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    20 ottobre 2020
Home > Banca dati: Organizzazioni > arte > Askosarte
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Askosarte


Associazione Artistica

Fra noi e la realtà c'è una zona che impellenza e appiattimento spesso occultano. Un luogo di istanti e di profondità capaci di restituirci nella nostra creazione del mondo, l'occasione di trasfigurare ciò che appare e farci intravedere la parte più intima delle cose. Chiara Schirru e Michele Mereu provano attraverso un diverso percorso espressivo,la parola e le arti visive, ad aprire spiragli per comprendere meglio la complessità del cosmo e di noi stessi, nella consapevolezza che la creatività ha un ruolo determinante per realizzare cambiamenti e trasformazioni. Il progetto dimostra che la diversità può diventare complementarietà e generare realmente innovazione quando si riesce a maturare un'idea e a condividerla attraverso le varie forme espressive.


Esperienze

>> 2003 TERRALBA "MATRICE ANCESTRALE"
>> 2004 ORISTANO "ARCHETIPI MUTANTI"
>> 2005 CAGLIARI "MUTAZIONI"
>> 2005 VILLANOVAFORRU "MUTAZIONI"
>> 2005 TORREGRANDE "ZONAFRANCA"
>> 2006 ORISTANO - PALAZZO ARQUER ">>NEXT"
>> 2006 ORISTANO "ZONAFRANCA 2"
>> 2006 SOLARUSSA "INLOCO - L'ARTE CORRE SUL FIUME"
>> 2007 CABRAS-ORISTANO "ZONAFRANCA 3 - VISIONI D'OCCIDENTE"
>> 2008 ORISTANO - SMS EX ASILO SANT'ANTONIO
ALTRE PARTECIPAZIONI DEL GRUPPO ASKOS
2008 S.A.F. CASTIADAS _RASSEGNA MULTIDISCIPLINARE DI ARTE CONTEMPORANEA CURATA DA MAURO COSSU
2008 0SSI (MOLINEDDU) -SS- XI EDIZIONE "ARTE EVENTO CREAZIONE"
2008 SADALI "LA MEMORIA DELL'ACQUA"
2007 SAN SPERATE (CA) "NOARTE" DIREZIONE ARTISTICA DI P. SCIOLA
2006 NURACHI MUSEO PEPPETTO PAU "INTRANSITO" MOSTRA CURATA DA IVO SERAFINO FENU www.comunenurachi.it
2005 PADRU "BIENNALE D'ARTE"
2005 0SSI (MOLINEDDU) -SS- IX EDIZIONE "ARTE EVENTO CREAZIONE"
2005 PUNTALDIA (SS) "SGUARDO AD EST" ARTISTI SARDI E LETTONI A CONFRONTO CURATA DA PAOLO SIRENA E ROSSI ROISS
2004 GHILARZA TORRE ARAGONESE “SGUARDO A EST” MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CONTEMPORANEA - ARTISTI BALTICI A CONFRONTO CON ARTISTI SARDI – SELEZIONE A CURA DI E. ROSSI ROISS E P. SIRENA
2003 BURGOS – I SEICENTOCINQUANT’ANNI DI BURGOS – LA POESIA SARDA E L’ARTE VISIVA CONCORSO PER PITTORI SARDI CON REALIZZAZIONE DI MURALES NELLA CITTA’ DI BURGOS CON TESTO DELLA POESIA IN LINGUA SARDA
2002 MOSTRA ITINERANTE PROGETTO “BISSO, PORPORA E CARBONE” - ESPRESSIONI DALL’ARCAICO AL MODERNO - BIBLIOTECA COMUNALE SANT’ANTIOCO – CASTELLO SALVATERRA COMUNE DI IGLESIAS – PINACOTECA CARLO CONTINI - ORISTANO – MUSEO ARCHEOLOGICO “GENNA MARIA” VILLANOVAFORRU – TORRE CIVICA COMUNE DI CARBONIA – GALLERIA DEL PALAZZO COMUNALE DI SEUI
2001 MOSTRA ITINERANTE PROGETTO “TRENINO DELL’ARTE” CAGLIARI – SEUI – LANUSEI – TORTOLI’


