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    24 ottobre 2020
Home > Banca dati: Produzioni > Teatro > prosa > Il canto dell'isola bambina
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PRODUZIONI

 

Il canto dell'isola bambina

Viaggio in prosa e in musica per terra e per mare

Autore: AAVV

Regia: Guido De Monticelli

Musiche: Mario Borciani

Protagonisti

Maria Grazia Bodio, Lia Careddu,
Rossella Faa, Corrado Giannetti,
Paolo Meloni, Isella Orchis, Cesare Saliu, Marco Spiga,
Mariagrazia Sughi, Luigi Tontoranelli, Gisella Vacca
Alberto Cabiddu (percussioni)

Matteo Porcu (violino)
Nicola Pisu (clarinetto)
Gianfilippo Piga (pianoforte)


Nota Artistica

Ambientato negli spazi del Museo delle Ferrovie della Sardegna a Monserrato, Il canto dell’isola bambina trasporterà con l'immaginazione i visitatori che oggi giungono in Sardegna lungo gli itinerari dei viaggiatori che dall'Ottocento, giù giù fino al secondo Dopoguerra, approdarono sull'Isola da paesi lontani. Erano, quei viaggiatori, turisti ante litteram trascinati dalla passione per l'avventura e per la scoperta, piombati dalle più varie regioni d'Europa in un continente sconosciuto e diverso che percorrevano su mezzi di fortuna, gli omnibus, i carri trainati, e quel trenino con cui oggi, salendo a Tortolì, ci si può inerpicare su fino a Mandas, lungo il tragitto che porta il nome dello scrittore inglese D. H. Lawrence.
Era come approdare sulla luna, ci dice Giuseppe Dessì, e, proprio come sulla luna, scoprire un'altra faccia che gli uomini non hanno mai visto: «un mondo preistorico ancor vivo, coesistente con le forme moderne della civiltà». Dev'esser stata proprio questa sensazione a impadronirsi di quei viaggiatori: d'essere capitati, come dice Dessì, su un frammento di mitica preistoria, rotante assieme agli altri pianeti, ma sempre a una certa distanza. Quella distanza dovette colpirli come qualcosa che - sembrava loro - attingeva direttamente a una patria antica, a una zona dimenticata di sé. Abbiamo la sensazione, se ripercorriamo quelle testimonianze, che la "lontananza" della Sardegna, quella sua eterna "preistoria" rappresenti, in realtà, per quei viaggiatori, una zona dell'animo, un luogo, invero assai familiare, in cui ciascuno di loro, nei modi più diversi, rintracciava qualcosa delle sue radici.
Insomma, molti di questi scritti potrebbero essere raccolti sotto il titolo che Vittorini diede al suo diario di viaggio quando, a sua volta, percorse l'isola in lungo e in largo: Sardegna come un'infanzia.
Il canto dell'isola bambina parte da qui: dai diari e dai resoconti dei numerosi viaggiatori che l'hanno attraversata, ma anche dalle pagine dei suoi scrittori, dai suoi miti, dalle sue favole. Lo sguardo dello "straniero", cui fan da contrappunto le voci che sgorgano dall'isola. Ed ecco le pagine di D. H. Lawrence (Mare e Sardegna), di Lamarmora, di Valery, del Bresciani, del von Maltzen. Ma anche quelle di Dessì, di Salvatore Satta. E alcune fra le più straordinarie fiabe sarde, i contos de foghile. Tra le quali si incontrano alcuni gioielli, capaci di concentrare nello spazio di una pagina tutto un mondo: fiabe di fondazione come la breve storia che fa derivare dall'orma del piede di Dio la nascita dell'isola, o di banditi e balentes, come I tre fiori della felce maschio, il piccolo capolavoro che Italo Calvino inserì nella sua raccolta di fiabe italiane, o, ancora, fiabe di furbi e di sciocchi come il formidabile Campanile di sedie. Il sapore di questo viaggio sarà dettato dal ritmo, dalla musica, un po' sconnessa ma irresistibile, dei suoi mezzi di trasporto, i trenini, gli omnibus, i carri trainati.
Guido De Monticelli


Info

www.teatrostabiledellasardegna.it


Ultimo aggiornamento: 11/05/2011

 
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24-10-2020
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