sovvenzioni ministeriali, ha indubbie difficoltà di distribuzione e rischia l'emarginazione culturale; il problema è come confrontarsi con il pubblico, la critica e le istituzioni. La distribuzione del prodotto teatrale implica spesso un rapporto essenzialmente commerciale, a scapito della qualità e della ricerca.
Vi sono, peraltro, spazi di intervento e di confronto all'interno dei numerosi Festival teatrali organizzati sull'intero territorio nazionale, dove la funzione della ricerca e la dimensione commerciale riescono a convivere con una certa grazia. Ed è all'interno di questi luoghi della cultura che la compagnia çàjka ha iniziato ad operare nell'estate del '99. Presente con "Le furberie di Scapino" al Filo d'Arianna Festival di Belluno e all'Estate Fiesolana, ha debuttato, nel settembre dello stesso anno, al Segni Barocchi Festival di Foligno con gli spettacoli "Exitus" e "La principessa d'Elide".
Il risultato è stato sorprendente: il lungo percorso di formazione dei giovani attori della compagnia ha dato i suoi frutti migliori suscitando consensi e un positivo stupore nella critica e nel pubblico. All'interno di istituzioni culturali che hanno ospitato e prodotto un teatro di altissima qualità, di grandi mezzi e di sostanziose risorse, la compagnia çàjka è riuscita a avvalorare le sue tesi e a perseguire i risultati preposti.

Nel caso del "Segni Barocchi Festival" si è tentata una sinergia tra l'Assessorato alla Cultura del Comune di Cagliari, la Provincia di Perugia, la Direzione del festival e il Comune di Foligno, ma il Comune di Cagliari non ha voluto raccogliere l'invito ad una collaborazione più organica e ad una apertura di scambio culturale offerte dalle Amministrazioni Pubbliche umbre, preferendo una via di separazione delle competenze.

Ci si prefigge, comunque, di indirizzare le energie verso la creazione di ponti culturali con le realtà nazionali e regionali.


La compagnia çàjka in Sardegna

Per quanto concerne l'attività teatrale sul territorio sardo, l'equazione resta la stessa, forse con qualche difficoltà burocratica in più , ma inalterata nei presupposti. La tendenza è quella di intervenire sia in quelle aree più penalizzate in termini culturali, creando progetti che, avvalorando le strutture architettoniche e naturali dei diversi luoghi, siano orientati alla costruzione di itinerari teatrali differenziati.

Purtroppo la nostra regione non ha ancora una rete di festival teatrali come la Toscana, l'Umbria, l'Emilia Romagna (per citare quelle regioni che da anni si confermano le più attive in questo settore e le più accreditate in campo internazionale).
"...mancanza di spazi." ci si sente rispondere; l'esperienza de "Le furberie di Scapino" all'Exmà e al tempio di Antas o l'inserimento di "Exitus" nel centro storico di Cagliari o, ancora, l'utilizzo di spazi "sconosciuti" come l'anfiteatro del Parco di San Michele con " La principessa d'Elide", gli interventi nelle scuole pubbliche della provincia di Cagliari con gli spettacoli "Gnuccalo" e "Famigliole", ci fanno capire quanto e come si possano utilizzare spazi non necessariamente "teatrali", ma di grande funzionalità scenica, come luoghi propri della gente; luoghi che si potrebbero un giorno collegare tra loro in un itinerario-festival, ad esempio, di più grande respiro e richiamo.


La compagnia çàjka e la musica

Un denominatore comune a tutte le produzioni della compagnia è rappresentato da una forte presenza musicale.
Ogni spettacolo viene studiato e provato in relazione alla musica. Le recenti esperienze molieriane, per esempio, sono state segnate da una ricerca sulla musica barocca e sugli stretti rapporti tra scena, danza e suono. Nulla alla sterile filologia integralista, ma piuttosto un viaggio emozionale all'interno delle sonorità e delle ritmiche barocche.

Per quanto riguarda "Exitus" e "La principessa d'Elide" , la musica è stata protagonista assoluta. Nel primo caso il "personaggio" musica è stato affidato alla originale composizione di un giovane musicista sardo (Fabrizio Ugas) ed eseguita dal vivo da sei elementi d'orchestra; e per la "Principessa", la cui struttura è quella della comedie-ballet; le musiche, s composte da Federico Odling ed eseguite dal vivo dallo stesso organico di Exitus, sono nate da un attento lavoro di contaminazione tra un barocco lulliano e gli echi di canzoni d'amore greche degli anni venti.

La presenza costante della coreografa Monica Sava (dell'Accademia di Montecarlo) completa quella sintesi tra musica, teatro e danza sia negli interventi didattici sia nel lavoro di allestimento degli spettacoli.

Teatro, danza e musica sono i tre elementi inscindibili del percorso di ricerca dell'intera équipe: viaggiano insieme, si compendiano e coesistono senza distinzioni di ruoli e di gerarchie.

IMMAGINI


Ultimo aggiornamento: 08/12/2012
 
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20-09-2019
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