IMMAGINI


Altre informazioni

Baby R_1 è la seconda mostra in programma all’interno della rassegna di arte contemporanea TROPPO PERIFERICI>>fenomenologia dei margini.

il tema è il rapporto tra il corpo e la realtà mediato ogni giorno di più da "appendici" tecnologiche. Processo che affascina gli amanti del mondo virtuale, ma preoccupa chi vede in questo progressivo distacco dalla "natura" il rischio di perdere qualcosa che si chiama "umanità".



www.askosarte.it

askosarte@yahoo.it
Info 3476654722

TESTO CRITICO SULLA MOSTRA

BABY R_1

Lidia Bachis, Giusy Calia, Franco Casu, Chiara Demelio, Elisabetta Falqui, Gavino Ganau, Gruppo Sinestetico, Nilla Idili, Jara Marzulli, Tonino Mattu, Michele Mereu, Marco Pili, Progetto Askos, Francesca Randi, Pietro Sedda, Gianfranco Setzu

L’arte cattura e restituisce immancabilmente i segni del suo tempo, puntando il riflettore su quanto sta epocalmente accadendo. Diventa territorio di passaggio e trasformazione di codici che, prima accolti e poi riscritti, passano>> attraverso le creazioni, dagli artisti alla comunità intera.
In quest’ottica Baby R_1 si pone come luogo d’esperienza preventiva dell’inquietante, quanto attuale tema, dell’homo artificialis e della dissoluzione dell’umano, indagando una questione che divide le coscienze e che vede schierati su fronti inversi e avversi: da un lato i transumanisti che con spirito prometeico spingono verso lo sviluppo delle (bio)tecnologie per il miglioramento e/o superamento della condizione umana, dall’altro i neoconservatori accusati d’ostilità al progresso e d’oscurantismo, per i quali il movimento transumanista starebbe aprendo la strada ad un futuro apocalittico.
Nell’esprimersi, ogni artista mostra il suo invisibile, che diventa desiderio di liberazione della specie umana dai vincoli biologici per il raggiungimento di uno stato semidivino (Calia, Falqui) traccia lasciata da un corpo che non è più qui (Idili), distaccamento mentale dal corpo terreno per raggiungere un universo altro (Pili) guerra alla fossilizzazione del pensiero e al controllo mentale spacciato per sicurezza (Mattu, Mereu, Gruppo Sinestetico) apertura al nuovo, ma sempre biologico (Demelio) destabilizzazione del pensiero unico (Setzu, Sedda, Casu) abbattimento di pregiudizi e schemi mentali (Randi), dubbio e ridefinizione di identità (Marzulli) di etica (Ganau) forza ammaliante e allo stesso tempo devastatrice della passione (Progetto Askos) nostalgia dell’involucro, che questo sia corpo o spazio (Bachis)
Curiosa, infine, la coincidenza della proposta con l’innumerevole serie di mostre dedicate alla celebrazione del centenario del Futurismo, nella cui corrente, com’è noto, troviamo l’interesse verso la tecnologia, e con Filippo Tommaso Marinetti, l’idea appassionata di lasciarsi alle spalle la vecchia umanità, sfondare le misteriose porte dell’impossibile, vivere nell’assoluto e, naturalmente creare l’ “uomo nuovo”.

Vecchiaia, malattia e morte sono limiti da superare. Assetata di bellezza e d’espressione, Elisabetta Falqui, con Le Croci porta le speranze ma anche gli eccessi, gli inganni e i turbamenti di questa corsa per la conservazione (o ripristino) di funzioni umane, per il mantenimento della giovinezza/bellezza, fino al prolungamento senza fine della vita; «l'idea più pericolosa del mondo».l’ha definita Francis Fukuyama, politologo e storico statunitense, che minaccia la stessa specie umana così come la conosciamo. Per la Falqui, per raggiungere questi obiettivi, l’uomo è disposto a crocifiggersi e torturarsi come Gesù, che abbracciò la croce per salvare l’umanità, ma questa, più che all’immortalità dell’anima, aspira alla perfezione ed eternità del corpo.

