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    30 ottobre 2020
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PRODUZIONI

 

DISSIPATIO H. G.


Autore: Guido De Monticelli

Regia: Guido De Monticelli

Musiche: Carlo Galante

Protagonisti

Guido De Monticelli

Scene: Barbara Petrecca

Nota Artistica

Un uomo decide di scomparire dal mondo nella stessa notte in cui, inspiegabilmente, tutta l’umanità scompare dalla terra. Un monologo irridente, con sprazzi di furioso umorismo ma anche di tenerezza che Guido De Monticelli ha tratto dal romanzo scritto nel ’73 da Guido Morselli prima di suicidarsi. Uno dei nostri più grandi scrittori diventato, con la sua scomparsa, il “caso Morselli”.

Sono passati esattamente trentacinque anni da quando Guido Morselli, nel luglio del 1973, pose fine alla sua vita dopo aver concluso il suo ultimo romanzo, Dissipatio H. G. Da quel momento esplose il “caso Morselli”. La società intellettuale e letteraria dell’epoca ebbe un sussulto, come la scossa di un rimorso: a questo grande scrittore, che aveva al suo attivo una cospicua e rilevante produzione letteraria, non era stato dato di veder pubblicato in vita uno solo dei suoi romanzi. Fu poi Adelphi a pubblicare tutti i suoi libri, tra cui Roma senza papa, Contro passato-prossimo, Il comunista, Un dramma borghese e, appunto, Dissipatio H.G..

Ad apertura di libro è già tutto avvenuto. L’“inspiegabile” si è compiuto nella notte tra il 1º e il 2 giugno. L’umanità è svanita nel nulla, si è “dissipata” senza lasciare traccia. Ora, a due settimane dall’”evento”, il protagonista di Dissipatio H. G. (H. G. sta per Humani Generis), unico sopravvissuto a questa moderna apocalisse, ripercorre i fatti accaduti nell’arco di quei quindici giorni.

Chiuso nel suo piccolo borgo di montagna, in cui da tempo si è rifugiato, respingendo l’odiata città d’oro sede della Borsa e dei mercanti (nella quale è adombrata Zurigo), il solipsista feroce e ipocondriaco si ritrova a girovagare in un mondo deserto, abbandonato da tutti i suoi abitanti. Ma tutto è rimasto intatto nelle case e nelle strade. Gli uomini sono svaniti senza portarsi via niente.

L’“inspiegabile” sembra essersi compiuto in coincidenza con un altro evento, di natura strettamente privata. Quella notte, infatti, alla vigilia del suo quarantesimo compleanno, il protagonista di Dissipatio H. G. aveva deciso di scomparire dal mondo. Il piano era stato puntigliosamente preparato: gettarsi in fondo a un lago, nascosto nel cuore di una montagna ad alta quota. Così il suicidio sarebbe apparso al mondo come una misteriosa sparizione, un “dissolvimento nel nulla”. Ma, giunto al momento cruciale, il corpo dell’aspirante suicida, preso da un attimo di sublime benessere, si rifiuta all’ultimo passo.

Ma proprio in quel breve intervallo di assenza dal mondo, il mondo è scomparso: il mondo degli uomini, s’intende, ché tutto il resto, a cominciare dalla natura, che sembra man mano rinvigorirsi, ma anche i beni terreni, le cose lasciate da “loro”, i cibi, le opere, ora a disposizione di uno solo, sono restate. Così, paradossalmente, l’umanità è ora rappresentata da quell’unico essere che era in procinto di abbandonarla, il solipsista-eremita il cui gioco preferito era stato, fin da ragazzo, quello di «figurarsi come l’unica creatura pensante in una creazione tutta deserta».

Ha inizio un’ansiosa, a tratti umoristica ricerca degli scomparsi, che si fa presto desiderio di voce umana, e in cui riaffiorano spezzoni di ricordi, brani di vita vissuta, evocazioni e colloqui, che danno ai “dissipati” una finora sconosciuta intensità di vita.
Monologo fluviale, disperato, irridente, con sprazzi di furioso umorismo, ma anche di tenerezza, e come toccato, sul finale, dal segno di un’ascesi, Dissipatio H. G. conclude anche l’esistenza dell’autore, suggellando così, nella realtà, ciò che egli era andato fantasticando nel libro.

Su un isolotto-mondo immaginato per l’occorrenza da Barbara Petrecca, e circondato da un reticolo di alberi allampanati, il personaggio di Dissipatio H. G. duetta irresistibilmente con una coppia di civette: «gli uccelli fanno un baccano indiavolato, si sono moltiplicati»; ed è un crepitio di suoni concertati appositamente da Carlo Galante per violino, violoncello e clarinetto basso. E altri suoni subentreranno, sempre più cercati, sempre più desiderati. Proprio ora che una “certa razza di bipedi” si è dissolta nel nulla si fa strada un’ansiosa, stralunata, a tratti umoristica ricerca degli scomparsi, che si fa presto desiderio di “voce umana”, e in cui riaffiorano spezzoni di ricordi, brani di vita vissuta, evocazioni e colloqui, che danno ai “dissipati” una finora sconosciuta intensità di vita. E la paura del protagonista si scioglie in una quiete scevra d’ogni impazienza, simile a un’attesa. Mentre i “suoni del mondo” si ricompongono in una melodia a lungo cercata: il tema di un dolcissimo corale di Bach.




Ultimo aggiornamento: 16/04/2010

 
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30-10-2020
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