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    5 dicembre 2020
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PRODUZIONI

 

Don Orione educatore nel suo tempo

Conferenza della studiosa Maria Francesca Porcella, promossa dall’Associazione Culturale Kàra

Autore: Maria Francesca Porcella

Nota Artistica

Subito dopo la canonizzazione del Beato don Luigi Orione (1872-1940), avvenuta il 16 Maggio scorso a Roma, si moltiplicano le iniziative pubbliche rivolte ad illustrare la figura di questo “gigante della Carità” del XX secolo. Don Orione è, infatti, noto al grande pubblico, non solo cristiano, anzitutto per la straordinaria opera svolta a favore degli emarginati, dei poveri, degli abbandonati e degli infermi. A tale scopo egli fondò, sul modello del Cottolengo, la Piccola Opera della Divina Provvidenza, oggi diffusa in tutto il mondo.



Non era solo ai bisogni materiali degli strati più umili della popolazione che si limitava, però, lo zelo di Don Orione. In cima alle sue preoccupazioni erano i bisogni morali, soprattutto dei giovani. A loro egli rivolse il suo apostolato instancabile fin dal 1893, quando non era che un povero studente di teologia, fondando a Tortona il Collegetto di San Bernardino: la forma era quella di un seminario per chierici poveri, aperto anche ai laici. A questa prima opera ne seguirono tante altre, d’insegnamento agricolo, professionale e magistrale, per offrire ai giovani più svantaggiati, insieme alla testimonianza evangelica, una concreta possibilità di promozione sociale ed umana.



Ecco perché l’educazione, in tutte le sue articolazioni, costituì un aspetto primario dell’esperienza umana e pastorale di Don Orione, al pari, se non in misura maggiore, dell’impegno assistenziale. Tuttavia, se la dimensione educativa orionina è stata sempre presa in considerazione dagli studiosi, ancora manca un suo inquadramento storico nel contesto scolastico tra l’800 ed il 900, che lo ponesse in relazione con gli orientamenti pedagogici e le correnti di pensiero del tempo.



Dell’argomento, in una conferenza tenutasi lo scorso 16 Aprile, nella Chiesa della Beata Vergine Addolorata di Carbonia, si è ora occupata la studiosa Maria Francesca Porcella che, al termine delle sue dotte argomentazioni, ha accettato di rispondere ad alcune nostre domande.



Dottoressa Porcella, a quale prassi si improntavano i rapporti tra Stato Italiano e Chiesa Cattolica riguardo alla scuola, quando a frequentarla era la generazione di Don Orione?



I rapporti erano molto tesi. Fino alla metà del XIX secolo, nell’Italia preunitaria, praticamente non esistevano forme d’insegnamento statale. L’educazione dei giovani era lasciata alla Chiesa, che vi provvedeva per mezzo di proprie istituzioni quali le Scuole Pie ed i Collegi dei Gesuiti.

All’indomani dell’unificazione, mentre il nostro Paese si trasformava in uno Stato moderno, la questione scolastica divenne, però, terreno di scontro tra liberali, allora detentori del potere politico e sostenitori della separazione tra Stato e Chiesa e cattolici che, in nome del primato spirituale della Chiesa, tentavano di contrastare il processo di statalizzazione e laicizzazione dell’insegnamento pubblico, reso, nel frattempo, obbligatorio.



Come nasce l’interesse di Don Orione per le opere educative cattoliche?



Nel contrasto politico di cui ho appena parlato, tre punti erano ritenuti irrinunciabili da parte cattolica: la libertà d’insegnamento, la possibilità, per la Chiesa, di istituire scuole libere e riconosciute dallo Stato e la presenza di maestri cattolici soprattutto nelle scuole elementari, che dipendevano dalle amministrazioni locali. Nel 1890, il Ministro della Pubblica Istruzione Paolo Borselli, presentò un disegno di legge che prevedeva la statalizzazione anche della scuola primaria. I cattolici, di fronte a quello che fu ritenuto un tradimento del diritto-libertà delle famiglie di provvedere all’educazione dei propri figli, proposero un più marcato impegno nella fondazione di scuole cattoliche.

Alla luce di quest’aspra polemica culturale, si può comprendere la sorprendente iniziativa del chierico Luigi Orione che, appena ventunenne, diede vita alla sua prima istituzione scolastica: il Collegetto di San Bernardino a Tortona. Simili iniziative sembravano indispensabili per contrastare la politica scolastica dei governi nazionali, considerata ostile alla Chiesa.



Oltre che di collegi, però, Don Orione si occupò soprattutto d’istruzione professionale.



Nella realtà italiana del secondo Ottocento, i fenomeni d’inurbamento, emigrazione, sradicamento sociale e morale dovuti alla rapida industrializzazione del Paese, producevano nella gioventù, l’adesione a nuove idee introdotte dai partiti di massa, considerate “pericolose” dalla Chiesa, prime fra tutte, il socialismo ateo.

Da parte cattolica si sviluppò, quindi, una visione nuova e moderna dell’impegno cristiano, che cercava di contemperare la pura e semplice azione caritativa con una sensibilità acuta verso la questione sociale, finalmente intesa nella sua globalità (si pensi alla clamorosa enciclica “Rerum novarum” di Papa Leone XIII). In Luigi Orione e nella sua opera, le istanze di riscatto dei ceti più umili, passano attraverso l’opera d’educazione cristiana e morale e di formazione professionale.



Quali erano i contenuti e lo stile educativo che Don Orione proponeva di impartire ai giovani nelle sue istituzioni?



Don Orione adottò un sistema formativo integrale da lui stesso denominato “cristiano-paterno”. Tale sistema non era altro che un perfezionamento del “sistema preventivo” elaborato da Don Bosco, che Don Orione conobbe di persona a Valdocco nella sua adolescenza. In pratica il metodo salesiano si basava sui principi “amorevolezza e ragione”, le vie del cuore (familiarità e confidenza) unite a quelle della ragione (giustificazioni ragionate e convincenti).

Per Don Orione, invece, educare significava “fare cristiane le coscienze” dei giovani, fare cristiana la loro vita, sia nella dimensione privata che in quella pubblica. Così, se il metodo preventivo di Don Bosco poteva essere utile per predisporre l’animo del giovane, l’educazione doveva essere paterna, cioè capace di richiamare il discepolo al senso del dovere mediante l’amore proprio di un padre e, soprattutto, cristiana.

In questo senso Don Orione non fu un vero e proprio teorico dell’educazione ma fu un educatore e la sua importanza, nel quadro del Cattolicesimo tra l’800 ed il 900, deve vedersi in relazione alla prassi educativa.



Si può riassumere, in poche parole, il particolare carisma orionino?



La Piccola Opera della Divina Provvidenza rappresenta un punto di contatto tra le istanze di modernizzazione del movimento cattolico, attento ai problemi sociali e politici e la tradizione religiosa ottocentesca, orientata all’esercizio della carità operosa.

Nello specifico dell’impegno scolastico, varrebbe la pena considerare, non solo le figure di pedagogisti e di educatori con i quali Don Orione ebbe una relazione, diretta o indiretta, ma anche i fondamenti spirituali e gli autori con i quali egli nutriva la sua vita di fede. Scopriremmo così un legame più stretto tra educazione e carità, educazione ed amore di Cristo, tra educazione e senso ecclesiale. Ma, soprattutto, potremmo cogliere l’anelito alla perfezione umana e cristiana, alla santità vera, che ha costituito l’obiettivo primario della sua opera educativa.




Ultimo aggiornamento: 10/03/2008

 
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