Con la sua proposta, Nilla Idili, ci ri-conduce verso l’affermazione di Friedrich Nietzsche “In primo luogo dai sensi viene ogni cosa degna di fede, ogni buona coscienza, ogni aspetto della verità”, ma, sembrerebbe aggiungere l’artista, per essere coscienti del proprio corpo, è necessario, a volte, fermarsi, uscirne fuori e osservarsi. L’artista lascia la canottiera come traccia (Autoritratto) per raccontarsi, indumento intimo da scrutare, sfiorare, annusare e sentire. I sensi, stringa invisibile d’odori, parole, gesti, ricordi, suoni, sono il mezzo per ri-elaborare ciò che viene da loro descritto, e per avere consapevolezza dell'essenza del corpo materiale. La percezione di sé, di esistere, appare più reale dell'esistenza stessa del corpo

Apertura al cambiamento e a ciò che si trasforma, che è ancora, anche se altro, è il must di Chiara Demelio. Nuovo stadio evolutivo, quindi. Nuovi sensi, nuove percezioni e possibilità di usare facoltà fisiche e mentali, per un’artista che non è nuova all’osservazione dei fenomeni della natura e delle sue possibili variazioni. In Autoritratto in progress, lo sguardo è rivolto alla dissoluzione dei tessuti che precedono la formazione dei nuovi.
L’oggetto analizzato è il suo piede, parte di un Tutto in continuo mutamento. La metamorfosi naturale (che sia di natura biologica e quindi antropologica, culturale e metafisica) si conferma insostituibile e non barattabile con alcuna propaggine artificiale, per la sopravvivenza dell’uomo e del suo divenire.

Fuori e dentro il corpo, la religiosità del ricamo, lo sguardo ambiguo e privo di sofferenza, che invita a oltrepassare ciò che vediamo (la cucitura sulla pelle) verso un in altro luogo non solo fisico.
Se la Idili usa la percezione e la consapevolezza per ri-evocare il corpo fisico, Jara Marzulli, in modo diametralmente opposto, ma simile, ne Il giardino porge il corpo come forma del visibile per rimandare all'invisibile. Il confine tra l’essere e l’apparire, tra ciò che mostriamo e ciò che siamo, è il terreno della sua ricerca.. Bellezza androgina e provocante, gesti sinuosi del corpo. Il nostro sguardo incontra un altro sguardo, vivo e tentatore che innesca una relazione dinamica evidenziando un esistere senza tempo.
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Nella cricca conservatrice, con il video Human, troviamo anche Michele Mereu. L’artista prosegue l’osservazione sulla questione di un (im)possibile controllo mentale e schedatura della totalità degli individui attraverso l’inserimento di pulci elettroniche, codici a barre, vaccini in massa, da parte dei padroni del mondo con lo scopo principale di manipolarne i processi mentali ed emozionali. Queste appendici e innesti, che hanno l’obbiettivo di omologare l’uomo, liquidare la sua natura fisica e istintuale per renderlo prigioniero del sistema, non sarà, però, impresa facile. Infatti, se con la Calia, l’avvento del post umano è preceduto e preparato da una preliminare e progressiva eliminazione/sostituzione di parti del corpo umano, a favore degli impianti e dispositivi tecnologici, con Mereu il corpo è ancora protagonista, sensuale e sessuale. La nascita della nuova forma di vita, avviene in circostanze si, innaturali e in completa assenza di grembo materno, ma avvolta da infinito pathos, potenziato dalla pellicola/placenta rossa che la ammanta e ne drammatizza la figura,

