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    29 ottobre 2020
Home > Banca dati: Produzioni > Teatro > prosa > Autoritratto in faccia al sole
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PRODUZIONI

 

Autoritratto in faccia al sole

omaggio a Vincent van Gogh

Autore: adattamento teatrale: Simone Dulcis

Regia: Andrea Meloni

Scene: Simone Dulcis

Nota Artistica

NOTE DI REGIA

Lo spettacolo "Autoritratto in faccia al sole" è un adattamento teatrale delle "Lettere al fratello Theo", scritte da Vincent van Gogh e destinate all'amato congiunto. Esso vuole essere un omaggio all'artista olandese di cui si intende divulgare l'universo umano e artistico meno conosciuto e che riguarda la sua sensibilità verso l'amore, l'amicizia e la natura. Lo spettacolo mette in particolare rilievo il rapporto di Vincent van Gogh con la fede, che nella sua tormentata vita si traduce in un'appassionata contemplazione dei campi di grano assolati, o dei cieli notturni stellati, in cui egli riconosce la catalizzante manifestazione del divino. La vicenda scenica, idealmente ambientata tra il gennaio del 1889 e il luglio del 1890 (ultimo scorcio di vita dell'artista), si apre poco tempo dopo l'avvenimento di un fatto drammatico (che rappresenta storicamente anche il momento in cui la salute del protagonista comincia a subire un'irreversibile trasformazione): Vincent in seguito ad un litigio con Paul Gauguin si è mozzato il lobo dell'orecchio. In Autoritratto in faccia al sole la manifestazione autolesionistica della sua patologia e l'episodio estremo del suicidio non trovano spazio, perché dell'artista si è preferito trasmettere la sostanziale fame di vita, le qualità di lucido filosofo e di sensibile poeta, aspetti della sua personalità pieni di luce, riscontrabili in molti passaggi delle sue lettere, ma troppo spesso oscurati dall'immagine preconcetta dell'artista folle e maledetto.
In scena Vincent van Gogh è rappresentato attraverso l'azione e la relazione di tre figure distinte, una maschile e due femminili, personificazioni di tre parti della sua esistenza: la fede, la malattia mentale e la mancanza degli affetti. Le tre figure compiono azioni sceniche semplici ma necessarie che riguardano la preparazione del protagonista-fede all'incontro finale col proprio destino.


NOTE DEL CURATORE DELLA RIDUZIONE TEATRALE

Leggendo e rileggendo le "Lettere a Theo", che Vincent ha scritto al fratello nell'arco degli ultimi diciotto anni di vita, sono rimasto particolarmente colpito dal suo "sempre vivo" rapporto con la fede, un rapporto costante, spesso controverso, ma che, come un faro, è stato un punto di riferimento nell'intero vissuto dell'artista olandese. La sua fede, di matrice cristiana, che durante il corso degli ultimi dieci anni di vita si concentra sulla contemplazione e rappresentazione della natura come manifestazione divina, lo ha guidato verso una visione costruttiva dell'esistenza anche negli ultimi due anni di vita, ossia quando la sua patologia mentale aveva toccato i momenti più critici. Una fede mai doma la sua, intaccata nella mente ma intatta nello spirito.
Delle sue lettere ho desiderato realizzare un adattamento teatrale che rappresentasse la figura di van Gogh, o meglio di Vincent, non più come emblema dell'artista maledetto, pazzo e suicida, ma come esempio di uomo e di artista che non ha mai smesso di credere nella sua missione; quella di dipingere e di migliorarsi.
A ben guardare, a ben leggere le parole dello stesso Vincent si evince quanto egli fosse proiettato verso la luce. Nonostante il triste epilogo della sua tormentata esistenza, credo di non sbagliare nell'affermare che egli fino all'ultimo momento si sia rivolto alla sua insaziabile brama di vivere; un vivere che si è fuso giorno dopo giorno con l'atto del dipingere, con l'urgenza di testimoniare, con il cercare disperatamente risposte al tumulto delle proprie emozioni e dei sentimenti.
Lasciandomi condurre dalla poesia e dalla lucidità delle sue parole mi è venuto naturale immaginarlo "ebbro di luce", forte e pacato insieme, egli stesso fede, affiancato in scena da altre parti di sé, due figure femminili piene di levità: la malattia mentale e la mancanza degli affetti.
Una malattia mentale senza colpe aggiunte al proprio ruolo; un personaggio chiamato a portare a termine la propria missione: quella di incontrare l'uomo ad essa predestinato. Come sposa che si prepari in tutta la propria bellezza ad incontrare l'uomo che si unirà a lei per sempre.
La mancanza degli affetti, la privazione, l'ho immaginata come rappresentazione dell'amore e della sensualità; la mano che prepara, predispone e conduce Vincent all'appuntamento con la promessa sposa.

Simone Dulcis



Info

DATE PREVISTE PER IL DEBUTTO:

Cagliari, 28,29,30 novembre 2008.



Ultimo aggiornamento: 16/08/2008

 
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29-10-2020
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