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    26 ottobre 2020
Home > Banca dati: Produzioni > Teatro > prosa > Il giardino dei ciliegi
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PRODUZIONI

 

Il giardino dei ciliegi


Autore: di Anton Pavlovič Čechov

Regia: Paolo Magelli

Musiche: Arturo Annecchino

Protagonisti

Produzione Teatro Stabile della Sardegna – Teatro Metastasio di Prato

con Valentina Banci, Francesco Borchi, Valeria Cocco, Daniel Dwerryhouse, Corrado Giannetti, Elisa Cecilia Langone, Mauro Malinverno, Fabio Mascagni, Paolo Meloni, Silvia Piovan, Maria Grazia Sughi, Luigi Tontoranelli


Scene: Lorenzo Banci

Costumi: Leo Kulas

Nota Artistica

Sono mille i modi di affrontare “Il Giardino dei ciliegi” e cento volte di più i modi di parlarne. Eppure la voglia di realizzare questo testo non cessa mai. Risboccia dentro l'anima, proprio come il fiore della “visciola” (una specie di ciliegia selvatica) che nella sua piena fioritura rimane intatto solo per alcuni secondi: un miracolo di rara bellezza che dura poco più di mezzo minuto. Poi i petali cominciano a cadere e questa immagine della perfezione scompare, lasciando il posto a rami spelacchiati e ad un cimitero di petali.
Parlo della visciola per correggere nella mia memoria un’inesattezza che è ormai divenuta intoccabile sia nello spazio linguistico anglosassone, sia in quello latino: sto parlando del titolo del testo di Čechov, ovvero Il giardino dei ciliegi. In realtà Čechov ha scritto un "giardino delle visciole" e non un "giardino dei ciliegi" e la differenza non sta solo nel fiore, fragilissimo, ma anche nel frutto, che - come spiega il vecchio cameriere, Firs - fu richiesto e utilizzato solo per un breve periodo: poi non lo volle più nessuno e i frutti caduti servivano solo a nutrire gli uccelli e ingrassare la terra, quasi a seguire e imitare la caduta del fiore che li aveva in qualche modo partoriti.
L'allegoria della fragilità della vita, della sua inesorabile staticità abbarbicata in un mondo che tragicomicamente ci consente solo di avvizzire e cadere dal ramo dal quale siamo spuntati, il viaggio dalla bellezza alla deturpazione fisica e spirituale, la velocità con la quale le nostre "culture" - da quella "di classe", filosofica e artistica, a quella "pragmatica" - si perdono nella storia: sono questi i temi che si ripetono senza fine nel Giardino dei ciliegi. Certo Čechov lo fa prendendosi in giro e utilizzando un'ironia comica e dolorosa che ci serve sulla scena, come in nessun altro testo e che ci costringe a "riviaggiare" con cattiveria dentro la nostra vita. La casa di Ljuba è il Teatro e il suo passato è "il giardino": la nostra memoria, la vita che se ne è andata irrimediabilmente.
L'assurdità dell'inarrestabilità del tempo rende tutto tragicamente comico. Le geometrie che disegnano tutti gli incontri dei personaggi, descrivono senza pietà una serie di crudeli, ridicoli fallimenti. Dov'e' l'amore? Perché si vive? E la bellezza non è forse solo nei ricordi?
Sono le domande assillanti che ci riempiono la testa, trasformandosi in una sorta di ritornello minimalista e ossessionante.
Ho trovato l’incontro di lavoro fra le due compagnie, quella del Teatro Stabile della Toscana e quella del Teatro Stabile della Sardegna, esaltante. E lo dico con la responsabilità di chi ha ormai centinaia di ore di prove sulle spalle…

Paolo Magelli



Info

debutto nazionale, Prato novembre 2011
Cagliari, dicembre 2011
www.teatrostabiledellasardegna.it


Ultimo aggiornamento: 13/06/2011

 
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Credits
26-10-2020
http://www.sardegnaspettacolo.it/index.php?nodo=banca_dati&db=produzioni&sottocategoria=1&categoria=1&id=272