Elevare la sicurezza a bene massimo, infiacchire il concetto d’autonomia individuale e interdire la capacità culturale di gestire il rischio, sembra l’obiettivo di questo attualissimo quanto presunto word control che si manifesta principalmente con la censura e che con un sarcastico gioco di parole, si trasforma in un inevitabile>world control in cui l’informazione è parziale, mirata, falsa. Con Censored, il Gruppo Sinestetico usa il proprio corpo, incatenandolo al pavimento, per dire no a qualsiasi forma di censura attuata da tutti i governi autoritari, sia di destra sia di sinistra, giustificata moralmente da esigenze di controllo e sicurezza. E se nell’era delle reti globali la censura è più difficilmente attuabile, per la formazione delle nuove tribù, e di alternative fonti e modi di comunicare, più preoccupante appare l’autocensura, stimolata dal neanche tanto nuovo e più potente strumento della paura, che mira a persuadere tutti della necessità di protezione e giustificazione dell’uso di mezzi di controllo.

Esprimersi in modo irriverente e diretto, è quello che decide di fare Franco Casu con i 2 scatti dedicati alla sua Maria Maddalena. Scomodo e prepotente, per niente politically correct, porta in mostra l’ambiguo'"Amato Discepolo", a cui è attribuito il Quarto Vangelo comunemente chiamato Vangelo di Giovanni. Il clima allucinato sposta dal sacro al peccaminoso, dal morale all’amorale occultando o rivelando, in base alla prospettiva e alla preparazione dell’interlocutore.
E se a Venezia, il corpo è in bella mostra, morto in piscina o sdraiato sul pavimento, qui è esposto vestito solo di una parrucca, ad incarnare il dubbio sull’incerta identità e sesso di Maria Maddalena. La questione non è più, e solo, chi siamo realmente, come poteva essere per la Marzulli, ma se esistiamo, e se esistiamo, qual è il senso del nostro esistere, del professare una fede invece che un’altra, dell’orientamento sessuale, di ciò che affermiamo o rinneghiamo o di qualsiasi altra implicazione o scelta che ci ri-collega al mondo.
Il peccato, insomma, è un’opinione

Per la religione orfica, l’anima è intrappolata nel corpo come in una gabbia a causa del peccato originale, come fare per scontare questa colpa primordiale e tornare quindi a Dioniso? Morendo, e rinascendo in un’infinta trasmigrazione dell'anima in nuovi corpi, e quindi in nuove gabbie, ma sempre più grandi e più vicine alla possibilità di liberazione.
Liberare l’anima da un corpo che è sepolcro, muro invalicabile, appunto, è l’idea a cui porta Marco Pili. E se, in quest’avventura sperimentale dell’homo artificialis, c’è il rischio concreto che il corpo sia cancellato, il muro sarà valicato con la scienza: noi non saremo più in grado di riconoscere né l’umano né l’inumano e l’anima vagherà in eterno.

64 caselle, 2 giocatori, circa 5 miliardi di miliardi di mosse. Strategia alta, fortuna ininfluente, abilità, tattica, scavalcamenti, le pedine non possono mangiare le dame.
Sotto la nostra pelle nient’altro che plastica, ingranaggi, congegni e relais, grovigli di cavi metallici Il corpo immaginato da Tonino Mattu ne La dama è un miscuglio di polimeri bio-plastici, montati da ingegneri, genetisti, ed esperti chirurghi di impianti anti-rigetto. Il suo corpo è interamente schedato: impronte digitali, odori che emaniamo, iride dell’occhio, umori, tutto è stato campionato per fornire materiale preziosissimo sull’uomo: informazioni.
Ma oltre al “noi razionale”, esiste il noi “istintivo” che agisce secondo regole proprie e autonome. Per quante manipolazioni e infiltrazioni possa aver avuto il corpo, l’uomo non è una pedina: la probabilità che alcuni passino indenni, o sfuggano al controllo, rimane reale, e questi saranno le mine vaganti. E’ una partita senza esclusione di colpi, però CAUTION> esistono le variabili.

