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    24 ottobre 2020
Home > Banca dati: Produzioni > Teatro > prosa > NOZZE DI SANGUE
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PRODUZIONI

 

NOZZE DI SANGUE


Autore: Federico Garcia Lorca

Regia: Serena Sinigaglia

Musiche: Gavino Murgia

Protagonisti

con Maria Grazia Bodio, Marco Brinzi, Lia Careddu, Mattia Fabris, Sax Nicosia,
Isella Orchis, Cesare Saliu, Sandra Zoccolan


Scene: Maria Spazzi

Costumi: Federica Ponissi

Nota Artistica

NOTE DI REGIA
“A me interessa più la gente che abita un paesaggio che il paesaggio stesso. Posso starmene a contemplare una montagna per un quarto d’ora; ma poi subito dopo corro a parlare col pastore o col tagliaboschi di quella montagna. Nello scrivere, uno ricorda questi dialoghi e sorge l’espressione popolare autentica. Io ho un grande archivio nei ricordi della mia infanzia fatto delle parole della gente. E’ la memoria poetica, e questa rispetto. Per il resto, i credi, le scuole estetiche, non mi preoccupano. Non ho nessun interesse nell’essere antico o moderno, ma nell’essere io, naturale. Nella nostra epoca il poeta deve aprirsi le vene per gli altri. Per questo io mi sono dato al teatro drammatico, che ci permette un contatto più diretto con le masse.”

Federico Garçia Lorca

La scrittura di Lorca mi ha catturata fin dalla prima lettura. E’ intensa, misteriosa, è pulsante di vita e di bellezza. Come restituire quella straordinaria energia che scorre tra le righe del poeta? Questa è sempre la questione centrale quando devi passare dalla parola scritta a quella parlata, quando dei fogli di carta inerti devono trasformarsi in spazio, corpi, suoni, colori e soprattutto parole pronunciate. E’ un passaggio incerto e complesso, come una vera e propria rianimazione: massaggio cardiaco, defibrillatore, tempi di recupero e poi tutti in silenzio ad ascoltare se il cuore ha ripreso a battere. Un testo scritto contiene la vita in potenza, un allestimento teatrale è la trasformazione di quel potenziale in un fatto. Ogni volta che leggevo Nozze di sangue, percepivo che, nonostante la bravura del traduttore, l’italiano non era la lingua viva di cui aveva bisogno il testo. Era come se si usasse un defibrillatore rotto o troppo poco avanzato per l’operazione delicata che si andava a fare. Quale lingua per Lorca? La sua, certo, e oltre alla sua? Esistevano possibilità altre senza decretare la morte dell’operazione già sul nascere? Serviva una lingua che non fosse frutto di un compromesso intellettuale e borghese come l’italiano, lingua convenzionale e trasversale buona per ogni occasione ma distante dalla lingua reale che la gente realmente parla e ha parlato. Serviva una lingua di terra e di sangue, intrisa dei luoghi e delle persone che la parlano. Una lingua che è già storia di faide, di confini difesi e violati, di campi arsi, di coltelli, di parole impronunciabili, di silenzi violenti. Una lingua antica, che scorre nei geni di chi l’ha parlata o meglio vissuta. La Barbagia, che è l’entroterra del nuorese, presenta tutte queste caratteristiche linguistiche e antropologiche. Sia perché la Sardegna è stata dominata per quattro secoli dagli spagnoli, sia perché è un’isola che ha conservato una sua orgogliosa distanza dalla terraferma, in un isolamento culturale e sociale, che è consapevolezza identitaria e al contempo cocciuta resistenza al cambiamento, all’innovazione. Bodas de sambene è dunque una spericolata sperimentazione linguistica che sposta la vicenda lorchiana in mezzo alla dura campagna barbaricina, dove avvenivano gli stessi fatti di sangue descritti da Lorca. Una società chiusa dove valeva la legge mai scritta del taglione, dove qualsivoglia anelito di libertà veniva punito dalla comunità con la morte o forse ancora peggio con l’isolamento assoluto, dove bigottismo e superstizione si amalgamavano in una mistura terribile e bellissima insieme di natura e spirito. La Barbagia dei primi anni del ‘900 come defibrillatore per il mondo lorchiano di Nozze: parole, storie, volti, colori, che posso sperare di rianimare oggi, perché già vivi un tempo e presenti ancora (ed è stupefacente quanto!) nella storia di tante persone che vissero e vivono in quei luoghi, luoghi che sono certamente molto più vicini a noi italiani dell’Andalusia spagnola degli anni ‘30. Non si può rianimare ciò che non ha mai vissuto, si può rianimare solo tutto ciò che ha vissuto, non importa quando, non importa dove purché sia esistito, purché abbia pulsato di vita. E più quella vita ti ha riguardato e ti riguarda, più l’operazione promette di riuscire con successo. Solo allora, solo a rianimazione avvenuta, potremo realmente godere della forza libertaria che accompagna il gesto della sposa, della passione che travolge Leonardo e distrugge i vincoli coercitivi di una cultura chiusa e vendicativa che rifiuta ogni diversità, della forza spaventosa che arma le parole della madre e i gesti dello sposo, della maldicenza beghina che come benzina sul fuoco spinge al sangue e al dolore senza ritorno. Solo allora le parole di Lorca riemergono nella loro forza primordiale, a ricordare le eterne contraddizioni dell’uomo, che sa amare e odiare come la natura che l’ha generato e che da queste contraddizioni ne emerge con un grido soffocato di cui non potrà mai conoscerne il fondo.

