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ARCHIVIO RASSEGNE E FESTIVAL
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13/12/2016 - 30/12/2016

W l'opera italiana

La stagione del Teatro Lirico di Cagliari

Respighi, Puccini, The Tokyo Ballet, Verdi, Rossini: un omaggio esclusivo all’opera lirica italiana e un’eccellenza della danza mondiale. Ecco la stagione 2016 del Teatro Lirico di Cagliari, da cui, non a caso, parte l’auspicio per il riconoscimento da parte dell’Unesco dell’Opera lirica italiana come Patrimonio dell’Umanità. La campana sommersa, La Bohème, La Traviata, La pietra del paragone, Falstaff, Il Trovatore, i titoli, sette turni di abbonamento, otto recite fuori abbonamento e quattordici recite mattutine per le scuole, un’attenzione particolare per i grandi compositori dell’Ottocento e Novecento.

Il binomio Claudio Orazi (nuovo sovrintendente) – Mauro Meli (direttore artistico) torna alla “buona pratica” dei tempi della sovrintendenza Meli: l’inaugurazione della stagione è stata affidata infatti, il primo aprile, a una preziosa rarità musicale, quella, questa volta, di Ottorino Respighi, La campana sommersa, opera in quattro atti, su libretto di Claudio Guastalla, tratto dal poema drammatico omonimo Die versunkene Glocke di Gerhart Hauptmann. L’opera è stata rappresentata, per la prima volta in Italia in forma scenica, in un nuovo allestimento del Teatro Lirico di Cagliari che si è avvalso della regia di Pier Francesco Maestrini, già noto al pubblico cagliaritano per aver curato, nell’estate del 2014, l’apprezzata messinscena di Turandot, delle scene e proiezioni di Juan Guillermo Nova, dei costumi di Marco Nateri e delle luci di Pascal Mérat. La direzione musicale di La campana sommersa è stata affidata alla bacchetta esperta di Donato Renzetti, che è tornato a Cagliari dopo aver diretto numerosi concerti ed opere liriche nelle stagioni passate. Protagonisti sono stati il soprano rumeno Valentina Farcas (Rautendelein) e il tenore messinese Angelo Villari (Enrico), entrambi molto noti al pubblico cagliaritano.

Rappresentata, per la prima volta, allo Stadttheater di Amburgo il 18 novembre 1927, La campana sommersa è un’affascinante commistione fra realtà terrestre e mondo fiabesco, tra amore coniugale e misterioso incanto, in una rielaborazione musicale del fantasioso folclore tedesco. È la storia del fonditore di campane Enrico che perde la sua opera più pregevole in fondo ad un lago, a causa del dispettoso fauno dei boschi; la fata Rautendelein restituisce magicamente a Enrico la voglia di lavorare e i due, dopo essersi innamorati pazzamente, fuggono insieme, dopo che lui abbandona la moglie Magda che si suicida, per la disperazione, nel lago. I rintocchi fatati della campana sommersa nel lago annunciano il fatto luttuoso e convincono Enrico a lasciare la giovane fata che, rinnegata, lo uccide.

Il secondo appuntamento con l’opera, dal 29 aprile all’8 maggio, è andato in scena con La Bohème, opera in quattro quadri, su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, tratto dal romanzo Scènes de la vie de Bohème di Henri Murger e musica di Giacomo Puccini. Al giovane maestro Michelangelo Mazza è spettato il compito di dirigere i complessi artistici stabili del Teatro Lirico nel capolavoro del grande compositore lucchese, mentre l’allestimento scenico è arrivato dal Maggio Musicale Fiorentino per la regia di Jonathan Miller, poliedrico artista londinese al suo debutto a Cagliari, per le scene e i costumi da due Premi Oscar Dante Ferretti e Gabriella Pescucci. Lo spettacolo, applaudito da pubblico e critica, risale al 1994, ma è risultato ancora fresco e moderno nel suo delicato realismo e nella sua ambientazione parigina, trasportata nel 1930, cento anni dopo rispetto al libretto, fra manifesti di Jean Harlow, atmosfere e tableaux che citano il cinema francese degli anni ’30 del secolo scorso. Il cast degli interpreti era composto da giovani di talento, fra cui hanno spiccato il soprano livornese Valentina Boi (Mimì) e il tenore siciliano Giuseppe Varano (Rodolfo).

Tragedia della giovinezza, ma anche inno all’amore puro, La Bohéme viene rappresentata, per la prima volta, l’1 febbraio 1896, al Teatro Regio di Torino, con la direzione di Arturo Toscanini. Giacomo Puccini scrive la musica in soli otto mesi per quella che diventa, da subito, una delle sue opere più amate e rappresentate e che continua, ancora oggi, a commuovere ed a meravigliare per la freschezza e modernità della melodia e dei temi trattati. L’autore s’inserisce nell’ormai imperante gusto verista, rinunciando alle tinte più plateali e truci volute dal movimento culturale, per privilegiare la storia sincera e semplice di Mimì e Rodolfo e le schermaglie amorose di Marcello e Musetta che diventano spettacolari tranches de vie che ispirano registi, scenografi ed artisti da ormai 120 anni.