Generazione senza radici e senza protezione questa New breed, proposta da Gavino Ganau, che ci offre l’opportunità, propria dell’arte contemporanea, di prestare attenzione ad un fenomeno, che più che il futuro, sembra riguardare il momento storico attuale. Ironia prima di tutto, ma anche lucida e cruda analisi del disagio sistemico ed endemico che sembra spuntare dalle spensierate facce dei giovani giapponesi presentati dall’artista, numerati e sistemati in ordinatissime fila. Grazie a Ganau ci mettiamo al riparo dalla romantica idea di bambino indaco sponsorizzata dalla new age made in California. Di spirituale rimane poco, in questa vivace gioventù, rivolta verso il consumismo più smodato fatto perlopiù di svago (comprare, giocare ai videogame) ma che ispira una spaventosa solitudine. Nel loro mondo i genitori, a causa dei ritmi lavorativi incalzanti, sono spesso degli sconosciuti; frequenti sono i suicidi e il ricovero negli istituti per malati mentali, e la loro vita è imbevuta d’impossibili sogni. E questo deserto, anziché costituire terreno fertile per una sana aggressività e ribellione, diventa per i giovani nipponici un mondo senza adulti, amorfo, organizzato e civile. Hanno tutto, tranne una vita reale.

Al superamento dei limiti umani, attraverso la mutazione genetica sembra puntare Anche questa volta è toccato a Ofelia di Giusy Calia, transitando però dalla biologia umana tradizionale verso una forma di biologia fusa con la tecnologia. “e una pozza d’acqua infetta ci ri-battezzerà tutti” direbbe ora Ada Merini se potesse vedere Ofelia, adagiata su una delle vasche da bagno dell’ex ospedale psichiatrico, in accordo con il programma di trasformazione in umanoidi, progettato in una futuribile (im)probabile città post umana. “Tutto scorre” direbbe Giusy Calia che passa dalle oniriche Ofelie di ispirazione preraffaellita a questa Ofelia disumanizzata e innestata come da copione transumanista-.
L’acqua è una costante nella produzione artistica dell’artista e provvidenziale arriva su laccu materializzatosi durante l’allestimento su cui Ofelia si sdoppia e galleggia.

Con il suo consueto modo di fare Gianfranco Setzu, con No time for boring thinghs, introduce un argomento profondo e serio offrendoci al contempo l’antidoto dell’ironia e della leggerezza per neutralizzare il tutto.
Le kokeshi portate da Setzu sono bambole tradizionali in legno a forma di birillo, con occhi e bocca, che secondo alcune credenze, potrebbero rappresentare gli spiriti dei bambini uccisi subito dopo la nascita perché non desiderati dalle giovani madri; o, in alternativa, abbandonati agli spiriti delle foreste perché possano dargli una vita migliore. Le api riportano alla biologia e alla fecondazione, le bambole e il loro sangue, alla mancanza e al bisogno del contatto umano. Di quell’(in)umano capace, però, di ogni nefandezza.
La carta da parati su cui si snocciola la narrazione, come sempre, arriva provvidenziale per sdrammatizzare e per proporre una posizione amorale: non c’è alcuna regola cui andar contro, la realtà è semplicemente da guardare senza incasellarla in codici precostituiti, ma, soprattutto non c’è tempo da perdere per annoiarsi con simili sciocchezze.
E’ grazie ad interventi come questo che alcuni temi e oggetti guadagnano attenzione e altri significati, minando le certezze del fruitore e portandolo all’acquisizione di un diverso modo di vedere le cose.