Serena Sinigaglia


Nota di Stampa

Nasce dall’incontro fra due compagnie diverse per età e storia, affini per modalità di gestione la nuova produzione del Teatro Stabile della Sardegna con la compagnia Atir di Milano.
La passione e l’energia delle pagine di Nozze di sangue, uno dei testi teatrali più noti del grande poeta spagnolo Federico Garçia Lorca, conosce nuova vita e nuova forma nell’allestimento teatrale che debutta a Cagliari, mercoledì 10 dicembre 2010, al rinato Teatro Massimo che nel corso del 2010 ha acquisito sempre più le sembianze di vero e proprio “teatro abitato”, luogo di produzione, di progettazione, di circolazione di idee e pubblici differenti.
In scena fino al 16 novembre per poi spostarsi all’Eliseo di Nuoro (il 17) e a Milano (al Teatro Ringhiera, sede di Atir dal 23 novembre al 12 dicembre), e proseguire nel 2011 la tournée regionale e nazionale, lo spettacolo interpreta la storia e il mondo raccontati da Lorca attraverso le scelte linguistiche e sceniche del tutto inedite di Serena Sinigaglia, fra i registi più impegnati nel panorama nazionale,
Punto di partenza del progetto è infatti la scelta drammaturgica e linguistica, condivisa dalla regista con l’autore nuorese Marcello Fois, di trasporre il testo originale spagnolo nella lingua della Barbagia. Una scelta che ha consentito al Teatro Stabile di rinnovare la collaborazione con Fois (che già nel 2009 ha visto in scena la trasposizione teatrale del suo romanzo Sangue dal cielo per la regia di Guido De Monticelli), e colloca il progetto nel solco delle linee storiche della compagnia: l’approccio alla cultura europea e contemporanea attraverso lo straordinario filtro linguistico e culturale dell’Isola.
Serena Sinigaglia ha scelto voci, parole e volti dei primi del Novecento sardo per avvicinare l’Andalusia degli anni Trenta a realtà più consone alle storie italiane. La lingua spagnola sposa la parlata barbaricina, si avvicina a quella italiana, in uno dei testi più rappresentativi del teatro moderno che vede in scena due generazioni di attori dopo un complesso periodo di lavoro fatto sulla lingua e la traduzione. Da una parte Maria Grazia Bodio, Lia Careddu, Isella Orchis e Cesare Saliu (Teatro Stabile della Sardegna), dall’altra “i giovani” Marco Brinzi, Mattia Fabris, Sax Nicosia e Sandra Zoccolan (Atir). Una collaborazione che mette in strettissimo contatto due compagnie legate a doppio filo dalla voglia di essere un gruppo e dalla centralità del lavoro dell’attore. Il tutto sottolineato dalle note composte da un altro sardo doc, il polistrumentista Gavino Murgia, da sempre alla ricerca di novità sonore tenendo sempre a mente la tradizione e la memoria, capace di far incontrare jazz e contaminazioni mediterranee. E sarà proprio l’esibizione dell’artista di Nuoro a chiudere le ultime due repliche al teatro Massimo il 15 e 16 novembre, uno spettacolo nello spettacolo.


Durata: 1h 40

Info

Per info: www.teatrostabiledellasardegna.it
Biglietteria: tel. 0706778129 biglietteria@teatrostabiledellasardegna.it
Segreteria: tel. 070/6778121 segreteria@teatrostabiledellasardegna.it



Ultimo aggiornamento: 09/11/2010

 
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Credits
24-10-2020
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