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    30 ottobre 2020
Home > Banca dati: Produzioni > Teatro > prosa > Aldo Moro, una tragedia italiana
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PRODUZIONI

 

Aldo Moro, una tragedia italiana

con Paolo Bonacelli

Autore: di Corrado Augias e Vladimiro Polchi

Regia: Giorgio Ferrara

Protagonisti

con Paolo Bonacelli
e Lorenzo Amato


Scene: Scene: Gianni Silvestri - Luci: Mario Loprevite

Costumi: Alessandra Giuri - Musiche: Marcello Panni

Nota Artistica

Lo Spettacolo

A partire dalle numerose lettere scritte da Moro dalla “Prigione del Popolo”, dal celebre libro che Leonardo Sciascia ha dedicato a questo affaire e dal recente adattamento cinematografico di Marco Bellocchio, Buongiorno notte, lo spettacolo ripercorre la cronaca del più tragico sequestro politico del nostro secondo dopoguerra: le lettere, i documenti, le immagini d’archivio, i commenti, i punti di vista, la ricostruzione dei fatti fino al drammatico epilogo.




La Storia

Alle 9,15 del 16 marzo 1978, in via Fani a Roma, la Fiat 130 guidata dall'appuntato dei carabinieri Domenico Ricci e con a bordo l'onorevole Aldo Moro viene bloccata da un commando di terroristi e crivellata di colpi. L'azione di fuoco dura due minuti. Cinque uomini della scorta vengono uccisi, il presidente della Dc sequestrato.
La vicenda umana e politica del rapimento Moro si consumò in 55 giorni. Tragedia doppia, per la vita degli uomini assassinati e per quella lunga prigionia conclusa con la morte di uomo di valore la cui azione era stata decisiva per far entrare i comunisti nella maggioranza dopo decenni di opposizione: aiutando cosi’ Berlinguer a compiere il primo passo verso il compromesso storico. Moro ando’ incontro alla morte, avendo come sola colpa quella di essere il maggior esponente della DC e un punto di riferimento decisivo nel panorama spappolato del sistema politico italiano del tempo. Sul cosa fare di fronte a questa tragedia si confrontarono due strategie, ognuna delle quali rimandava ad una concezione del mondo e a ognuna delle quali va una parte di ragione. I sostenitori di una trattativa con i terroristi ponevano in primo piano il valore della vita umana, bene assoluto al quale ogni altra considerazione va subordinata. Loro obiettivo era quello di mettere in libertà alcuni brigatisti in carcere in cambio della libertà, e della vita, di Aldo Moro. Dall’altra parte il partito della fermezza, chi temeva cioè che cedendo ai terroristi si aprisse una spirale di ricatti che avrebbe messo a repentaglio la stessa concezione dello ‘Stato’. Oggi sappiamo, e su scala mondiale, che cosa rappresenti il pericolo terrorista e quali conseguenze può avere il cedimento ai loro ricatti.
Le Brigate Rosse hanno assassinato Aldo Moro ma da quella tragedia sono uscite battute due volte: dal silenzio del loro prigioniero dal quale esse, nella loro stupidità politica, si attendevano chissà quali esplosive rivelazioni ma che non era in grado di esaudire le loro attese fuori dalla realtà. Dal rifiuto opposto dallo Stato al loro tentativo di ricatto.



Ultimo aggiornamento: 08/02/2008

 
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30-10-2020
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