Ambiguo e concettuale, Pietro Sedda con Arancia, richiama diverse tensioni e tendenze della nostra epoca postmoderna. “un’epoca della povertà”, in cui gli dèi sono fuggiti, per citare un’espressione di Friedrich Hölderlin, Anche qui, come nell’opera di Casu, sembra che l’argomento principe sia scegliere e cosa scegliere: tra vero e falso, tra notte e giorno, tra umano e inumano; tra organico e inorganico, tra tornare o non tornare.
Tra vivere o morire. Stimolante e curioso quello che offre l’uso del linguaggio fotografico, non meno efficace di quello pittorico, video, performativo.
Assistiamo nell’abitacolo di una macchina, previsto ma brusco, atteso ma quasi temuto “al rientro” da una notte libera dal senso di colpa. Né fame né sete, sguardo velato, appannato e sfatto. Realtà poco credibile le ore appena trascorse, malsicure quelle a-venire: tornare a qualcuno, tornare da qualche parte.

Anche con Lidia Bachis, come per Sedda, si parla di ritorno, ma qui non ci sono dubbi amletici, lei sembra avere già deciso. Il posto dove tornare è la camera di un ragazzo degli anni 80, e il suo è un prezioso racconto per interlocutori attenti e senza fretta. Per visitare Cybernella post Human, non basta un’occhiata veloce: il luogo è da guardare e da vivere: alle pareti, poster dei film di fantascienza di quegli anni che ancora suscitano invidia da parte dei giovani annoiati di adesso. Videocassette, disegni, collages, cartoline, cd, una cuffia per ascoltare musica, un cuscino.
Una chiassosa quanto orrenda carta da parati su cui è appoggiata una mensolina, e su di essa il piatto forte dell’installazione: il cd che (non) contiene una selezione musicale anni 80, genere post human, con tanto di plastificazione e grafica fronte e retro della Bachis. Non c’è niente da fare e nient’altro da dire. E’ una ventata di creatività e di libertà insieme. E’ scegliere di tornare a qualcosa di buono, che sia un’epoca, una persona, un luogo o un’idea. E’ il gusto per il particolare, l’attenzione per le cose, per l’altro, per sé stessi. Scrive Massimo Bontempelli, nella prefazione a “La vita intensa”Questa narrazione la quale comprende tutte le avventure che mi sono accorse una mattina, tra le 12 e le 12.30, andando da via San Paolo alla Galleria (a Milano, ndr) – potrà sembrare troppo complicata a quanti hanno l'abitudine di andare da casa alla trattoria senza incontrare nulla che sia degno di essere raccontato. Eppure questa è una storia vera. E io non la scrivo per quegli uomini troppo semplici.

Essenzialità e linearità stilistica e narrativa per il trittico, lucido e ricco di stimoli, di Francesca Randi. In Sogno metafisico assistiamo alla liberazione dal corpo di qualsiasi orpello. E se la Falqui, con la sua ricerca, porta a meditare sui fronzoli legati alla bellezza e alla perfezione fisica, qui gli orpelli, sembrano quelli che imbrigliano la libertà di movimento e azione: paura, insicurezza, pregiudizio. E se, ancora, per alcuni artisti la carne e il sangue sono il luogo dove tornare, qui il corpo è punto di partenza: per arrivare, però, alla sua stessa cancellazione. Svela, la Randi, grazie anche ad un’intensa sensibilità lirica, un sistema di paradosso, in cui la sparizione fisica grida di senso e di significato Rapporto tormentato e problematico con sé stessa, rinuncia alla soggettività e all’espressione o, come ogni opera essenzialmente lirica, comunicazione di un messaggio universale, in cui la liberazione è riferita a affrancazione da schemi, da imposizioni estetiche e stilistiche

Il tema seducente e al contempo inquietante dell’avvento dell’uomo artificiale è l’oggetto della ricerca di Progetto Askos, che con Brebus, porta una straniante quanto impossibile storia d’amore tra una donna e un androide. Già nel Surrealismo e nel "Realismo magico" della rivista "900" troviamo la Eva ultima (1923) di Massimo Bontempelli, favola metafisica in cui una donna si innamora d’un automa, suo uomo ideale, che è talmente artificiale da sembrare più reale della realtà. I brebus, preghiere/magiche dell’atavico quanto diffuso rito dell’acqua dei paesi del mediterraneo, sono, paradossalmente, l’unico rimedio a cui ri-tornare, per trovare delle risposte all’impossibilità d’unione, o per guarire dalla malia. Il video è girato nella stanza della mola dello stesso museo e il portaritratti è quello con cui la nonna materna di Alice ha dormito durante i suoi 30 anni di vedovanza-