Dal 25 al 29 maggio è tornata al Lirico di Cagliari la grande danza contemporanea con The Tokyo Ballet, uno dei massimi esempi della tradizione coreografica d’autore. Il prestigioso corpo di ballo, che mancava dal palcoscenico cagliaritano dal 1986, ha presentato tre straordinarie coreografie, veri capisaldi del XX secolo, di altrettanti geni della danza mondiale: Spring and Fall di John Neumeier su musiche di Antonín Dvoràk, Dreamtime di Jirí Kylián su musiche di Toru Takemitsu, Le Sacre du Printemps di Maurice Béjart su musiche appositamente scritte da Igor Stravinskij nel 1910. L’Orchestra del Teatro Lirico è stata guidata da Nicolas Brochot, direttore esperto, specialista soprattutto nel balletto.

Il Tokyo Ballet si è confermato ensemble di grande prestigio. Sobria, quasi "zen", ed elegante la compagnia in Spring and Fall (Primavera e Autunno) di Neumeier, accompagnata dalla Serenata per archi di Dvorak, onirica e pienamente "contemporanea" nei movimenti perfetti di Dreamtime, coreografato da Kiliàn e musicato dalle ipnotiche disarmonie di Takemitsu, la bravura corale del TB è esplosa nella Sagra della Primavera di Stravinskij (musica sconvolgente nel 1910, quando nacque per i "Balletti Russi" di Diaghilev), interpretata magistralmente dalla coreografia di Béjart (assolutamente avanguardistica al debutto, nel 1959, e ancora oggi). In quella straordinaria versione i ballerini sono diventati orologi, nel mettere in scena tutta la potenza, primitiva e primigenia, delle musiche di Stravinskij e la sensualità e la forza di tutti gli elementi del creato, che Bejart fa culminare ancor di più e sublimare nella polarità del rapporto uomo-donna, terra-aria, acqua-fuoco. La perfezione plastica e il sincronismo del movimento corporeo hanno così raggiunto il loro apice, in una performance di danza ai massimi livelli che il pubblico ha lungamente applaudito. (Mm.)

*(La foto è di Priamo Tolu)

La Stagione lirica e di balletto è proseguita nei mesi estivi con l’amato e immortale capolavoro di Giuseppe Verdi: La Traviata, melodramma in tre atti, su libretto di Francesco Maria Piave, dal dramma La Dame aux camélias di Alexandre Dumas figlio, fra i più popolari ed eseguiti al mondo. Rappresentata al Teatro La Fenice di Venezia il 6 marzo 1853, La Traviata (qui la trama), terza opera della famosa “trilogia popolare” (con Il Trovatore e Rigoletto) è una delle partiture musicali più dense di interiorità psicologica di tutto il teatro d’opera romantico. Le figure femminili verdiane precedentemente delineate trovano in Violetta il più alto e perfetto compendio. Si impone, in quest’opera, un nuovo tipo di lirismo drammatico, non più fondato sui violenti contrasti delle passioni, ma su sottili e spesso raffinate notazioni dei sentimenti, del dolore, della tenerezza, dell’amore, della rassegnazione. La Traviata è andata in scena dall’8 luglio al 13 agosto, per quindici rappresentazioni, di cui 7 in abbonamento ed 8 fuori abbonamento (queste ultime dedicate soprattutto ai turisti), ed è ritornata a Cagliari, dopo appena due anni (l’ultima edizione è del novembre 2014), nel celebrato ed affascinante allestimento del 1987, acquistato dal Teatro Lirico di Cagliari, in comproprietà con la Deutsche Oper am Rhein di Düsseldolf, Theatergemeinschaft Düsseldolf-Duisburg, che si avvale della più famosa coppia di registi della scena internazionale, Karl-Ernst e Ursel Herrmann. La direzione musicale è stata affidata a Gérard Korsten, che è ritornato sul podio che lo vide apprezzato Direttore musicale dal 1999 al 2005, mentre, nei ruoli principali, hanno cantato Zuzana Marková (Violetta), Antonio Gandia (Alfredo), e Vittorio Vitelli (Germont), tre giovani ed affermati artisti, specialisti ciascuno del proprio ruolo. 