Chiara Schirru
(Askosarte)














www.switched.com/tag/repliee+r1/

Baby R-1

«Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5, 43-48)





«Alla luce del dilagare delle nuove tecnologie all’interno della società, Donna Haraway propone i nuovi modelli della “volontà di sapere” dell’ordine contemporaneo. La tecnologia, prodotto umano per eccellenza, ha da sempre moltiplicato ed esteso quelle che sono le facoltà umane. Oggi, però, questo cammino parallelo è divenuto così intimo che il tecnologico e il biologico, come categorie, si stanno intersecando e completando vicendevolmente. “Le macchine pre-cibernetiche potevano essere infestate, ma, in fondo, le macchine non si muovevano, né si progettavano da sole. Non erano autonome, non potevano raggiungere l’ideale umano ma solo schernirlo. Le macchine di questa fine secolo hanno reso totalmente ambigua la differenza tra naturale e artificiale, mente e corpo, le nostre macchine sono fastidiosamente vivaci e noi spaventosamente inerti”».

(Francesca Alfano Miglietti)





Identificare l’Umano e la sua essenza col corpo, con la sua immagine e/o con la sua cruda fisicità, può apparire, in un’ottica trascendentale, limitato e limitante. Tuttavia, prescindere dal corpo sarebbe non meno riduttivo per l’impraticabilità di una dimensione meramente spirituale rispetto alla complessità della natura umana, con la quale anche il Cristo, in fondo, dovette fare i conti. Del resto, è da tempo che l’arte ha scelto proprio il corpo come luogo privilegiato del conflitto contemporaneo, un corpo usato e abusato, un corpo straziato e offeso, un corpo ostentato nella sua deformità e vilipeso nella sua innocenza, un corpo «carnaio di segni» (Foucault) e, per la ricerca contemporanea, segno per antonomasia. Al contrario, la scienza, in un percorso che dall’umano, troppo umano nietzschiano passa, senza soluzione di continuità, al più umano dell’umano di Blade Runner, manipola e altera il corpo con finalità eugenetiche o lo riproduce e lo moltiplica con processi e scopi a dir poco inquietanti. Uno degli ultimi nati si chiama Repliee R-1, un androide partorito dalle menti dei ricercatori del dipartimento di robotica dell’Università di Osaka. La creatura ha le sembianze di una bambina di cinque anni ed è stata presentata qualche mese fa al Ceatec, la fiera tecnologica di Tokyo. Baby R-1 è l'ultima versione del robot a cui il team di ingegneri giapponesi lavora già dal 2003. È una giovane giapponese ricoperta di pelle flessibile al silicone e il suo volto è liscio e levigato. Secondo gli inventori la sua funzione è quella di dare aiuto ad anziani e disabili che faticano a muoversi, per qualcuno, una volta prodotta su larga scala, sarà un ulteriore passo avanti della nuova cyber-pedofilia.

(Ivo Serafino Fenu)



La pelle inganna […] Nella vita si ha solo la propria pelle […] c’è un errore nelle relazioni umane perché uno non è mai ciò che ha […] Ho una pelle d’angelo ma sono una iena, ho una pelle di coccodrillo ma sono un cucciolo, una pelle nera ma sono bianco, una pelle da donna ma sono un uomo; non ho mai la pelle di ciò che sono. Non ci sono eccezioni perché non sono mai ciò che ho »

(Eugénie Lemoine-Luccioni)



Componenti

Michele Mereu - Chiara Schirru - Mauro Mereu - Alice Rivagli -Maurizio Rivagli - Skodino

Ultimo aggiornamento: 17/08/2009

 
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