Dopo la pausa estiva, la Stagione lirica e di balletto ha preso di nuovo il via, dal 14 al 23 ottobre, con La pietra del paragone, melodramma giocoso in due atti su libretto di Luigi Romanelli e musica di Gioachino Rossini (Pesaro, 1792 - Parigi, 1868) che è stata rappresentata per la prima volta a Cagliari. In scena un’applaudita produzione del Théâtre du Châtelet di Parigi del 2007, con regia, scene e video di Giorgio Barberio Corsetti e Pierrick Sorin (geniale artista multimediale), e costumi di Christian Taraborrelli, che vinse il Premio Abbiati 2007 per la “regia, scenografia e video”. L’Orchestra e il Coro del Teatro Lirico sono stati diretti da Francesco Ommassini, giovane direttore veneziano, al suo debutto a Cagliari. Il cast d’interpreti, di straordinario spessore, era composto da: Chiara Amarù, Marina De Liso, Sandra Pastrana, Nicola Ulivieri, Enea Scala.

Rappresentata, per la prima volta, il 26 settembre 1812, La pietra del paragon(qui la trama) segna il debutto di Rossini, appena ventenne, al Teatro alla Scala di Milano e l’inizio della sua sfolgorante carriera internazionale, a tal punto che un entusiasta Stendhal scriveva: «La pietra del paragone è, a parer mio, il capolavoro di Rossini nel genere buffo. (…) Rossini divenne il primo personaggio del paese; ci si accalcava per vederlo». L’opera racconta dei contrasti amorosi che accadono nella villa del conte Asdrubale, restìo al matrimonio per misoginia, ma anche per paura di amare e subire un’eventuale delusione. Il tutto in un tourbillon di scene esilaranti e di dialoghi serrati ed attualissimi.

*(La foto sopra e quella in homepage sono di Roberto Ricci)


Penultimo titolo della Stagione è stato Falstaff, commedia lirica in tre atti su libretto di Arrigo Boito, dalla commedia Le allegre comari di Windsor e dal dramma Enrico IV di William Shakespeare e musica di Verdi che è andato in scena dall’11 al 20 novembre nell’allestimento del Teatro Lirico di Cagliari che risale al 2008 e che si è avvalso della prestigiosa regìa di Daniele Abbado, delle scene di Graziano Gregori, degli eleganti costumi di Carla Teti, mentre le luci sono state curate da Luigi Saccomandi. L’ultimo capolavoro verdiano è stato interpretato da un prestigioso cast di artisti: Roberto de Candia (Sir John Falstaff), Thomas Tatzl (Ford), Marco Ciaponi (Fenton), Alex Penda (Mrs. Alice Ford), Barbara Bargnesi (Nannetta), Annely Peebo (Mrs. Quickly), Chiara Amarù (Mrs. Meg Page). A dirigere i complessi musicali stabili cagliaritanila bacchetta esperta di Donato Renzetti.

Chiude la Stagione lirica e di balletto 2016, dal 15 al 30 dicembre, il dramma in quattro parti Il Trovatore. Assente dal giugno 2002 dalle stagioni musicali cagliaritane, il popolare dramma verdiano si avvale di un cast vocale composto da Giuseppe Filianoti (Manrico), Daniela Schillaci (Leonora), Roberto Frontali (Conte di Luna) e Sonia Ganassi (Azucena), mentre Giampaolo Bisanti, giovane artista milanese tra i migliori interpreti del grande repertorio musicale, ritorna sul podio, dopo l’enorme successo dei suoi concerti di quest’anno, per dirigere i complessi stabili. L’allestimento scenico è del 2012 ed è stato firmato e realizzato, per il Festival d’Atene che si svolge al Teatro di Erode Attico sull’Acropoli, da Stefano Poda, regista, scenografo, costumista, lighting designer trentino, al suo debutto a Cagliari.

Tutti gli spettacoli vengono eseguiti dall’Orchestra e dal Coro, diretto da Gaetano Mastroiaco, del Teatro Lirico di Cagliari.

Il sovrintendente Orazi, nel presentare la stagione, ha ricordato le difficoltà finanziarie che l’istituzione cagliaritana deve affrontare (dal 2001 al 2015 si è passati da 270 a 214 lavoratori, solo per fare un esempio). Ma ha ribadito la ferma volontà di riportare il Lirico nelle posizioni di eccellenza che gli competono, lavorando su standard qualitativi alti e sulle collaborazioni di sistema con le istituzioni locali: Regione, Comune, Università, Conservatorio di Musica, il mondo della cultura.

La Biglietteria del Teatro Lirico è aperta dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 20, il sabato dalle 9 alle 13 e nell’ora precedente l’inizio dello spettacolo. I giorni festivi solo nell’ora precedente l’inizio dello spettacolo.


Per informazioni
: +39 0704082230 - +39 0704082249

biglietteria@teatroliricodicagliari.it

www.teatroliricodicagliari.it




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